18/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La cartina d’Europa è cambiata. Lo aveva annunciato ieri il Primo Ministro Hashim Thaci, lo ha formalmente sancito oggi il Parlamento
Scritto per noi da 
Francesco Lembo
 
Pristina, domenica 17 febbraio 2008 
 
La cartina d’Europa è cambiata. Lo aveva annunciato ieri il Primo Ministro Hashim Thaci in un discorso televisivo alla nazione, lo ha formalmente sancito oggi il Parlamento del Kosovo, che, riunito in sessione straordinaria, ha dichiarato solennemente, alle 15.40, l’indipendenza dell’ex provincia a maggioranza albanese dalla Serbia.
 
foto francesco lembo“Da questo momento il Kosovo è una repubblica democratica e uno stato sovrano e indipendente, consacrato alla pace e alla stabilità. Lavoreremo per migliorare i diritti delle minoranze, garantendo pari opportunità e completa uguaglianza a tutti i cittadini del Kosovo, senza alcuna distinzione etnica”, dichiara Thaci di fronte a deputati visibilmente emozionati. “Da oggi siamo indipendenti”.
Esplode la gioia degli albanesi, che costituiscono il 90% della popolazione del nuovo Stato d’Europa. Una gioia incontrollata, collettiva, tanto contagiosa quanto attesa. Le due principali arterie di Pristina si tingono di rosso. Il rosso delle bandiere albanesi, sventolate senza tregua, la nera aquila bicefala a far da sfondo ad un cielo terso e pulito. Il rosso delle magliette su cui è scritto “Gezuar Pavarisie” (Felice indipendenza). Il rosso dei capelli di Sanije, una giovane ragazza Kosovara che piangendo, si abbraccia a due amiche, davanti alla cancellata che circonda l’ingresso del Parlamento. “L’indipendenza rappresenta l’unica soluzione possibile”, racconta Sanije, “abbiamo sofferto oltremodo sotto il regime di Belgrado. Ci hanno proibito di parlare la nostra lingua, di frequentare le nostre scuole. È un problema che si trascina da secoli, negli ultimi anni la crisi ha assunto un carattere internazionale e il mondo ha finalmente aperto gli occhi su di noi”.
 
foto francesco lembo”Come fa Belgrado a credere che avremmo accettato di rimanere sotto di loro dopo tutto quello che è successo?”, dice Blerim. “Da oggi siamo indipendenti, aspettavamo da tanto questo momento, da oggi Belgrado dovrà accettare l’esistenza di un Kosovo indipendente.”
La festa è iniziata. Caroselli di auto attraversano a passo d’uomo le strade della città, tappezzate da poster che ringraziano Stati Uniti d’America, Regno Unito ed Unione Europea. Si improvvisano ovunque piccoli concerti, la gente suona e danza la musica tradizionale, si prende per mano e inizia a dondolarsi in cerchio. Il rumore di petardi, razzi e fuochi d’artificio si confonde con quello dei clacson delle autovetture. Il grido “Kosova, Kosova” è sulla bocca di tutti, impossibile non farci caso. L’euforia dilaga ovunque, ubriaca e dà vertigine. Tutto inneggia all’indipendenza, persino l’etichetta della birra locale Peja.
Una gioia collettiva già palpabile dalle prime ore di questa mattina, quando una folla di persone aveva iniziato a concentrarsi nel Boulevard Madre Teresa, all’ingresso del quale un grande striscione ringrazia Ibrahim Rugova, la cui immagine si riflette in un enorme lenzuolo posto in uno dei palazzi dinanzi al Grand Hotel. “Faleminderit President”. Grazie Presidente.
 
foto francesco lemboUn altro lungo lenzuolo bianco viene steso a terra. Ciascuna persona può lasciare un messaggio, un pensiero, un ricordo. “Kosovo indipendente”, scrive una ragazza con la figlia al suo fianco. “Serbia ti odio”, scrive un altro ragazzo. Una giovane coppia disegna un’enorme bandiera americana, dove al posto delle stelle c’e’ l’aquila bicefala, quasi a simboleggiare la profonda unione ed ammirazione che il popolo kosovaro nutre nei confronti degli Stati Uniti. “Senza l’America non saremmo mai stati indipendenti”, racconta Avni, “l’Europa ha dimostrato di essere troppo debole e di non sapere prendere decisioni quando queste vanno prese”. Una torta gigante è stata preparata per trentamila persone. Dalle cinque è quasi impossibile riuscire a penetrare la folla lungo il boulevard.
Vuote sono invece le strade delle enclave serbe, dove regna un silenzio quasi spettrale, una rabbia malcelata, per lo più taciuta e mesta. Una rabbia che in pochi hanno la forza di gridare, come ha fatto nei giorni scorsi il vescovo Artemije, capo della chiesa serba-ortodossa che ha incitato le forze armate serbe a reagire, anche con violenza se necessario. “Il Kosovo è e sarà sempre Serbia”.
Per il momento Pristina è la nuova capitale del Kosovo. Di un Kosovo che aspetta ora il riconoscimento internazionale, già a partire da questo lunedì, quando America, Gran Bretagna, Francia e Italia per prime dovrebbero esprimere la loro posizione a favore dell’indipendenza. Una Pristina che festeggia sotto un cielo terso e un sottile strato di neve. 80 tonnellate di fuochi d’artificio sono pronti ad illuminare la notte della nuova capitale indipendente.
Per la strada qualcuno dice che “la crisi jugoslava è incominciata in Kosovo e in Kosovo doveva trovare la sua fine”. Forse è così per davvero.


 
Parole chiave: francesco lembo, kosovo, belgardo, russia, indipendenza
Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Serbia