
E’ sempre
stupefacente leggere sul mappamondo nel sito di Peacereporter quanti
siano i conflitti in svolgimento qui e ora; la cartina del mondo in
battaglia ci permette di sondare gli abissi di ignoranza in cui
sonnecchia la nostra coscienza, crogiolata nel pensiero che salvo nei
casi eccezionali in cui ci mobilitiamo in massa in realtà la
pace regni sovrana sul globo.
Non è
così, è ancora solo e sempre la guerra che regna
indisturbata, e la circostanza che vuole i cittadini dell’Europa
occidentale immuni da questo contagio è tanto più
fragile e transitoria se non pensiamo concretamente a strumenti e
pratiche per produrre pensiero e cultura di pace.
E d’altra
parte il conflitto è una delle condizioni ancestrali che hanno
dato origine alla specie umana, e non esiste luogo di elaborazione
per comportamenti o pensieri in cui non giochi un ruolo predominante
l’idea dello scontro, dell’opposizione violenta e inconciliabile.

E’ proprio
questo terreno che abbiamo voluto percorrere nella stagione 2008 di
Sentieri selvaggi: una serie di concerti che vuole esplorare le
diverse forme di
conflitto
che caratterizzano il mondo contemporaneo e come queste si riflettono
sull'attività creativa dei compositori del nostro tempo.
Nel concerto
di inaugurazione affronteremo il cosiddetto Conflitto
di civiltà, con tanto di dubitativo
punto interrogativo: il
tragico rapimento e la barbara uccisione del giornalista Daniel Pearl
hanno ispirato a Steve Reich uno dei suoi lavori più intensi,
Daniel
Variations,
che presenteremo in prima italiana. Al cuore della partitura di Reich
le parole di Daniel Pearl si intersecano con quelle del libro di
Daniele dalla Bibbia, disegnando in un unico arco la ferita mai
rimarginata che ancora oggi insanguina il mondo, producendo la
catastrofe di un conflitto infinito.
Nelle
serate successive indagheremo invece altre figure del conflitto, non
necessariamente legate ad una dimensione propriamente bellica di
questo concetto: il Conflitto
con l’abitudine,
in un concerto che rappresenta con l’incredibile e apparentemente
insostenibile lunghezza del brano in programma un’autentica sfida
alle convenzioni sociali e all’assuefazione percettiva del
pubblico; il Conflitto
tragico,
raffigurato nell’opera lirica Non
guardate al domani e
impersonificato dal suo protagonista Aldo Moro, eroe di un conflitto
che sembra scolpito sugli archetipi delle grandi tragedie greche; il
Conflitto
interiore vissuto
nelle pagine di tre compositori contemporanei che da angolature
diverse mettono a nudo un luogo della propria anima dove avviene,
inevitabile e irrimediabile, uno scontro ed una frattura.
Questi
appuntamenti, che si svolgono da marzo a giugno come da calendario
consultabile
sul nostro sito,
vedranno le note musicali delle partiture contrappuntarsi con le
parole delle testimonianze di persone che si sono misurate in prima
persona con il tema di ciascuna serata: Daniele Mastrogiacomo, che
tanti aspetti ha condiviso dell’esperienza umana e professionale di
Daniel Pearl, Agnese Moro, che ha visto compiersi la tragedia nella
sua famiglia, Maurizio Cucchi, che ha scandagliato nel suo lavoro
profonde e complesse sorgenti di conflitto.
Nell’esperienza
ormai decennale di Sentieri selvaggi affrontare attraverso le note i
tumulti della nostra epoca si è rivelato un modo efficace per
scuotere proprio quell’abulica sonnolenza impastata di
rassegnazione e pigrizia che viene sorpresa ad ogni ripassata alla
cartina delle guerre in corso. Ecco, noi non crediamo che sia
sufficiente un concerto per far cessare una guerra, ma non vogliamo
fermarci neanche un momento nel provare a costruire occasioni di
crescita di conoscenza e consapevolezza, nella speranza che si
trasformino poi in concreti strumenti di pace.