stampa
invia
Tunnel e truogoli Trenta lavoratori erano stati intrappolati dall'esplosione, ma mezza dozzina
si sono salvati; cinque in condizioni gravi ma stabili all'ospedale di Wuhan,
capoluogo di quella che viene chiamata 'Rust Belt', la Fascia della ruggine, dai sinologi: un vasto territorio a nord di Pechino,
verso il confine coreano, dove si concentrano le miniere di carbone e le industrie
pesanti degli anni '70 in via di smantellamento. Terre di alta disoccupazione,
fabbriche che chiudono e povertà diffusa, al contrario del caotico sviluppo che
avvolge la fascia costiera più a meridione, da Shangai a Canton. Il ministero
del lavoro ha aperto un'inchiesta; il proprietario della miniera, abusiva, si
è dato alla macchia. Pare che la miniera fosse veramente nascosta dietro una cava
in cui era stato installato un porcile, per non dare nell'occhio. Gli ingressi
dei tunnel sembra fossero nascosti dietro enormi truogoli Un nuovo incidente in
una industria che finora, secondo il ministero del Lavoro, uccide in media 13
lavoratori ogni giorno; circa 4.700 morti l'anno. Ma l'organizzazione internazionale
del Lavoro – agenzia Onu – in ottobre aveva emanato un comunicato per dire che
si teme come “i morti possano essere almeno il triplo”.|
|
|
|
Quattro o 15mila Domenica il ministero dell'Industria aveva annunciato la creazione di una agenzia
con un budget annuale di 280 milioni di euro, per ridurre la mortalità nelle miniere.
Le accuse colpiscono per la mancata sicurezza i proprietari che non installano
dispositivi anti incendio, uscite in sicurezza e ventilazione, contro le fuoruscite
di grisou. Mentre i funzionari presentavano questa agenzia, 18 minatori morivano
schiacciati da un tunnel a Chong Qing, vicino la Diga delle tre gole, per una
esplosione. Intanto la domanda di carbone sale, sia per i prezzi del petrolio,
sia per le temperature insolitamente rigide, anche al sud, dove il consumo di
carbone serve al riscaldamento domestico. Nel nord il carbone costituisce primaria
fonte di energia elettrica. A dicembre Pechino ha lanciato un piano per l'approvvigionamento
energetico: per i prossimi tre anni si creerà una centrale a carbone. Ogni settimana.
Intanto, la nuova agenzia rivalutava il totale di morti annuali: 6mila. Secondo
siti indipendenti sarebbero almeno 15mila. Secondo l'agenzia per la sicurezza,
l'ammodernamento delle miniere non è ritardabile, perché la domanda è cresciuta
enormemente in queste settimana, soprattutto dalle aree bloccate dalla neve alta.
Il rischio, dopo che l'80 percento delle miniere cinesi è rimasto chiuso a gennaio
e febbraio, è che alla riapertura ci siano decine di inondazioni dei tunnel.
Al lavoro! Intanto il ministero dell'Energia ha chiesto che quasi tutte le miniere tornino
a lavorare a pieno regime, per rifornire le centrali. “Abbiamo riportato l'energia
nelle case di 23 milioni di cinesi, il 90 percento delle case colpite da blackout
durante la crisi energetica”, recita il comunicato. Ma già si contano 600 casi
di miniere inondate (non si sa di eventuali morti) e di 1.800 miniere chiuse per
esondazioni di gas tra il Sud e il centro, dallo Yunnan a Jiangxi, Hunan e Guizhou.
Per ora i danni provocati dal maltempo fin dalle vacanze del Capodanno lunare
ammontano a 15 miliardi di dollariGianluca Ursini