Memorial, associazione russa per i diritti umani. ma Dimitri, che ci lavora, vota per Putin. Dal nostro inviato, Luca Galassi
Mosca, dal nostro inviato
Può accadere anche questo, in un Paese che si prepara a
congedare il suo super-presidente Vladimir Putin: che anche un membro
dell'associazione per la difesa dei diritti umani 'Memorial',
conosciuta per le sue battaglie contro la mano autoritaria del potere
e per le sue denunce sulle atrocità commesse dall'esercito in
Cecenia, apprezzi Putin e la sua politica. Dimitri Shkapov, che
lavora per l'organizzazione dal 1988, non nasconde di aver votato per
Putin nelle due precedenti elezioni. Come non fa mistero della sua
inclinazione per una forma di governo autoritaria, se questa può
portare a stabilità, sicurezza e, non da ultimo, felicità.
Dimitri, perchè Putin è
così amato nel suo Paese?
Non posso parlare a nome di tutti, ma
credo sia perchè la gente si identifica con lui. I russi
pensano che Putin non sia venuto dall'alto, ma che sia uno di noi.
Ovviamente non è riuscito in tutto, ma si è sforzato e
si sforza per fare il meglio. Putin non cerca il proprio interesse
materiale; il suo obiettivo è portare il paese il più
lontano possibile dall'abisso sul cui margine si è trovato
alcuni anni fa. I problemi del nostro paese sono nati due decenni fa,
quando Gorbaciov e Eltsin hanno tentato di agire su diversi piani,
introducendo alcuni elementi come economia di mercato, democrazia
occidentale, società civile e così via. Penso che nelle
società come la nostra non sia possibile introdurre tali
elementi. Noi abbiamo bisogno di ciò che io chiamo una
'modernizzazione autoritaria': prima bisogna creare condizioni
economiche adeguate e solo dopo perseguire il cambiamento sociale.
Putin sta facendo le cose giuste, ovvero sta imponendo un certo
ordine. Il sistema pluripartitico ha fallito, Putin ha cercato di
distruggere i vecchi partiti e crearne di nuovi. Non è ancora
chiaro se riuscirà, ciò che è passato al vaglio
della storia è che i partiti degli anni '90 non ci
consentivano di avere una democrazia reale. Quando il tenore di vita
sarà cresciuto e la gente non avvertirà più
questo senso di disastro morale ed economico intorno, torneranno in
se stessi, capiranno chi sono, verrà formata una classe media
sul modello occidentale. Dopo di ciò la società civile
potrà scegliere.
Putin lo ha ribadito nel suo ultimo
discorso ufficiale da presidente: combattere la povertà e
creare una classe media, la più ampia possibile. Non mi è
chiaro, però, come possano discendere automaticamente da una
modernizzazione economica una società civile e un sistema
democratico liberale. Putin ha creato un mono-partito, non un sistema
pluralistico. Quando non c'è una magistratura indipendente, un
sistema di finanziamento ai partiti indipendente e dei media
indipendenti, si può parlare di democrazia?
Putin è un uomo che ha preso
seriamente le idee della perestrojka negli anni '90, e allo stesso
tempo è un rappresentante del vecchio sistema. Questo è
secondo me un vantaggio, perchè non si è staccato dal
suolo. Abbiamo il 6 per cento di crescita economica annuale, c'è
un consenso popolare molto vasto attorno all'idea di rinascita
nazionale e di un nuovo sistema di valori morali.
In senso patriottico-nazionalista,
col rischio di un pericoloso isolamento...
Non del tutto. Secondo me il Paese può
andare avanti se riceve un impulso alla modernizzazione. Se al Paese
viene fornita un'idea, il Paese si stringerà attorno a
quest'idea. Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia: questi Paesi sono
riusciti a costruire stati nazionali post-sovietici. La loro idea era
rinnegare l'Unione Sovietica e il passato, il loro nazionalismo era
filo-occidentale.
Negli ex-Paesi satellite dell'Urss
esisteva già una società civile matura. Forse è
per questo che sono riusciti ad emanciparsi dal vecchio sistema. Qui
o non esiste o non sa esprimersi, o non ha i mezzi economici per
farlo. Da qui la mia perplessità riguardo alla crescita di una
società civile efficace, in grado di esprimere la propria
opinione in modo democratico. Non ha tuttavia risposto alla
precedente domanda: come può la modernizzazione portare
automaticamente alla democrazia?
Bisogna avere tre cose per avere la
democrazia: il tenore di vita deve crescere; il liberalismo non deve
essere antagonista al nazionalismo, devono andare parallelamente; la
modernizzazione della nostra vita deve correre di pari passo con una
rinascita dei nostri valori nazionali. Putin ha intrapreso questa
direzione timidamente, lentamente, facendo sbagli, certo, ma fino ad
ora è stato un progresso. Io non vedo alternative.
Che pensa del consenso assoluto, che
in Italia chiamiamo 'voto bulgaro' nei confronti di Putin e di Russia
Unita? Queste percentuali sono proprie di Paesi come la Bielorussia
di Lukashenko, un luogo che non ha esattamente una tradizione
democratica. Quale equilibrio e quale competizione tra forze
politiche può nascere in un Paese, se la figura di un
presidente o di un partito monopolizzano le istituzioni in modo così
pervasivo?
Credo che sia inevitabile: i partiti
degli anni '90 non sono stati in grado di sopravvivere. Sono fatti in
un modo non 'riformabile', vanno buttati via, sono partiti
totalitari. Putin vuole fare una rivoluzione dall'alto, riformare
l'apparato amministrativo, che è un dinosauro in Russia. I
partiti sono stupidi e inerti. L'altra variante è la
rivoluzione arancione, le cui conseguenze sono imprevedibili. il
rischio è troppo grande e mi fa paura. Spero che il potere sia
abbastanza ragionevole da riuscire a trasformare i partiti, questi
partiti 'bastardi', nati male, difettosi, in qualcosa di più
creativo, più attraente, più intellettualmente valido.
Io non sono ancora pronto a iscrivermi in uno di questi partiti.
Nemmeno in Russia Unita?
Nemmeno, non è un partito
attraente. E' il partito degli arrivisti corrotti.
Non capisco dove sia la spinta
positiva di Putin allora, se il suo partito è uguale a quelli
degli anni '90.
Quello che non è stato possibile
fare dal basso, forse si può fare dall'alto.
Mi sembra di notare una certa
simpatia autoritaria nelle sue posizioni.
Sì, l'ho già detto. E' da
25 anni che la penso così. A me non importa molto se il modo
di cambiare il sistema sia autoritario o democratico. La democrazia è
buona se la gente è felice. Se con la democrazia sono
infelici, no.
Perchè lavora per Memorial?
Non lo ricordo. E' dall'88 che lavoro
qui.
Non lo ricorda?
E' una battuta, ovviamente. Per dire
che vi ho trascorso parecchio tempo. Negli anni '70 tutti volevamo
cambiare questo Paese e i suoi meccanismi arrugginiti. Come anche
oggi desideriamo quel cambiamento tanto atteso. Però oggi è
possibile avere opinioni diverse su quale strada intraprendere per
farlo, e su quali persone scommettere. Io ha dato fiducia a Putin.