21/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Novaya Gazeta è l'unico quotidiano indipendente russo. Ma l'apatia che regna nel Paese lo mantiene in un limbo. Dal nostro inviato Luca Galassi
dal nostro inviato
Luca Galassi
 
Daria e Dimitri lavoravano per la televisione prima di conoscere Anna. A lei confessarono che da tempo coltivavano un sogno: entrare alla Novaya Gazeta. Usando una buona parola col direttore del giornale, lei riuscì a farli assumere entrambi. Adesso Dimitri siede al posto che fu di Anna, e con la moglie Daria custodisce l'ufficio della giornalista uccisa come il guardiano di un faro. Questo santuario del giornalismo indipendente, mèta di un pellegrinaggio laico che si ripete decine di volte durante il giorno, conserva ancora sulle mensole, in bell'ordine, i libri della Politkovskaya, i suoi ricordi, i suoi premi giornalistici. E Daria e Dimitri accolgono infaticabilmente i giornalisti che vi fanno tappa, sopportando con pazienza le continue interruzioni al loro lavoro.

Lo scaffale di Anna Politkovskaya alla Novaya GazetaNon possiamo avere paura”. Nella sala riunioni del giornale, i cui uffici sorgono sulla Archangelskyi Pereulok, vicino alle ambasciate bielorussa e lituana, insieme alla foto di Anna campeggiano quelle di altri due giornalisti uccisi, a silenzioso monito dei rischi che si corrono facendo questo mestiere, specialmente in questo Paese e specialmente quando si fustiga il potere. La Gazeta è l'unico giornale indipendente che ancora sopravvive alla mano lunga del Cremlino, già padrone di quasi tutte le reti televisive russe. Qui la televisione è la principale fonte di informazione per il 90 per cento della popolazione. La campagna per il controllo delle cinque reti nazionali è cominciata quasi contemporaneamente all'insediamento di Putin, e la Russia è il terzo Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti, dopo l'Iran e l'Algeria, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj). Negli ultimi mesi altri giornalisti della Gazeta hanno ricevuto minacce di morte, e altre sedi regionali, a Samara, a Nizhny Novgorod, a Omsk, hanno subito il sequestro dei computer da parte delle autorità con l'accusa che contenevano programmi piratati. Ma il marchio di fabbrica dei giornalisti della ‘Gazeta’ è quello di non darsi mai per vinti. "Anna - spiega Dimitri - aveva un imperativo morale: nessun compromesso. Era il tratto fondamentale del suo carattere, non solo come giornalista, ma anche come persona. Noi non possiamo permetterci di avere paura, non ne abbiamo il tempo: dobbiamo lavorare".

La redazione della Novaya GazetaApatia russa. Il caporedattore della sezione investigativa del giornale, Roman Shleynov, racconta che alla 'Gazeta' si lavora stretti tra l'incudine e il martello. "La mancanza di interesse della gente per le notizie indipendenti e per il giornalismo investigativo si accompagna ai grandi rischi per gli stessi reporter. Lavorare in queste condizioni sta diventando sempre più faticoso. A Mosca, tuttavia, la situazione è sensibilmente migliore rispetto alle filiali regionali. Qui il potere non ha bisogno di esercitare pressioni sulla stampa, perché sono gli stessi moscoviti a manifestare disinteresse per il giornalismo indipendente. Ma è il Paese in generale che soffre di apatia, se non di nostalgia. Solo il 33 percento della popolazione pensa che l'opposizione politica sia un attributo necessario alla democrazia, e la metà che l'opposizione non sia per nulla necessaria. Siamo considerati l'ultimo giornale indipendente in Russia, e abbiamo giornalisti che continueranno nella tradizione di Anna Politkovskaya. Ma ci vorranno ancora molti anni prima che in Russia si costituisca una società civile degna di questo nome".