Non si fermano le proteste dell’opposizione contro i risultai del voto presidenziale
Sale la tensione in Armenia, dove l’opposizione continua a contestare in piazza
il risultato delle elezioni presidenziali del 19 febbraio. Ieri sono stati annunciati
i risultati definitivi del voto: Serge Sarkisian, il ‘delfino’ del presidente
uscente Robert Kocharyan, ha vinto con il 53 per cento dei voti e Levon Ter-Petrosian,
il candidato dell’opposizione, si è fermato al 21,5 per cento.
I suoi sostenitori, in tutta risposta, hanno invaso per il quinto giorno le strade
della capitale Yerevan: in 20mila hanno sfilato per viale Mashtots e piazza Libertà,
dove da giorni hanno allestito una piccola tendopoli, urlando “Serzhik vattene!”,
“Levon presidente”, “Lottiamo, lottiamo fino alla fine!”.
Le accuse di brogli. Nonostante gli osservatori dell’Osce abbiano certificato la sostanziale regolarità
del voto, l’opposizione continua a denunciare pesanti brogli chiedendo nuove elezioni.
I partiti pro Ter-Petrosian sostengono che i votanti sono stati 1,1 milioni, non
1,67 come dice il governo: uno scarto dovuto – dicono loro – a mezzo milione di
schede false. A riprova di questo portano numerose denunce di urne piene di schede
prenotate per Sarkisian e soprattutto i risultati degli exit-poll indipendenti,
che davano il candidato dell’opposizione in lieve vantaggio sul candidato governativo.
Inoltre, le opposizioni hanno denunciato casi di elettori pagati per votare Sarkisian,
elettori che hanno votato più di una volta e ‘osservatori’ dell’opposizione ai
seggi aggrediti e picchiati – secondo le autorità si è trattato di risse scatenate
ad arte da provocatori dell’opposizione.
Oppositori arrestati. Per ora la polizia armena non è intervenuta contro i manifestanti in piazza.
In compenso, i servizi di sicurezza stanno colpendo in maniera mirata gli organizzatori
e i personaggi chiave delle proteste.
La notte scorsa uno dei leader più radicali dell’opposizione, Aram Karpetian,
è stato arrestato per strada da agenti con il volto coperto che hanno aggredito
le sue guardie del corpo costringendo il politico a salire su un’auto.
Poche ore prima, l’ex procuratore generale Gagik Dzhangirian, che aveva dato
il suo autorevole sostegno alle proteste dell’opposizione, è stato arrestato dalla
polizia assieme a suo fratello: gli agenti hanno fermato al sua auto fuori città
e pare vi sia stato anche uno scontro a fuoco.
Molti altri politici e attivisti dell’opposizione, denunciano le opposizioni,
sono finiti in carcere negli ultimi giorni.
Un’altra rivoluzione colorata? Ma non è detto che questo basi a fermare una protesta che ricorda tanto le rivolte
colorate di Tbilisi e Kiev: non solo per le tendopoli, ma soprattutto perché l’Armenia
è l’unico Paese ancora alleato della Russia nello strategico scacchiere caucasico.