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Testamento politico Il fantasma di Benazir Bhutto è il vero player indipendente di queste consultazioni democratiche: il rientro in grande stile
della figlia del presidente, Zulfiqar Bhutto, impiccato dai generali nel 1979,
era già stato segnato il 18 ottobre passato con due attacchi kamikaze costati
la vita a 140 sostenitori del Ppp; altri 450 erano stati feriti, ma benazir ne era uscita illesa, al suo rientro
in patria dopo una decade d'esilio a Dubai. Il suo partito lancia la sua immagine,
ancora sorridente, ai quattro angoli del paese e ogni comizio di un candidato Ppp viene preceduto dalle ultime parole di Benazir, al comizio del 28 dicembre a
Rawalpindi, poco prima che due attentatori le togliessero la vita. Prima di morire,
la donna che per prima era stata premier in un paese musulmano, aveva detto che
“se qualcosa mi dovesse succedere, perché credo che elementi dei servizi segreti
tra coloro che già avevano assassinato mio padre, tramino contro di me, il presidente
Musharraf andrebbe ritenuto quantomeno responsabile di negligenza, per non avermi
saputo tutelare”. Un testamento spirituale che costerà una sonora sconfitta al
dittatore e farà guadagnare consensi mai registrati prima agli eredi della leader.
Lo sconfitto riluttante L'unica incognita sarà sulla possibile reazione del generale dittatore, che
aveva preso il potere nel 1999 con un golpe militare ai danni del suo concorrente
Sharif; alle elezioni del 2002 la sua formazione conquistò 69 seggi su 342 in
parlamento, grazie a una alleanza con gli estremisti musulmani, fece passare una
riforma costituzionale che legalizzava il suo golpe e gli dava pieni poteri di
sciogliere il parlamento. Nel 2002 Musharraf venne confermato alla presidenza
fino al 2007 dai parlamentari. Il presidente aveva promesso di lasciare la divisa
non appena in ottobre fosse stato confermato per un terzo mandato presidenziale;
non prima. Il posto di capo dell'esercito è stato lasciato da Musharraf al suo
vice, generale Ashfaq Kiani, ex capo dell'intelligence, l'Isi che ha l'imprimatur sulla creazione della guerriglia talebana. Finora, Kiani ha ribadito che “i
militari non avranno più un ruolo nella vita pubblica”.
Brogli scontati. L'unica incognita riguarda la possibile estensione dei brogli che verranno commessi
dai funzionari governativi pro presidente. “Una percentuale di voti truffati fino
al dieci percento è naturale, ma speriamo che queste siano la cosa più vicina
a elezioni decenti mai vista in Pakistan” ha detto alla Bbc il politologo Nasim Zehra. Le Nazioni Unite invieranno una missione di osservatori
internazionali del voto, e la Osce ha chiesto alla commissione elettorale che
i risultati del voto vengano pubblicati seggio per seggio, e non accorpati in
risultati per distretto, il che li renderebbe più manomettibili. “Se mi doveste
chiedere in termini di brogli come saranno le elezioni pachistane.. in una scala
che va da tremende a catastrofiche, direi qualcosa nel mezzo..” è la dichiarazione
eloquente dell'assistente del segretario di Stato americano per il sud asia, Richard
Boucher. La ong Human rights watch aveva accusato la commissione elettorale di aver “ignorato per mesi” le richieste
delle liste di opposizione. Come questa di conteggiare i voti seggio per seggio.
Solo l'intervento internazionale l'ha spuntata: le proteste del Ppp non avevano sortito effetto. Di sicuro, c'è solo che, se dalle urne non dovesse
uscire una vittoria netta delle forze anti-Musharraf, il Ppp orfano della Bhutto e la Lega musulmana di Sharif, i sospetti di brogli scatenerebbero una ondata di disordini che rischia
di spezzare in due il paese. Gianluca Ursini
Parole chiave: Benazir Bhutto, International Republican institute, Musharraf, Pakistan People's party, Nawaz Sharif, Muslim League, Ursini