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Il
portavoce del premier kosovaro Thaci ha fissato la data, mentre il primo ministro
non ha voluto
esprimersi, pur confermando laconicamente il calendario
internazionale, quindi il 17 febbraio prossimo. ''È stato
deciso - ha detto il portavoce - che la data sarà resa nota
non prima di 24 ore della effettiva proclamazione
dell'indipendenza'', quindi con ogni probabilità domani.
Tutt'altro
che entusiaste le reazioni della Serbia. Il presidente serbo Boris
Tadic, rieletto il 3 febbraio scorso per un secondo mandato, che
prestava oggi giuramento davanti al Parlamento di Belgrado, ha
inserito nella tradizionale dichiarazione di fedeltà alle
istituzioni una dichiarazione poco rassicurante: "Giuro
solennemente che dedicherò tutti i miei sforzi a preservare la
sovranità e l'integrità territoriale della repubblica
serba". Il governo di Belgrado, sostenuto ancora ieri dal
presidente russo Putin, ha promesso che attuerà ''tutte le
misure in suo potere per combattere fino all'ultimo momento la
secessione del Kosovo, escluse misure militari''.
La
Russia, sempre oggi, ha già lanciato il primo sasso nello
stagno della politica internazionale.
Christian Elia