01/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La prima puntata del diario di una ricercatrice scientifica a bordo della nave ricerca Polarstern
Scritto per noi da
Luisa Cristini
 
Atterrata a Cape Town, il 6 febbraio, dopo un lungo volo da Brema. Ero molto emozionata perché, finalmente, mi sarei imbarcata sulla Polarstern, il vascello di ricerca migliore del mondo, per una spedizione scientifica in Antartide. Da molto tempo aspettavo questo
momento e da più di un anno avevo fatto richiesta al coordinatore scientifico delle spedizioni, il dottor Fahrbach, per partecipare ad una di queste campagne oceanografiche organizzate dall'Alfred-Wegener-Institut für Polar- und Meeresforschung in der Helmholtz-Gemeinschaft (Awi), l’istituto tedesco di ricerca polare e marina per cui lavoro.

la polarsternIn mezzo al mare.
Normalmente mi occupo di studiare il clima antartico con modelli numerici,
ma per questa occasione mi sono unita al gruppo di oceanografia per aiutare nelle rilevazioni marine. Ero molto ansiosa di imparare cose nuove e fare, finalmente, un po’ di lavoro “sul campo”.
La prima settimana dalla partenza da Cape Town a bordo della Polarstern è ormai passata e abbiamo lasciato la regione subtropicale e raggiunto la subantartica. Ci troviamo a cavallo dei
“furiosi” 50° di latitudine Sud e puntiamo diretti verso l’Antartide anche se siamo ancora a metà strada e attorno a noi c’è solo l’oceano. La vita a bordo è entrata a pieno nella routine scientifica: si raggiungono stazioni di misura e si fanno rilevamenti o si prelevano campioni da analizzare nei
laboratori, immediatamente o per futuri studi. Per quanto mi riguarda lavoro la maggior parte del tempo a misurazioni con dispositivi ad immersione (Ctd) che quantificano parametri oceanici e per il resto mi nutro avidamente di novità e cerco di immagazzinare la maggior quantità di informazioni ed esperienza che questa opportunità mi offre.

paesaggi antarticiLa partenza. Siamo potuti salpare da Cape Town solo il 10 febbraio per aspettare una nave che portava un container con strumenti per la misurazione di CO2, bloccata fuori dal porto a causa del vento. Abbiamo deciso di aspettare in quanto questa attrezzatura è indispensabile per investigare la capacità dell’oceano Meridionale di immagazzinare CO2 di origine antropogenica, che è uno degli scopi principali della spedizione.
Tutti noi partecipanti, e io soprattutto, eravamo impazienti di partire e ogni giorno di ritardo ci sembrava infinito. Qualcuno (in tutto siamo 53 scienziati) è ormai un veterano di queste spedizioni oceanografiche, altri, come me, sono solo alla prima esperienza. La nave che attendevamo è infine approdata a Port Elizabeth e non appena il container è arrivato a Cape Town ed è stato imbarcato sulla Polarstern siamo partiti. Cape Town è sparita all’orizzonte all’alba del lunedì mentre la maggior parte di noi ricercatori ancora dormiva. Il ritardo ha però avuto anche dei vantaggi.
Ha innanzitutto permesso a uno dei partecipanti del gruppo olandese, che era malato, di ristabilirsi e raggiungerci prima della partenza. Ci ha poi fornito un po’ di tempo in più per ordinare il caos che regnava nei containers e preparare i laboratori, operazione decisamente più confortevole in porto piuttosto che in mare aperto. Infine ci ha dato la possibilità di passare qualche serata a Cape Town e di approfittare delle ultime giornate d’estate sudafricana prima del freddo antartico.

il tragitto della polasternLa spedizione. La spedizione a cui sto partecipando, la terza di quest’anno organizzata dall'Awi in Antartide, si inserisce nel contesto dell’anno polare internazionale (Ipy) 2007 – 2008 e ospita numerosi progetti di ricerca tra cui i principali sono Caso e Geotraces.
Il primo, a cui prendo parte io, ha come scopo principale il monitoraggio del clima dell’oceano Meridionale (l’oceano che circonda l’Antartide e che congiunge l’Atlantico, l’Indiano e il Pacifico) e vi prendono parte maggiormente scienziati dell’Awi; il secondo invece si propone di studiare la
distribuzione oceanica di alcuni metalli e loro isotopi ed è promosso dal Netherlands Institute of Sea Research (Nioz), l'istituto nazionale olandese di ricerca marina. La rotta che stiamo seguendo ci porterà ad attraversare l’oceano Meridionale, per raggiungere la base tedesca Neumayer, situata sulla costa atlantica dell’Antartide; in seguito a navigare attraverso il mare di Weddell fino alla base Jubany, sulla punta della penisola antartica e infine a passare il canale di Drake per approdare a Punta Arenas, nell’estremo sud del Cile.
Il viaggio è appena iniziato. Spesso mi incanto a guardare il mare sconfinato intorno a noi, lo sguardo perso nella maestosa bellezza dell’oceano, e il resto del mondo è talmente lontano che non esiste più.
Parole chiave: polarstern
Categoria: Risorse, Ambiente
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