19/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'attivista politico della sinistra libanese commenta l'omicidio di Imad Mughniyeh
Ziad Majed è l'autore di un libro sulla primavera di Beirut del 2005 e l'ex vicepresidente della sinistra democratica libanese di Samir Kassir, l'attivista politico e intellettuale che sosteneva la primavera di Damasco e si opponeva all'ingerenza siriana sul paese dei Cedri. Kassir è morto in un attentato il 2 giugno 2005, dopo avere rivevuto minacce dai servizi segreti libanesi e siriani. Majed è attualmente vicino alla coalizione al governo, guidata da Saad Hariri, che considera la Siria responsabile per gli omicidi politici avvenuti nel paese dal 2005 in poi.
 

L'attentato del 13 febbraio che ha ucciso il capo militare dell'Hezbollah, Imad Mughniyeh, è stato il primo contro una personalità dell'opposizione libanese. Tutti i precedenti omicidi politici avevano invece eliminato figure riconducibili alla corrente cosiddetta anti-siriana. Ritiene che Mughniyeh sia l'ultima vittima della serie (link) o che il suo omicidio sia da considerare un evento a parte?

Ziad Majed“Non credo che il regime siriano sia dietro a questo omicidio. Per due ragioni: primo, non può permettersi di assassinare qualcuno di così importante e cruciale per i suoi rapporti con l'Iran e Hezbollah, soltanto per testare la volontà di negoziare degli statunitensi. Potrebbe farlo solo se si fosse già raggiunto un accordo sul tribunale internazionale per l'omicidio di Hariri e volesse in qualche modo vendicarsi. Per quel che ne so la situazione al momento non è quella. Inoltre se anche Damasco avesse voluto mandare un messaggio a Stati Uniti e Israele, avrebbe potuto scegliere di colpire dei pesci più piccoli. Certamente non un pezzo grosso come Mughniyeh, che potrebbe compromettere i rapporti della Siria con il più potente alleato regionale, l'Iran. Non solo, Damasco in questo momento ha tutto l'interesse a mantenere buoni rapporti con Hezbollah, per conservare la sua influenza sul Libano. In conclusione, mi sembra che la teoria più probabile sia quella di considerare Israele responsabile per l'omicidio. Credo che si sia trattato di un omicidio mirato, in risposta alla guerra dell'estare 2006. E credo anche che sia solo la prima di una serie di operazioni nella regione (considerando anche Gaza e il Libano).

Gli altri omicidi politici avvenuti in Libano invece avevano un obiettivo comune?

Il ministro degli Esteri iraniano Mottaki e il presidente siriano Bashar Al AssadTutti quegli attentati hanno colpito figure di primo piano della coalizione del 14 marzo, intellettuali, politici, giornalisti, ufficiali dell'esercito libanese e dei servizi segreti. Si tratta di una scia di sangue, iniziata nel 2004, che continua ancora oggi. Tutte le vittime erano strenui oppositori del regime siriano e avevano contribuito alla liberazione del Libano dall'egemonia di Damasco. L'interesse del governo siriano è anche quello di mantenere un clima di terrore a Beirut, per paralizzare la vita del paese e poter negoziare un accordo che garantisca loro un nuovo ruolo in Libano (dopo l'uscita delle truoppe siriane nella primavera del 2005). O perlomeno, quello di contrattare la fine del terrorismo in cambio dell'annullamento del tribunale internazionale. Si potrebbe pensare che queste siano solo speculazioni, ma non è così. Ci sono elementi che provano queste accuse e, oltre a quelli, c'è il fatto che l'omicidio politico è storicamente sempre stato tra le tecniche del regime baathista siriano.

Recentemente ha scritto che Hezbollah è una minaccia per il paese perché è un mini stato, collegato a entità pericolose come Iran e Siria. Che opinione si è fatto dell'influenza dei sauditi (e dei wahabiti) sulla coalizione del 14 marzo e nei confronti della famiglia Hariri?

Imad MughniyehPer chiarire il mio pensiero voglio dire che Hezbollah, con le sue attuali alleanze, le sue armi e i suoi legami di fedeltà è una minaccia per la società libanese e per la stabilità del paese. Mentre per quel che riguarda i sauditi, anche la loro influenza sugli affari nazionali è consistente, così come lo è quella degli americani e dei francesi. Tutti i condizionamenti stranieri possono essere negativi, ma io sauditi non hanno mandato per 15 anni migliaia di razzi al loro alleato libanese, usandolo per difendere i loro piani geo-strategici (nel caso dell'Iran, nucleari). Quindi penso che il paragone non sia molto centrato. Quanto alla cultura wahabita che i sauditi hanno sempre promosso, la considero un modello oscurantista e dispotico che non credo dovremmo tollerare né in Libano, né in alcun altro paese. A proposito di agenti esterni, voglio però aggiungere una considerazione. Anche Israele è una minaccia per il Libano, ma l'unico modo per fronteggiarla è attraverso la costruzione di uno stato moderno, indipendente e secolare. Uno stato che abbia il monopolio delle armi e delle decisioni sulla pace e sulla guerra, non una serie di frammenti di alleanze regionali, pro Usa o pro Iran che siano. Noi libanesi sosteniamo la lotta dei palestinesi per i diritti e per il loro stato, sia sul fronte diplomatico che su quello culturale, ma non penso che il Libano dovrebbe pagare per sempre il prezzo delle guerre che sono manipolate dal regime siriano, agitando slogan filo-palestinesi, quando in realtà non hanno nulla a che vedere con i palestinesi e la loro causa.
 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità