16/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La vita di tutti i giorni nella campagna centrafricana
scritto per noi da
Edoardo Occa
 
Il battere sordo nei mortai, sin dalle prime luci del giorno, spande nell'aria l'aroma acre della manioca, e insieme compone un ritmo ancestrale, che da sempre scandisce il trascorrere del tempo nei villaggi africani. In Repubblica Centrafricana, complice l'umidità che avvolge i gesti e annulla i movimenti repentini, le donne si scambiano saluti accendendo il fuoco; la farina di manioca, appena battuta, mista ad acqua compone il gozò, la polenta che costituisce il piatto giornaliero per chiunque.
 
A partire dai bimbi, che appena in grado di reggersi in piedi si rendono utili facendo da balie a bimbi appena nati o trasportando l'acqua presa al pozzo, sino al capofamiglia, che appena uscito dalla capanna attende che gli venga servito il primo pasto, tutti mangiano il gozò, a volte accompagnato dal kokò, un'erba simile a spinaci tagliati sottilissimi (la cui abilità nel farlo costituisce motivo d'orgoglio e fonte di presa in giro reciproca), più raramente gustato con carne (pollo il più delle volte, o capra) se l'occasione lo richiede.
Nella regione della Lobaye, in piena foresta equatoriale e molto prossimi ai confini con Congo Brazaville e Repubblica Democratica del Congo si parla sango, ma i nugoli di bambini che si dirigono alla scuola primaria non mancano mai di avvolgerti con il loro esilarante bonjour papà!,bonjour maman! retaggio di un periodo coloniale ancora molto presente nella quotidianità della popolazione.

I Tir che trasportano legname pregiato dal cuore della foresta transitano spesso da Pissa, in questo punto la strada è ancora asfaltata, una vera rarità considerando che siamo a 85 km dalla capitale Bangui; la gendarmerie di Pissa ferma e controlla qualsiasi veicolo in transito, e questo perenne fermento genera buona parte dell'economia che abita il piccolo mercato appena realizzato con materiale non deperibile grazie a un finanziamento dell'Unicef, orgoglio degli abitanti e dell'indaffarato sindaco.
Nel frattempo il sole è ormai alto, la temperatura è rovente e già si nota qualcuno che integra la dieta con una tazza di kangoya, il vino di palma artigianale qui prodotto ovunque.
Giovanotti scalzi, alle prese con piccole commissioni, indossano con estrema dignità le sdrucite magliette dei campioni del calcio europeo (delle quali sono invasi persino i più remoti mercati africani), e ogni sasso è utile per improvvisare una champion's league estremamente informale, ma per nulla priva di agonismo e di passione..

A metà mattinata, i campi di manioca e di patate taro hanno già ricevuto le scarse cure che necessitano, e la vita di villaggio può nuovamente lasciarsi avvolgere dalla propria quiete atavica sino al tramonto, quando la piazza del mercato riecheggerà delle voci delle donne che discutono sull'andamento della giornata mentre sistemano con cura la merce invenduta..
A quest'ora i tavolini dell'unico ristoro vengono occupati, immancabilmente, dai militari assegnati alla barriera stradale, che vi trascorreranno lunghe ore in compagnia di birra calda (il frigorifero, unico nel villaggio, funziona con il generatore, per il quale i rifornimenti di gasolio dalla capitale hanno costi proibitivi) e mishui, carne cruda speziata avvolta in foglie di mango.
Il buio della notte africana, così assoluto da sembrare materia densa, tangibile, è puntellato da sporadici falò accompagnati da canti, risate e pianti di neonati.
Ma ben presto la voce umana lascerà spazio ai suoni della foresta; all'alba le prime mame si sveglieranno e riprenderanno a pestare la farina, rinnovando il rituale quotidiano che da tempo immemore definisce le stagioni, gli anni, la vita stessa.
Parole chiave: centrafricana, villaggil, bangui
Categoria: Ambiente
Luogo: Rep. Centrafricana