''Il
problema non è il Kosovo, ma che le grandi potenze abbiano
riconosciuto una simile ingiustizia.
Il
parlamento centrale della Bosnia dovrebbe riconoscere Repubblica
Srpska (Rs): se non lo farà, vedremo il da farsi''.

Milorad
Dodik, premier della Rs, l'entità dei serbi di Bosnia, ha
guidato un corteo di almeno diecimila persone nella città di
Banja Luka, maggior centro della Rs. Obiettivi della manifestazione
la protesta per l'indipendenza del Kosovo e il sostengo alla
risoluzione votata quattro giorni fa dal parlamento della Rs che
minaccia un referendum per la secessione della
Rs nel caso la maggior parte dei paesi membri dell'Onu, e
innanzitutto l'Ue, riconosca il Kosovo. ''Non riconosceremo mai il
Kosovo'', ha gridato Dodik dal palco, sul quale c'erano tutti i
principali esponenti politici e istituzionali della Rs, ma che è
stato disertato all'ultimo minuto dal premier serbo Vojislav
Kostunica, che pure aveva annunciato la sua presenza.
Al
termine del corteo i dimostranti, guidati dalla Spona, un cartello di
alcune organizzazioni non governative tra cui quella dei veterani di
guerra, e dai leader studenteschi, si sono diretti lanciando pietre,
verso il consolato statunitense, chiuso dopo le proteste del 22
febbraio, ma la polizia ha impedito loro di avvicinarsi. Dopo aver
infranto i vetri di un negozio croato e aver danneggiato alcune
automobili parcheggiate, i manifestanti sono stati dispersi dalla
polizia, che con ingenti forze protegge le sedi delle più
importanti istituzioni nel centro cittadino.