18/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Si discute a livello internazionale di limitare le 'bombe a grappolo' (cluster bomb), un ordigno altrettanto nocivo nei confronti di civili delle mine antiuomo. Più di 120 paesi a questo proposito sono radunati da stamane in Nuova Zelanda. L'obiettivo è arrivare a firmare un trattato all'appuntamento del prossimo dicembre a Dublino, Irlanda. Mancano i grandi produttori e ordinanti di cluster bomb, Usa Cina Russia e Israele. Il loro punto più controverso è che spesso non esplodono col contatto col terreno, rischiando in seguito di finire in mano a civili ignari e di esplodere causando mutilazioni e morti.


cluster bombLe bombe a grappolo vengono appunto sganciate dai bombardieri a gruppi di decine di piccolli ordigni attaccati a grappolo dentro un affusto più grande. Quando esplode la bomba madre, i piccoli armamenti si disperdono su di un raggio ampio, risultando più letali per un maggior numero di truppa sparsa (più spesso civili) sul terreno. Secondo le Nazioni Unite il 40 percento delle vittime delle cluster sono bambini. I colloqui devono soltanto stabilire quali tipologie di questi armamenti vanno banditi per sempre. Circa 41 delle 76 nazioni che ancora hanno in arsenale questi armamenti molto nocivi, erano presenti all'incontro, suscitando delle speranze sul mancato utilizzo futuro. Molti di essi però, propongono di non vietare del tutto le cluster, ma di usare “bombe a grappolo più efficaci”, secondo l'ultimo comunicato del Dipartimento di stato Usa, “che non lascino ordigni inesplosi al suolo”. E uccidano tutti direttamente, quindi.