Venezuela, Chavez lancia la riforma agraria. Al via controlli ed espropri

Chavez dichiara “guerra al latifondo”. Il presidente del Venezuela ha deciso
di concretizzare quello che la
Ley de Tierras, in vigore dal 2001, ha definito da tempo.
Lunedì scorso il presidente ha compiuto il primo passo di una riforma agraria,
che darà le proprietà incolte ai campesinos bisognosi, ponendo così rimedio alla situazione che da decenni mette in ginocchio
gli strati più poveri della società venezuelana, dove il sessanta per cento delle
terre è in mano all’un per cento dei cittadini. Si tratta di una Commissione nazionale
che andrà a verificare uno a uno i certificati di proprietà dei latifondi privati
e il loro stato di produttività, iscrivendoli in un apposito registro.
“Chi è in regola non tema nulla”. “E’ una situazione aberrante. Una rivoluzione che tollera questo stato di cose
non può chiamarsi rivoluzione”. Con queste parole Chavez, parlando in uno stadio
di Caracas, ha scatenato reazioni euforiche fra le migliaia di presenti. “La Commissione
arriverà in ogni angolo del Paese”, ha aggiunto. Poi si procederà alla redistribuzione.
Il progetto di monitoraggio dei terreni è iniziato sabato scorso, con l’arrivo
degli ispettori nella proprietà El Charcote, stato centrale di Cojedes, un terreno
di 13mila ettari occupato dall’ Agroalimentaria Flora, filiale del gruppo britannico Vestey. L’intervento è stato possibile in seguito al decreto emesso dal governatore
dello stato, che è stato imitato da molti suoi omologhi.
Nella lista dei commissari ci sarebbero 40.000 tenute, segnalate dall’Istituto
nazionale delle Terre.
“Quei coltivatori che mantengono le terre produttive non hanno nulla da temere”,
ha comunque precisato il vice di Chavez, José Vicente Ranger. “Questa riforma
non contravviene alla Costituzione, che autorizza la proprietà privata”, ha precisato.
“Nel paese ci sono terreni statali per risolvere il problema di tutti i contadini
poveri - ha dichiarato la rappresentante dei campesinos Emma Ortega, appoggiando pienamente l’iniziativa – occorre però confiscare molti
terreni statali andando a ledere gli interessi dei gerarchi, inclusi molti militari.
Ma la rivoluzione sta proprio qui”.
“Provvedimento comunista”. Tante anche le critiche piovute addosso al presidente. Alcuni lo hanno accusato
di voler instaurare un governo comunista, che ignora il diritto di proprietà privata.
Molti latifondisti se la prendono con l’Istituto nazionale delle Terre che
avrebbe commesso errori durante il processo di catalogazione dei terreni.
Il governo ha risposto che sta usando tutte le cautele e la serietà del caso.
La Federazione nazionale degli allevatori (Fedenagas) e altri gruppi di produttori
agricoli hanno totalmente rifiutato la riforma agraria: “La colpa è dei funzionari
pubblici, che non credono nel diritto alla proprietà privata - ha specificato
il presidente della Fedenagas, José Luis Betancourt – e che pensano di poter dare
le terre in usufrutto. Ma è proprio per colpa di questa concezione, che è impossibile
attuare un'inversione nel settore agricolo e garantire una stabilità produttiva
ai campi”.
L’opposizione a Chavez si divide. Non tutti gli avversari del presidente però si sono dichiarati contrari al provvedimento.
Il governatore dello stato di Zulia, Manuel Rosales, da sempre anti Chavez, ha
detto che emetterà il suo decreto per dare il via libera alla Commissione, argomentando
che il latifondo è ormai una cosa del passato. E non è il solo.
Tanti altri appoggiano la regolarizzazione delle proprietà agricole, anche se
non tutti ne condividono l’esproprio forzato.