26/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Gazprom sbarca nel golfo di Guinea con un'offerta da 2,5 miliardi di dollari
Con 15 anni di ritardo rispetto alla concorrenza, il gigante energetico Gazprom starebbe per sbarcare in Nigeria, per sfruttare le riserve di gas naturale del golfo di Guinea. L'offerta della compagnia, che le autorità nigeriane stanno valutando e che prevede 2,5 miliardi di dollari di investimenti iniziali, potrebbe far entrare un nuovo concorrente in Nigeria, che al momento esporta 18 milioni di tonnellate di gas naturale l'anno attraverso la Royal Dutch Shell, la Total e l'Eni, tutte in joint-venture con le compagnie statali nigeriane. Ma le conseguenze di un arrivo di Gazprom poterebbero farsi sentire anche sul mercato europeo.

La sede della Gazprom a MoscaLa notizia dell'interessamento di Gazprom, leader nel commercio del gas naturale, al mercato nigeriano, è stata resa nota a inizio anno. Secondo quanto riferito dalle autorità di Abuja, la Gazprom avrebbe proposto tra uno e 2,5 miliardi di dollari in investimenti iniziali, da impiegare nelle infrastrutture per l'estrazione, la lavorazione e la vendita dei prodotti anche sul mercato interno. Un'ottima notizia per uno stato, ottavo produttore al mondo di petrolio e settimo per le riserve di gas naturale, ma alle prese con una cronica deficienza di carburante per la mancanza di raffinerie. Un paradosso che colpisce molti Paesi africani, costretti ad acquistare a caro prezzo il carburante raffinato proveniente dai loro stessi giacimenti. Gazprom, invece, propone di utilizzare buona parte del gas estratto, localizzato nell'interno del Paese (principalmente nel bacino del lago Ciad) per produrre energia elettrica per il consumo interno. Una politica opposta a quella seguita dalla precedente amministrazione Obasanjo, che aveva invece privilegiato la “classica” esportazione di petrolio.

La mossa di Gazprom ha attirato l'attenzione degli analisti, molti dei quali ritengono l'investimento anti-economico: spendere così tanto in un Paese con una politica fiscale opaca, con gravi problemi di sicurezza (specie per i gruppi armati che operano nel delta del fiume Niger, nei pressi dei pozzi di petrolio) e che, negli ultimi mesi, ha espresso l'intenzione di rinegoziare al rialzo tutte le concessioni energetiche, sembra un salto nel buio. Soprattutto perché Gazprom, di proprietà statale, ha il quasi monopolio sullo sfruttamento delle riserve di gas russe, che ammontano al 27 percento di quelle mondiali. Al confronto, l'Africa intera arriva a un trascurabile 8 percento. Alcuni hanno ipotizzato che Gazprom voglia acquisire il gas nigeriano per impedire agli stati europei, che al momento comprano un quarto del loro fabbisogno di gas dalla Russia, di rivolgersi ad altri offerenti costringendo la compagnia ad abbassare le tariffe. Se la scelta dovesse essere questa, molti dubitano che la Gazprom riuscirà a ottenere da Abuja concessioni sufficienti, scalzando i concorrenti occidentali e cinesi.

Giacimenti di gas in NigeriaDalla sua, la compagnia russa può vantare un nuovo approccio alla questione, simile a quello scelto dalle compagnie cinesi da poco sbarcate sul continente: non solo l'estrazione delle risorse, ma anche l'attenzione ai bisogni interni. Una scelta che pone molte pressioni sulle compagnie occidentali, accusate di aver sfruttato per decenni i giacimenti africani senza dare nulla in cambio a livello di investimenti e infrastrutture, ma limitandosi a foraggiare le corrotte amministrazioni africane che davano le concessioni. E se in molti dubitano delle intenzioni “etiche” di Gazprom, dall'altra parte il sottosviluppo della regione del Delta dopo decenni di sfruttamento petrolifero è sotto gli occhi di tutti, e dà facili argomenti a Mosca. Secondo la Gazprom, i colloqui con le autorità nigeriane sono a buon punto. Se andassero a buon fine, il colosso russo metterebbe le mani su un settore energetico ancora vergine, intaccando ancora di più il vecchio monopolio occidentale sul continente.

Matteo Fagotto

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