17/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Per le elezioni di martedì 18 i primi sondaggi danno un 50 percento di preferenze al Ppp orfano di Bhutto. Musharraf solo terzo al 14percento
di gianluca Ursini
 
Il presidente Pervez Musharraf potrebbe essere il vero sconfitto delle elezioni di martedì in Pakistan: un istituto americano (International Republican Insitute) esperto in sondaggi ha consultato le opinioni di 3.500 eminenti pachistani per chiedere loro le intenzioni di voto in vista delle elezioni parlamentari e provinciali del prossimo 18 febbraio. Il 50 percento degli intervistati si è dichiarato in favore del Ppp (Pakistan people's party, il partito del Popolo pachistano) della leader assassinata in dicembre, Benazir Bhutto. Staccata di molte lunghezze, c'è al 22 percento la Muslim League (Lega Musulmana) dell'altro grande oppositore del presidente, Nawaz Sharif; e solo terzo con il 14 percento la Muslim League Quaid e Azam dei seguaci del dittatore Musharraf. Altre tre formazioni islamiche raccoglierebbero dall'uno al sei percento. Ma le formazioni che si richiamano all'ortodossia hanno consensi solo nelle aree tribali vicino il confine afgano, mentre nelle realtà urbane il rigetto verso di loro è assoluto.
 
i poster con la figura di benazir in tutto il PaeseTestamento politico Il fantasma di Benazir Bhutto è il vero player indipendente di queste consultazioni democratiche: il rientro in grande stile della figlia del presidente, Zulfiqar Bhutto, impiccato dai generali nel 1979, era già stato segnato il 18 ottobre passato con due attacchi kamikaze costati la vita a 140 sostenitori del Ppp; altri 450 erano stati feriti, ma benazir ne era uscita illesa, al suo rientro in patria dopo una decade d'esilio a Dubai. Il suo partito lancia la sua immagine, ancora sorridente, ai quattro angoli del paese e ogni comizio di un candidato Ppp viene preceduto dalle ultime parole di Benazir, al comizio del 28 dicembre a Rawalpindi, poco prima che due attentatori le togliessero la vita. Prima di morire, la donna che per prima era stata premier in un paese musulmano, aveva detto che “se qualcosa mi dovesse succedere, perché credo che elementi dei servizi segreti tra coloro che già avevano assassinato mio padre, tramino contro di me, il presidente Musharraf andrebbe ritenuto quantomeno responsabile di negligenza, per non avermi saputo tutelare”. Un testamento spirituale che costerà una sonora sconfitta al dittatore e farà guadagnare consensi mai registrati prima agli eredi della leader.
 
musharraf fronteggia un netto declino di popolaritàLo sconfitto riluttante L'unica incognita sarà sulla possibile reazione del generale dittatore, che aveva preso il potere nel 1999 con un golpe militare ai danni del suo concorrente Sharif; alle elezioni del 2002 la sua formazione conquistò 69 seggi su 342 in parlamento, grazie a una alleanza con gli estremisti musulmani, fece passare una riforma costituzionale che legalizzava il suo golpe e gli dava pieni poteri di sciogliere il parlamento. Nel 2002 Musharraf venne confermato alla presidenza fino al 2007 dai parlamentari. Il presidente aveva promesso di lasciare la divisa non appena in ottobre fosse stato confermato per un terzo mandato presidenziale; non prima. Il posto di capo dell'esercito è stato lasciato da Musharraf al suo vice, generale Ashfaq Kiani, ex capo dell'intelligence, l'Isi che ha l'imprimatur sulla creazione della guerriglia talebana. Finora, Kiani ha ribadito che “i militari non avranno più un ruolo nella vita pubblica”.
 
il confronto politico si è estremizzato nell'ultimo annoBrogli scontati. L'unica incognita riguarda la possibile estensione dei brogli che verranno commessi dai funzionari governativi pro presidente. “Una percentuale di voti truffati fino al dieci percento è naturale, ma speriamo che queste siano la cosa più vicina a elezioni decenti mai vista in Pakistan” ha detto alla Bbc il politologo Nasim Zehra. Le Nazioni Unite invieranno una missione di osservatori internazionali del voto, e la Osce ha chiesto alla commissione elettorale che i risultati del voto vengano pubblicati seggio per seggio, e non accorpati in risultati per distretto, il che li renderebbe più manomettibili. “Se mi doveste chiedere in termini di brogli come saranno le elezioni pachistane.. in una scala che va da tremende a catastrofiche, direi qualcosa nel mezzo..” è la dichiarazione eloquente dell'assistente del segretario di Stato americano per il sud asia, Richard Boucher. La ong Human rights watch aveva accusato la commissione elettorale di aver “ignorato per mesi” le richieste delle liste di opposizione. Come questa di conteggiare i voti seggio per seggio. Solo l'intervento internazionale l'ha spuntata: le proteste del Ppp non avevano sortito effetto. Di sicuro, c'è solo che, se dalle urne non dovesse uscire una vittoria netta delle forze anti-Musharraf, il Ppp orfano della Bhutto e la Lega musulmana di Sharif, i sospetti di brogli scatenerebbero una ondata di disordini che rischia di spezzare in due il paese.

Gianluca Ursini

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