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La notizia dell'interessamento di Gazprom, leader nel commercio del gas naturale, al mercato nigeriano, è stata resa nota
a inizio anno. Secondo quanto riferito dalle autorità di Abuja, la Gazprom avrebbe proposto tra uno e 2,5 miliardi di dollari in investimenti iniziali,
da impiegare nelle infrastrutture per l'estrazione, la lavorazione e la vendita
dei prodotti anche sul mercato interno. Un'ottima notizia per uno stato, ottavo
produttore al mondo di petrolio e settimo per le riserve di gas naturale, ma alle
prese con una cronica deficienza di carburante per la mancanza di raffinerie.
Un paradosso che colpisce molti Paesi africani, costretti ad acquistare a caro
prezzo il carburante raffinato proveniente dai loro stessi giacimenti. Gazprom, invece, propone di utilizzare buona parte del gas estratto, localizzato nell'interno
del Paese (principalmente nel bacino del lago Ciad) per produrre energia elettrica
per il consumo interno. Una politica opposta a quella seguita dalla precedente
amministrazione Obasanjo, che aveva invece privilegiato la “classica” esportazione
di petrolio.
Dalla sua, la compagnia russa può vantare un nuovo approccio alla questione,
simile a quello scelto dalle compagnie cinesi da poco sbarcate sul continente:
non solo l'estrazione delle risorse, ma anche l'attenzione ai bisogni interni.
Una scelta che pone molte pressioni sulle compagnie occidentali, accusate di aver
sfruttato per decenni i giacimenti africani senza dare nulla in cambio a livello
di investimenti e infrastrutture, ma limitandosi a foraggiare le corrotte amministrazioni
africane che davano le concessioni. E se in molti dubitano delle intenzioni “etiche”
di Gazprom, dall'altra parte il sottosviluppo della regione del Delta dopo decenni di sfruttamento
petrolifero è sotto gli occhi di tutti, e dà facili argomenti a Mosca. Secondo
la Gazprom, i colloqui con le autorità nigeriane sono a buon punto. Se andassero a buon
fine, il colosso russo metterebbe le mani su un settore energetico ancora vergine,
intaccando ancora di più il vecchio monopolio occidentale sul continente.Matteo Fagotto