L'aguzzino Kaing guek Eav, accusato della morte di migliaia di cambogiani, costretto a rivivere i propri orrori
di gianluca Ursini
Impossibile avvicinarsi, Il killing field dove il comandante Duch farà rivivera alla Corte internazionale per il genocidio
cambogiano una giornata tipo nei campi di sterminio di Pol Pot è superprotetto.
Ad un paio di isolati di distanza, è lo stesso avvocato della difesa, una donna,
inglese delle Nazioni Unite, a fermare i fotografi che girano intorno alla zona
come le api intorno al miele: "Non avvicinatevi. Abbiate rispetto, per l'imputato,
per la Storia, per gli uominiche hanno sofferto".
Alcuni reporter che hanno filmato la scena da lontano riferiscono di un comandante
Duch, vero nome Kaing Guek Eav, vecchio aguzzino della famigerata prigione S 21
(o di Tuol Sleing) del regime comunista, in lacrime di fronte a poliziotti e giudici
inquirenti
Kaing Guek Eav Il suo nome di battaglia era Duch
; è stato portato da una pattuglia della polizia internazionale al campo di Choeung
Ek, dove si crede che almeno 16mila persone siano state torturate ed uccise. La
gran parte delle loro vite sono state interrotte su ordine del comandante che
ha dovuto rivivere (in quello che nel diritto italiano si definirebbe 'incidente
probatorio') una giornata tipo di torture e lavaggio del cervello cui venivano
sottoposti gli intellettuali che il regime di Pol Pot e dei Khmer rossi giudicava
come soggetti da rieducare. Più o meno, in quel periodo, chiunque portasse gli
occhiali era considerato un intellettuale.
Duch è il primo dei cinque maggiori capi Khmer ad andare a processo di fronte
il tribunale internazionale che lo aveva fatto arrestare lo scorso luglio. Il
regime di Pol Pot è stato accusato di aver massacrato un milione e 700mila cambogiani
dal 1975 al '79, che non si volevano adattare alle direttive del partito maoista
al potere. Il dittatore è morto in una sua residenza nella foresta nel 1998, sfuggendo
al giudizio internazionale.
Ad attendere l'inizio del processo ci sono l'ex capo di stato Khmer, Khieu Samphan,
il numero due del regime, Nuon Chea il "fratello numero due" per i Khmer, e i
ministri Ieng Sary e Ieng Thirith.
Aguzzino. Non si è potuto nemmeno sapere se dei sopravvissuti ai 'campi della morte' (come
si chiamavano i lager dove venivano portati a morire i dissidenti) siano stati
chiamati dalla corte a presenziare alla riproduzione delle torture. Oggi, mercoledì
27 febbraio, Duch dovrà anche rivivere da protagonista un interrogatorio tipo
nella sua vecchia casa degli orrori, la prigione S 21; con tutte le torture annesse.
Tuol Sleing, la casa delle torture, è ora la sede di un museo sul genocidio cambogiano.
“Duch ha pianto per tutte le 3 ore e mezza di visita, mentre un funzionario del
tribunale spiegava passo passo a cosa servissero le singole stanze delle torture
e come venivano uccisi gli oppositori”, ha fatto sapere nel pomeriggio di ieri
una nota del portavoce del tribunale.
Nessuna pietà “Abbiamo potuto notare come, in particolare in tre occasioni, Duch abbia sentito
molta pena” , ha detto Reach Sambhat, portavoce del tribunale. L'aguzzino è stato
portato di fronte all'albero dove si dovevano uccidere i figli degli oppositori:
Erano le sue guardie, a spaccare la testa dei bimbi contro il tronco dell'albero”.
Alla fine del tragitto della morte, Duch ha di nuovo pianto. Poi si è giunto le
mani nel segno della preghiera buddista, dopo essersi inginocchiato di fronte
alla stupa, un reliquiario buddista formato dalle ossa e dai teschi di 8.985 vittime del
campo della morte.
Ossa e teschi che ancora mostrano evidenti i segni della morte violenta delle
vittime: buchi prodotti da martellate, da bambu aguzzi o da trapani. Oppure dai
proiettili dei Khmer rossi.