18/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



PeaceReporter ha sentito due pachistani residenti in Italia, mentre i timori di brogli nel voto a ISlamabad si fanno concreti
di gianluca Ursini
 
ahmad ejazAlle 17 ora locale si sono chiusi i seggi per le elezioni provinciali e parlamentari in Pakistan. Meno alta del previsto l'affluenza al voto, che l'agenzia di stampa cinese ha calcolato di poco superiore al 60 percento; un risultato deludente da imputare all'alone di scarsa sicurezza creatosi intorno queste consultazioni, con vari incidenti ai seggi che hanno fatto segnare 14 morti lunedì 18 febbraio. Domenica i morti erano stati 47, per motivi collegati alle elezioni.Il voto rimane comunque una speranza per i sette milioni di pachistani della diaspora. A nessuno di loro è consentito spedire il proprio voto per posta o esprimerlo attraverso ambasciate e consolati. Questo vale sia per i 65mila pachistani residenti ufficialmente in Italia, sia per la maggiore comunità d'oltremare, il milione di pachistani residenti in Inghilterra, sia per le vaste comunità che hanno trovato lavoro in Asia, tra Malesia, Indonesia, Singapore, Dubai e Qatar.
   


61mila seggi nel paeseAria di brogli “Se ci saranno prove di elezioni truccate, sarà guerra civile”, ha minacciato Imran Khan, ex idolo delle folle quando era uno sportivo di successo (capitano delle nazionale di cricket) adesso alla testa di una formazione pro islamica attestata intorno il 2 percento di promesse di voto, secondo recenti sondaggi pubblicati negli Usa. Anche il Congresso americano, per voce dell'ex segretario della Commissione difesa Joseph Biden, ha promesso: “Il pentagono dovrebbe ritirare ogni forma di aiuto militare e economico, se queste elezioni si rivelassero assolutamente falsate dai brogli”. Biden è un inviato della organizzazione umanitaria vicina al governo di Washington, UsAid, con l'incarico di vigilare sulla regolarità delle consultazioni elettorali. Anche Liaqat Baluch, segretario del partito estremista Jamaat e Islami, ha promesso in un comizio a Peshawar, nelle Aree tribali: “Boicotteremo queste elezioni: abbiamo avuto notizie dai quattro angoli del paese di ripetuti brogli”.

manifesto di benazirSiamo alla guerra civile” “Temo che Musharraf dichiari che il suo partito è arrivato primo con la maggioranza relativa; in quel caso sarebbe guerra civile, perché i sondaggi prima del voto lo davano sotto il 20 percento, mentre i suoi rivali del Ppp, orfani di Benzir Bhutto uccisa in dicembre, dovrebbero ottenere più del 50 percento”. Ahmad Ejaz risiede da 18 anni in Italia, ha contribuito a scrivere due libri sul Pakistan e coordina un giornale diretto ai suoi conterranei. A lui è stato negato il diritto al voto. “Ma l'unica volta che ci è stato consentito è quando il presidente Musharraf nel 2002 ci chiedeva con un referendum la possibilità di continuare a governare per altri sette anni; e non avevamo molte alternative. Noi espatriati siamo abituati a vederci negato il diritto di voto: quel che mi preoccupa ora è se il paese sarà sconvolto dagli scontri. Io dovevo rientrare il 2 marzo, ma se il presidente non riconosce la vittoria, che si aspetta larga, del Partito del Popolo, credo che la guerra civile durerà a lungo”. “Ho chiesto mille volte all'ambasciata e al ministero a Islamabad che procedura dovevo seguire per il voto, visto che sono un rifugiato politico” ci ripete al telefono da Bolzano Khan Wal Jaweed, “ma sono sempre stato rimbalzato: hanno fatto finta di darmi molta importanza, ma le mie richieste sono sempre cadute nel vuoto”. Anche Khan , che ora lavora per la maggiore tv pachistana, ha molti timori: “I sondaggi Usa erano giusti: se guardiamo le ultime 5 elezioni, il Ppp dei Bhutto si attestava sempre poco sotto il 50 percento, e ora che Benzir è stata uccisa il voto a loro favore sarà ancora maggiore. Io non temo disordini: sono sicuro che ci saranno scontri e morti se Musharraf dovesse provare a truccare in maniera spropositata il voto. Anche il Punjab a Nord, non solo la regione del Sindh (fedele ai Bhutto e loro terra d'origine, ndr) scenderà in piazza per difendere il voto, ne può stare certo”.
 

Gianluca Ursini

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