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Poco opportuno Il nome scelto da Jeff Wright, “Every man an Emperor”, ha suscitato grande entusiasmo tra la truppa. “Great idea, Grande idea”, ha detto il maggiore del reggimento Paul Blair, è un segno della
integrazione della nostra truppa sul territorio”. Il nome, “Ogni nostro uomo, un Imperatore”, deriva da un incitamento ai Parà lanciato nel 1944 da Lord Montgomery, prima
di cominciare la campagna di Francia; da allora è diventato il motto ufficioso
del reggimento. Un motto sul quale la stampa inglese, dal 'Guardian' all'Independent, ha avuto parecchio da ridire, vista la ripulsa manifestata in questi anni dalla
popolazione afgana a nuove mire imperialiste da parte di Londra su di un territorio
che un secolo fa era diventato un obiettivo ambito per le truppe inglesi di stanza
nel subcontinente indiano. E vista la sorte toccata alle bandiere inglesi (regolarmente
bruciate) quando in agosto gli afgani festeggiano la loro maggiore vittoria sul campo contro truppe straniere, (nel 1919 contro
le truppe di Sua Maestà, appunto). Quell'evento viene glorificato dagli afgani
come una loro specie di festa dell'indipendenza.
All Wright! “Ho fatto solo la mia parte per mettere i ragazzi sulla strada giusta verso
l'Afghanistan, dove verranno spediti in aprile”, aveva dichiarato Wright, in un
comunicato ufficiale della Difesa . Ma al telefono con PeaceReporter non è stato altrettanto socievole: “No, la birra verrà venduta solo nel nostro
pub”. “No, non potete farvela spedire e berla in Italia”. “Senta, io di cosa bevano
gli afgani non ne so nulla,, dice che sono contrari all'uso dell'alcool? Bè, dal
mio punto di vista, può immaginare quanto mi dispiaccia per loro!”. “Termini imperialisti?
Senta, i nostri ragazzi vanno lì a rischiare la vita in mezzo ai talebani, non
parli a me di problemi o attitudini imperialiste: vada lei dagli afgani a chiedere
che ne pensano della mia birra “Ogni nostro uomo, un imperatore”. Salute – clic!” Il Publican nel comunicato ci teneva a precisare che delle 4 sterline (6 e.) di costo della
pinta di ale “Every man an emperor” (la ale è la bionda meno corposa, cara agli inglesi, meno amara e ricca di luppolo delle
'Lager', o 'Pilsener', per le quali sono famosi tedeschi e cechi, ndr), 30 pence andranno ad una organizzazione umanitaria che aiuta le famiglie dei Parà che
non tornano. Di aiuti alle famiglie dei quasi 1500 civili afgani che sono rimasti
sotto le bombe delle missioni Isaf a guida Nato e della missione Usa “Enduring
Freedom”, Jeff Wright non faceva menzione. E non ci ha dato nemmeno il tempo per
una domanda così impertinente, rispetto allo “spirito” che lui voleva infondere
ai “nostri ragazzi che stanno partendo per l'Afhanistan” (sono 7.700 i soldati
inglesi di stanza adesso in quel Paese). Qualcuno vuole scommettere, in perfetto
stile da pub inglese, su quale sarebbe stata la risposta del nostro publican a una domanda sui morti civili afgani? Il ministero della Difesa di Londra si
è affrettato a precisare: “Sbaglierebbe chiunque ci veda un disegno imperialistico,
dietro una singola iniziativa privata”. “Di sicuro, non farà molto piacere da
queste parti quel nome”, ha commentato all'agenzia Afp un funzionario dell'ambasciata
di Sua Maestà a Kabul. Gianluca Ursini
Parole chiave: Afghanistan, Colcester, 'Fox and Fiddler', paratroopers