Si discute a livello internazionale di limitare le 'bombe a grappolo' (cluster
bomb), un ordigno altrettanto nocivo nei confronti di civili delle mine antiuomo.
Più di 120 paesi a questo proposito sono radunati da stamane in Nuova Zelanda.
L'obiettivo è arrivare a firmare un trattato all'appuntamento del prossimo dicembre
a Dublino, Irlanda. Mancano i grandi produttori e ordinanti di cluster bomb, Usa
Cina Russia e Israele. Il loro punto più controverso è che spesso non esplodono
col contatto col terreno, rischiando in seguito di finire in mano a civili ignari
e di esplodere causando mutilazioni e morti.

Le bombe a grappolo vengono appunto sganciate dai bombardieri a gruppi di decine
di piccolli ordigni attaccati a grappolo dentro un affusto più grande. Quando
esplode la bomba madre, i piccoli armamenti si disperdono su di un raggio ampio,
risultando più letali per un maggior numero di truppa sparsa (più spesso civili)
sul terreno. Secondo le Nazioni Unite il 40 percento delle vittime delle cluster
sono bambini. I colloqui devono soltanto stabilire quali tipologie di questi armamenti
vanno banditi per sempre. Circa 41 delle 76 nazioni che ancora hanno in arsenale
questi armamenti molto nocivi, erano presenti all'incontro, suscitando delle speranze
sul mancato utilizzo futuro. Molti di essi però, propongono di non vietare del
tutto le cluster, ma di usare “bombe a grappolo più efficaci”, secondo l'ultimo
comunicato del Dipartimento di stato Usa, “che non lascino ordigni inesplosi al
suolo”. E uccidano tutti direttamente, quindi.