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Il rapporto. Dalle 76 pagine del
rapporto emerge una doppia verità: da un lato si dice che
Mazen e Dahlan non sono responsabili per quegli eventi. Allo stesso
tempo, però, si rivela che entrambi erano bene a conoscenza
del piano di Hamas per prendere il controllo della Striscia di Gaza,
ma non presero i necessari provvedimenti, come dichiarare lo stato
di emergenza e organizzare un comando operativo. Dunque i colpevoli
della disfatta di Fatah a Gaza vengono individuati tra gli ufficiali
di medio livello, 74 di loro affronteranno la corte marziale e altri 23
verranno degradati. Esponenti di Hamas e non solo hanno bollato il
rapporto come una copertura. Assoluzione del presidente a parte, il
rapporto mette a nudo come le forze di Fatah mancassero di
preparazione e leadership. Mazen poteva contare su 50mila uomini
nella Striscia, contro i soli 20mila di Hamas, ma le sue forze sono
state sbaragliate dai miliziani islamici anche a causa delle numerose
defezioni. Secondo la commissione Tayeb, solo 2mila di loro
parteciparono alle fasi finali dello scontro, mentre decine di
ufficiali abbandonavano le posizioni lasciando incustodite basi e
armerie. L'allora comandante delle forze di Fatah, Mohamed Dahlan, ha
smentito questi dati sostenendo che Hamas ha vinto perché “i
suoi uomini hanno combattuto strenuamente”. Tuttavia l'inchiesta
svela che Dahlan non era presente nella striscia lo scorso giugno,
era all'estero per ricevere cure mediche. Non solo, nel febbraio
scorso, quattro mesi prima degli scontri, Dahlan ricevette 25 milioni
di dollari per potenziare le forze di sicurezza di Fatah. Almeno 20
di quelli sono stati effettivamente spesi, ma il risultato non è
stato quello sperato e lo stesso Dahlan dovrà risponderne.
Confessioni. Il confronto tra
Hamas e Fatah, che da allora hanno istituito due governi indipendenti
nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, continua ancora oggi. Per
mesi gli uomini di Hamas sono stati arrestati dalle forze di
sicurezza del governo di transizione guidato da Salam Fayyad, che
accusa il partito islamico di avere ordito un colpo di stato. Mentre
Hamas continua a replicare che non aveva intenzione di prendere il
controllo della Striscia e che gli eventi sono sfuggiti anche al loro
controllo. Il partito islamico accusa le forze di Fatah di essersi
macchiate di gravi crimini e, il 17 febbraio, hanno pubblicato anche
le confessioni di alcuni miliziani di Fatah in cui si rivela un piano
per assassinare il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, con un kamikaze.
“Queste confessioni dimostrano che persone legate alla politica e
alle forze di sicurezza hanno sostenuto le cospirazioni di Ramallah
da fuori la Palestina” ha commentato l'ex ministro dell'Interno di
Hamas, Said Siam. A quanto risulta dalle confessioni, sulla cui
valdità è comunque lecito avanzare dei dubbi, la
cellula che avrebbe dovuto uccidere Hanyeh prendeva ordini proprio
dal segretario dell'Anp Tayeb Abdel Rahim. Lo stesso che ha
coordinato il rapporto sulla guerra civile per conto dell'Anp. Una
coincidenza, o un conflitto di interessi, che sprofonda nelle nebbie
dell'incertezza anche le conclusioni della sua inchiesta. L'attentato
alla vita di Haniyeh poi fallì. A gennaio il kamikaze
designato venne catturato dagli uomini della sicurezza del partito
islamico, nel corso di una celebrazione allo stadio di Gaza.
Majed barghouti. La battaglia a
distanza tra le due fazioni palestinesi si è dunque combattuta
soprattutto a colpi di inchieste e di arresti. L'ultimo caso è
stato quello dell'imam di Hamas, Majed Barghouti, arrestato da Fatah
il 15 febbraio e deceduto sotto la loro custodia sette giorni dopo.
Un infarto secondo la polizia palestinese, mentre la famiglia
dell'imam e altre testimonianze sostengono che sarebbe stato
torturato dagli investigatori. La sua morte ha rischiato di fare
riesplodere gli scontri di giugno ma, per disinnescare lo scandalo,
il presidente Abu Mazen ha deciso di incontrare due alti esponenti di
Hamas e ha ordinato l'apertura di un'altra inchiesta. C'è da
scommettere che, come le precedenti, anche questa getterà ben
poca luce sulla verità dei fatti.Naoki Tomasini