La prima puntata del diario di una ricercatrice scientifica a bordo della nave ricerca Polarstern
Scritto per noi da
Luisa Cristini
Atterrata a
Cape Town, il 6 febbraio, dopo un lungo volo da Brema. Ero molto
emozionata perché, finalmente, mi sarei imbarcata sulla
Polarstern, il vascello di ricerca migliore del mondo, per una
spedizione scientifica in Antartide. Da molto tempo aspettavo questo
momento e da più di un anno
avevo fatto richiesta al coordinatore scientifico delle spedizioni,
il dottor Fahrbach, per partecipare ad una di queste campagne
oceanografiche organizzate dall'Alfred-Wegener-Institut für
Polar- und Meeresforschung in der Helmholtz-Gemeinschaft (Awi),
l’istituto tedesco di ricerca polare e marina per cui lavoro.
In mezzo al mare. Normalmente mi
occupo di studiare il clima antartico con modelli numerici,
ma per questa occasione mi sono unita
al gruppo di oceanografia per aiutare nelle rilevazioni marine. Ero
molto ansiosa di imparare cose nuove e fare, finalmente, un po’ di
lavoro “sul campo”.
La prima settimana dalla partenza da
Cape Town a bordo della Polarstern è ormai passata e
abbiamo lasciato la regione subtropicale e raggiunto la subantartica.
Ci troviamo a cavallo dei
“furiosi” 50° di latitudine Sud
e puntiamo diretti verso l’Antartide anche se siamo ancora a metà
strada e attorno a noi c’è solo l’oceano. La vita a bordo
è entrata a pieno nella routine scientifica: si raggiungono
stazioni di misura e si fanno rilevamenti o si prelevano campioni da
analizzare nei
laboratori, immediatamente o per futuri
studi. Per quanto mi riguarda lavoro la maggior parte del tempo a
misurazioni con dispositivi ad immersione (Ctd) che quantificano
parametri oceanici e per il resto mi nutro avidamente di novità
e cerco di immagazzinare la maggior quantità di informazioni
ed esperienza che questa opportunità mi offre.
La partenza. Siamo potuti
salpare da Cape Town solo il 10 febbraio per aspettare una nave che
portava un container con strumenti per la misurazione di CO2,
bloccata fuori dal porto a causa del vento. Abbiamo deciso di
aspettare in quanto questa attrezzatura è indispensabile per
investigare la capacità dell’oceano Meridionale di
immagazzinare CO2 di origine antropogenica, che è uno degli
scopi principali della spedizione.
Tutti noi partecipanti, e io
soprattutto, eravamo impazienti di partire e ogni giorno di ritardo
ci sembrava infinito. Qualcuno (in tutto siamo 53 scienziati) è
ormai un veterano di queste spedizioni oceanografiche, altri, come
me, sono solo alla prima esperienza. La nave che attendevamo è
infine approdata a Port Elizabeth e non appena il container è
arrivato a Cape Town ed è stato imbarcato sulla Polarstern
siamo partiti. Cape Town è sparita all’orizzonte all’alba
del lunedì mentre la maggior parte di noi ricercatori ancora
dormiva. Il ritardo ha però avuto anche dei vantaggi.
Ha innanzitutto permesso a uno dei
partecipanti del gruppo olandese, che era malato, di ristabilirsi e
raggiungerci prima della partenza. Ci ha poi fornito un po’ di
tempo in più per ordinare il caos che regnava nei containers e
preparare i laboratori, operazione decisamente più
confortevole in porto piuttosto che in mare aperto. Infine ci ha dato
la possibilità di passare qualche serata a Cape Town e di
approfittare delle ultime giornate d’estate sudafricana prima del
freddo antartico.
La spedizione. La spedizione a
cui sto partecipando, la terza di quest’anno organizzata dall'Awi
in Antartide, si inserisce nel contesto dell’anno polare
internazionale (Ipy) 2007 – 2008 e ospita numerosi progetti di
ricerca tra cui i principali sono
Caso e
Geotraces.
Il primo, a cui prendo parte io, ha come scopo principale il
monitoraggio del clima dell’oceano Meridionale (l’oceano che
circonda l’Antartide e che congiunge l’Atlantico, l’Indiano e
il Pacifico) e vi prendono parte maggiormente scienziati dell’Awi;
il secondo invece si propone di studiare la
distribuzione oceanica di alcuni
metalli e loro isotopi ed è promosso dal Netherlands
Institute of Sea Research (Nioz), l'istituto nazionale olandese
di ricerca marina. La rotta che stiamo seguendo ci porterà ad
attraversare l’oceano Meridionale, per raggiungere la base tedesca
Neumayer, situata sulla costa atlantica dell’Antartide; in seguito
a navigare attraverso il mare di Weddell fino alla base Jubany, sulla
punta della penisola antartica e infine a passare il canale di Drake
per approdare a Punta Arenas, nell’estremo sud del Cile.
Il viaggio è appena iniziato.
Spesso mi incanto a guardare il mare sconfinato intorno a noi, lo
sguardo perso nella maestosa bellezza dell’oceano, e il resto del
mondo è talmente lontano che non esiste più.