27/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Due inchieste svelano i retroscena della guerra civile del giugno 2007, ma non fanno chiarezza.
La stampa palestinese lo ha ironicamente soprannominato rapporto Tayeb-grad, per assonanza con l'inchiesta del procuratore israeliano Winograd sulla guerra in Libano, che recentemente ha messo grande pressione politica sul premier israeliano Olmert. Tayeb Abdel Rahim è il Segretario dell'Autorità palestinese, a cui il presidente Abu Mazen ha affidato le indagini sulla guerra civile del guigno 2007, che vide Hamas avere la meglio sulle forze di sicurezza di al Fatah e prendere il controllo della Striscia di Gaza. I risultati mettono a nudo la debolezza e le falle organizzative del partito di Abu Mazen, ma allo stesso tempo pongono al riparo da ogni responsabilità il presidente e il suo allora uomo forte a Gaza, Mohamed Dahlan.

Il rapporto. Dalle 76 pagine del rapporto emerge una doppia verità: da un lato si dice che Mazen e Dahlan non sono responsabili per quegli eventi. Allo stesso tempo, però, si rivela che entrambi erano bene a conoscenza del piano di Hamas per prendere il controllo della Striscia di Gaza, ma non presero i necessari provvedimenti, come dichiarare lo stato di emergenza e organizzare un comando operativo. Dunque i colpevoli della disfatta di Fatah a Gaza vengono individuati tra gli ufficiali di medio livello, 74 di loro affronteranno la corte marziale e altri 23 verranno degradati. Esponenti di Hamas e non solo hanno bollato il rapporto come una copertura. Assoluzione del presidente a parte, il rapporto mette a nudo come le forze di Fatah mancassero di preparazione e leadership. Mazen poteva contare su 50mila uomini nella Striscia, contro i soli 20mila di Hamas, ma le sue forze sono state sbaragliate dai miliziani islamici anche a causa delle numerose defezioni. Secondo la commissione Tayeb, solo 2mila di loro parteciparono alle fasi finali dello scontro, mentre decine di ufficiali abbandonavano le posizioni lasciando incustodite basi e armerie. L'allora comandante delle forze di Fatah, Mohamed Dahlan, ha smentito questi dati sostenendo che Hamas ha vinto perché “i suoi uomini hanno combattuto strenuamente”. Tuttavia l'inchiesta svela che Dahlan non era presente nella striscia lo scorso giugno, era all'estero per ricevere cure mediche. Non solo, nel febbraio scorso, quattro mesi prima degli scontri, Dahlan ricevette 25 milioni di dollari per potenziare le forze di sicurezza di Fatah. Almeno 20 di quelli sono stati effettivamente spesi, ma il risultato non è stato quello sperato e lo stesso Dahlan dovrà risponderne.

Confessioni. Il confronto tra Hamas e Fatah, che da allora hanno istituito due governi indipendenti nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, continua ancora oggi. Per mesi gli uomini di Hamas sono stati arrestati dalle forze di sicurezza del governo di transizione guidato da Salam Fayyad, che accusa il partito islamico di avere ordito un colpo di stato. Mentre Hamas continua a replicare che non aveva intenzione di prendere il controllo della Striscia e che gli eventi sono sfuggiti anche al loro controllo. Il partito islamico accusa le forze di Fatah di essersi macchiate di gravi crimini e, il 17 febbraio, hanno pubblicato anche le confessioni di alcuni miliziani di Fatah in cui si rivela un piano per assassinare il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, con un kamikaze. “Queste confessioni dimostrano che persone legate alla politica e alle forze di sicurezza hanno sostenuto le cospirazioni di Ramallah da fuori la Palestina” ha commentato l'ex ministro dell'Interno di Hamas, Said Siam. A quanto risulta dalle confessioni, sulla cui valdità è comunque lecito avanzare dei dubbi, la cellula che avrebbe dovuto uccidere Hanyeh prendeva ordini proprio dal segretario dell'Anp Tayeb Abdel Rahim. Lo stesso che ha coordinato il rapporto sulla guerra civile per conto dell'Anp. Una coincidenza, o un conflitto di interessi, che sprofonda nelle nebbie dell'incertezza anche le conclusioni della sua inchiesta. L'attentato alla vita di Haniyeh poi fallì. A gennaio il kamikaze designato venne catturato dagli uomini della sicurezza del partito islamico, nel corso di una celebrazione allo stadio di Gaza.

Majed barghouti. La battaglia a distanza tra le due fazioni palestinesi si è dunque combattuta soprattutto a colpi di inchieste e di arresti. L'ultimo caso è stato quello dell'imam di Hamas, Majed Barghouti, arrestato da Fatah il 15 febbraio e deceduto sotto la loro custodia sette giorni dopo. Un infarto secondo la polizia palestinese, mentre la famiglia dell'imam e altre testimonianze sostengono che sarebbe stato torturato dagli investigatori. La sua morte ha rischiato di fare riesplodere gli scontri di giugno ma, per disinnescare lo scandalo, il presidente Abu Mazen ha deciso di incontrare due alti esponenti di Hamas e ha ordinato l'apertura di un'altra inchiesta. C'è da scommettere che, come le precedenti, anche questa getterà ben poca luce sulla verità dei fatti.
 

Naoki Tomasini

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