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Paolo
Lezziero Ha regalato ai suoi lettori con questa raccolta di racconti,
sua seconda escursione nella narrativa dopo le emozioni suscitate con
le poesie, uno sguardo aperto sul mondo delle corti, degli operai con
le tute sporche del grasso di fabbrica. Un mondo dove il Giuseppe
Volta con il suo ronzino Ruàn
affronta ogni mattino un viaggio che sembra impensabile, fin dentro
Milano, oltre la Bovisa, per portare il carico di acciaio che la
ditta metalmeccanica per la quale lavora gli affida per i clienti “di
città”. Ma soldi per pagargli un camion, non ce ne sono.
Finché non ci rimane, per la fatica e il freddo. Il mondo
della Bettola vecchia, dove nel quartiere non c'è nemmeno il
presidio medico, e il dottore della mutua non si sa quando passa, e
le iniezioni le fa a pagamento la Marianegra.
Dove gli immigrati che stentano ad integrarsi ed a trovare
sistemazioni decenti sono i 'terùni',
mal accetti dalla combriccola autoctona della Bettola vecchia, con
risse e coltellate che possono scattare ad ogni momento per un
'polentoni'
di troppo. Dove il matrimonio al Pierino devono organizzarlo i
compagni di reparto, invitandogli per il pranzo della domenica una
valligiana pienotta venuta giù in città col marito e
rimasta vedova troppo presto...
Anni '50 Un
mondo di una umanità perduta, dimenticata, rimossa
dall'immaginario non degli adolescenti, ma di tutti coloro che sono
nati dopo il '68, dopo la lotta per l'abbattimento delle convenzioni
che alla Bettola vecchia facevano incontrare l'Anna della ferrovia
con il suo moroso, l'Anacleto, tra una pausa e l'altra del suo lavoro
d'inserviente alla ferrovia, portandogli il caffè e il dolce
sotto gli occhi maliziosi delle comari della corte. Mondo di cortili
e bagni nel campo, di bagài
che si sfidano da una parte all'altra della ferrovia, e il viaggio
giù fino alla Centrale di Milano che sembra un percorso
iniziatico. Mondo di idiomi lombardi, veneti, siculi, quasi mai di
conversazioni in lingua. “Il romanzo della vita – disse il grande
scrittore armeno americano William Saroyan – si può
racchiudere tutto nell'osservazione di una semplice giornata in una
piccola comunità”. E tutta la commedia umana è
racchiusa, con grande sapienza, nei piccoli gesti dei protagonisti
dei racconti di Lezziero. Che hanno da raccontarci tutto anche
sull'esistenza che ci troviamo a condurre adesso. Forse molto di più
sulla esistenza di noi gente di oggi; forse perché erano più
consapevoli loro che vivevano alla Bettola vecchia, liberi dal ciclo
consumistico al quale siamo incatenati noi europei di adesso, più
ricchi e liberi di consumare di più, noi che dalla Bettola
vecchia non ci fermiamo più per il 'vermutino' della sera. E
non sappiamo cosa sia il concetto di comunità e di scambio
sociale, o di socializzazione.
Gianluca Ursini