21/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele teme che l'Unione Europea interrompa il boicottaggio contro Hamas
Alla luce dello stallo nei colloqui di pace e della continua crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, l'Unione Europea dichiara fallita la politica di isolamento e potrebbe rimuovere l'embargo contro Hamas. I primi segnali di questa svolta sono filtrati nell'agenda della diplomazia internazionale, per la crescente insddisfazione sullo stallo dei colloqui di pace impostati ad Annapolis. Se a novembre 2007 c'era molta fiducia nell'utilità dell'embrago politico ed economico contro Hamas e si sperava nella nascita dello stato palestinese entro la fine dell'anno, i successivi sviluppi hanno mostrato che i colloqui sono privi di prospettive concrete, e le promesse non vengono mantenute.

Il valico chiuso di RafahDelusione. L'11 febbraio scorso, il Quartetto per il medio oriente (Usa, Onu, Unione Europea e Russia) si è riunito a Berlino per discutere della situazione nella Striscia di Gaza. Dopo quell'incontro, l'ambasciatore israeliano all'Unione Europea, Ran Koriel, ha incontrato il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, per informarla di un possibile cambio di linea da parte dell'Unione. La scorsa settimana, inoltre, il quotidiano israeliano Haaretz riferiva di numerosi telegrammi spediti da ambasciatori israeliani nelle capitali europee, critici verso la politica del governo Olmert contro Hamas e la popolazione della Striscia di Gaza. La svolta che potrebbe far cessare l'embargo e la crisi umanitaria a Gaza sembra essere condivisa anche dall'Onu, le cui delegazioni non riescono ad accedere al territorio della Striscia. Persino dagli Stati Uniti sono preoccupati per l'approccio israeliano, nella misura in cui compromette il prosieguo dei colloqui di pace su cui l'amministrazione Bush ha puntato molto. La risposta della Livni è stata molto secca: “L'Europa deve capire che Hamas non è interessata alla creazione di uno stato palestinese - ha detto-. Non è interessata ai diritti dei palestinesi, ma solo a sottrarli agli altri”.

Abu Mazen con Olment e la LivniRsoluzione. Giovedì il Parlamento europeo ha votato a larghissima maggioranza una risoluzione in cui si esprime “profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nella Striscia di Gaza, e per le sue ulteriori possibili gravi conseguenze”. Il Parlamento riconosce che gli eventi avvenuti a gennaio al valico di Rafah sono stati una conseguenza di quella crisi. Esorta Israele a “porre fine alle azioni militari che uccidono e mettono in pericolo i civili, e alle esecuzioni mirate extragiudiziali”. Inoltre chiede a Hamas di “impedire il lancio di razzi verso il territorio israeliano”. La politica di isolamento della Striscia - conclude il documento - è stata un “fallimento politico e umanitario”. A Israele si chiede di rimuovere l'embargo, che ha paralizzato l'economia della Striscia, e di “consentire la riapertura dei valichi da e verso Gaza (sia quello di Rafah che quelli che comunicano con Israele), per garantire la libera circolazione delle persone e delle merci”.

Guardie di confine al Valico di RafahRafah e l'Egitto. Oggi il senatore italiano Enrico Jacchia, di ritorno dall'Egitto, ha raccontato di come il presidente Moubarak sia nella situazione di “un equilibrista che commina su una corda tesa”: da un lato è messo sotto pressione dall'opinione pubblica interna perché aiuti a contrastare la sofferenza dei palestinesi di Gaza. Dall'altro, deve stare attento a non esagerare per non infiammare i gruppi integralisti islamici egiziani, che sono la principale minaccia al suo potere. Secondo il senatore, la soluzione privilegiata attorno a cui si è lavorato nei colloqui delle ultime settimane al Cairo sarebbe quella di riaprire il valico di Rafah, mantenendolo sotto il conrollo della comunità internazionale. Una formula che “converrebbe a tutti e tre”. A Hamas e allo stesso Moubarak certamente. Quanto a Israele, invece, non ci sono conferme in questo senso. La riapertura del valico di Rafah sotto il controllo della comunità internazionale farebbe ritornare in gioco la missione dell'Unione Europea che supervisionava le attività del valico, dal 2005, quando Israele si ritirò dalla Striscia, fino al giugno 2007, quando il partito islamico prese il controllo di Gaza. Gli osservatori della missione Ue a Rafah si trovano ancora nella zona, ad Ashkelon, in territorio israeliano, ma non potranno tornare al valico finché non sarà rivisto l'accordo a tre – tra Israele, Unione europea e Autorità Palestinese- che ne regola il funzonamento.
 

Naoki Tomasini

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