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Sembra. Fonti
dell'esercito turco confermano che l'offensiva di terra è
partita, appoggiata dall'aviazione, per colpire le basi del Pkk sulle
montagne innevate nel nord dell'Iraq. La televisione turca Ntv ha
riportato la notizia, specificando che le truppe di terra impegnate
nell'operazione sono diecimila. Fonti del Pkk però hanno
smentito l'incursione terrestre, confermando solo i bombardamenti.
Anche il governo autonomo del Kurdistan nega che l'offensiva sia in
corso e, questa mattina, persino il ministro degli Esteri iracheno,
Hoshiyar Zebari, sosteneva di non essere al corrente di alcuna
operazione terrestre dell'esercito turco in territorio iracheno. “Non
abbiamo ricevuto alcun rapporto dalla guardie al confine che
riderisca di militari turchi che abbiano attraversato il confine
internazionale”. “Un'operazione di terra costituisce un nuovo
livello d'attacco”, ha commentato con preoccupazione il vice
assistente segretario di stato Usa, Matthew Bryza, secondo cui la
nuova operazione militare turca “Non è la migliore delle
notizie”. Secondo Bryza, l'intelligence di Washington è
impegnata dallo scorso novembre nel rintracciare le basi del Pkk nel
Krdistan iracheno, allo scopo di prevenire attacchi contro le forze
armate turche.
Incidente sfiorato. I bombardamenti aerei
sono iniziati nella serata di ieri, contro alcune aree montane nella
provincia di Dahuk, vicino al confine internazionale. Alcune
installazioni militari dei ribelli sono state colpite e almeno due
ponti sul fiume Zab sono stati distrutti. A quanto rieriscono fonti
locali, dopo i bombardamenti le forze armate turche hanno ordinato ad
alcuni tank, che si trovavano in una della cinque basi turche
presenti sul territorio iracheno, di uscire dal compound e prendere
il conrtollo delle strade principali della città di Dahouk. La
mossa, al limite della violazione della sovranità nazionale di
Bagdhad, ha provocato la reazione delle forze armate del Kurdistan
iracheno, le milizie Peshmerga. Il portavoce delle milizie curde
dell'esercito iracheno, Jabbar Yawar, conferma che i Peshemerga sono
intervenuti per bloccare i tank turchi, circondandoli. Militari
iracheni e turchi, formalmente alleati contro il Pkk, si sono
fronteggiati faccia a faccia per un ora e mezza, senza sparare un
colpo, finché i blindati di Ankara hanno infilato la
retromarcia e sono rientrati nella loro base, che si trova pochi
chilometri a nord di Dahouk.
Tensioni. Il governo di
Baghdad collabora con le forze Turche per sconfiggere i ribelli curdi
del Pkk, ma tra questi ultimi e i miliziani Peshmerga i rapporti sono
molto stretti, quasi parentali. La stessa azione di caccia alle
milizie da parte delle autorità di Baghdad si scontra con le
resistenze dell'autonomia curda del nord, che invece di smantellarne
le basi le tollera sul suo territorio. La diplomazia però
riesce a volte a conciliare posizioni opposte, così il premier
iracheno Al Maliki, ieri sera, ha voluto ribadire al suo omologo
Erdogan che “il governo iracheno sostiene la sicurezza della
Turchia e che il Pkk è una minaccia per entrambi i paesi”.
Poi però ha anche invitato il premier turco a “rispettare la
sovranità irachena e la sua integrità territoriale,
evitando quanto possibile le soluzioni militari e gli scontri con i
soldati iracheni”. La tensione tra Baghdad e Ankara mette
inevitabilmente nel mezzo gli Stati Uniti, che sono alleati di
entrambi i governi e lo scorso ottobre avevano sostenuto l'intenzione
delle forze armate turche di attaccare le basi del Pkk in territorio
iracheno, anche con una limitata invasione terrestre. Il governo di
Baghdad, per un verso non può però ignorare il sostegno
che il Pkk riceve dalla popolazione curda del nord, per l'altro non
può permettere che quei miliziani compromettano la stabilità
regonale aprendo un fronte di istabilità con la Turchia.
Secondo fonti turche, il governo di Bagdhad era stato avvisato
dell'imminente offensiva via terra, ragion per cui Ankara ritiene che
non ci saranno ripercussioni nei rapporti tra i due paesi.Naoki Tomasini