19/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I laghi che riforniscono d'acqua la capitale del gioco d'azzardo sono a rischio di prosciugamento
Non è (solo) colpa dell'uso idrico quantomeno stravagante dei suoi hotel e casinò. C'entra l'effetto serra, e la crescente domanda d'acqua per l'agricoltura di tre Stati che dipendono da un solo fiume. Comunque sia, Las Vegas rischia di rimanere a secco in un futuro non così lontano. Secondo una ricerca della Scripps Institution of Oceanography di San Diego, al ritmo di consumi attuale, i laghi Mead e Powell – uniche fonti d'acqua per la capitale mondiale del gioco d'azzardo – hanno il 50 percento di possibilità di prosciugarsi entro il 2021, e le probabilità che lo stesso scenario si produca entro cinque anni sono del 10 percento.

Una veduta del Bellagio, uno dei casinò simbolo di Las VegasLivello dell'acqua in calo. I due laghi artificiali, ricavati grazie a dighe costruite sul fiume Colorado, riforniscono d'acqua circa 27 milioni di persone in sette Stati. Ma in particolare per Nevada, Arizona e alcune zone della California, costituiscono la fonte idrica esclusiva. Al momento la profondità del lago Mead è di 340 metri, già ben al di sotto dei livelli passati, tanto che sul bordo del lago è visibile una fascia di roccia bianca, una volta coperta dall'acqua. Le autorità locali sono consapevoli del rischio di ulteriori cali del livello, tanto che lo scorso dicembre è stato definito un accordo per ridurre le forniture idriche se la profondità del bacino dovesse calare sotto i 327 metri. Ma le conclusioni del rapporto Scripps hanno generato un putiferio. Uno dei dirigenti del Central Arizona Project (Cap), l'ente che distribuisce l'acqua del Colorado alle città di Phoenix e Tucson, ha definito “assurda” la ricerca e “scandalosi” i presupposti su cui questa è stata compiuta. Per il Cap, il pericolo di prosciugamento è inesistente.

Sul lago Mead è visibile la fascia di roccia bianca una volta coperta dall'acquaGuerra tra Stati. Il sindaco di Las Vegas, Oscar Goodman, ha invece preso il rapporto fin troppo sul serio. E ha dato la colpa del potenziale disastro per la sua città agli agricoltori della California, rei secondo lui di utilizzare troppa acqua. “Verrà prima il momento in cui lasceranno i loro campi incolti, che non quello in cui i nostri rubinetti rimarranno a secco”, ha detto Goodman. “Nessuno potrà permettersi di lasciarci all'asciutto”. Se in questa situazione viene naturale pensare agli sprechi di Las Vegas, città degli eccessi in mezzo al deserto del Nevada, è anche vero che i bisogni idrici dell'agricoltura vanno ben oltre le esigenze dei casinò più stravaganti. Solo l'Imperial Irrigation District della California, ad esempio, consuma dieci volte più dell'intero Nevada. Le minacce del sindaco di Las Vegas, uno che ha fama di parlare chiaro, non sono però state ben accolte in California: il capo di un'agenzia idrica del sud dello Stato le ha definite “ridicole e incendiare”. Se tra gli Stati del sud-ovest americano vi sarà collaborazione o lotta per le risorse idriche, forse il problema sarà risolto. Intanto il sasso è stato lanciato. Se finirà in un lago o ormai in uno stagno, lo dirà il tempo.
 

Alessandro Ursic

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