Il 30 gennaio sono in programma le elezioni per l’Assemblea Nazionale Irachena,
che però sono messe in dubbio dai timori sulla sicurezza e dalle minacce di boicottaggio
da parte della minoranza sunnita. L’Iraq conta circa un milione e mezzo di cittadini
espatriati e la Commissione Elettorale Irachena, IECI, ha deciso di aumentare
le possibilità di riuscita della consultazione permettendo anche a loro di esprimere
la propria preferenza.
A causa dei tempi sempre più stretti per l’organizzazione dell’evento, non si
è potuto coordinare
il voto fuori dal paese in modo centralizzato, e la IECI ha delegato all’Organizzazione
Internazionale delle Migrazioni, IOM, il compito di accordarsi con i paesi interessati.
Iracheni di Giordania. Le nazioni che ospitano il maggior numero di immigrati iracheni sono 14, la
prima è la Siria, dove ne risiedono oltre 500 mila; tra la IOM e le autorità siriane
la discussione sulla possibilità del voto è ancora aperta, anche se i tempi si
fanno sempre più stretti. Fino ad ora i paesi con cui si sono raggiunti accordi
sono 11, oltre alla Siria, mancano Turchia ed Emirati Arabi Uniti.
La Giordania è il secondo paese al mondo per numero di immigrati iracheni, sono
oltre 200 mila, in maggioranza sunniti, e secondo le stime dell’IOM almeno il
60 per cento di loro possono votare. Sono state allestite dodici sezioni elettorali
ad Amman, Zarqa e Irbid ed è stata organizzata una campagna di informazione su
giornali e televisione.
Il suffragio allargato. Lahazar Aloui, responsabile di IOM in Giordania ha dichiarato: “Il nostro staff
è già riuscito a coprire la maggior parte del territorio nazionale e a mettersi
in contatto con gli iracheni, anche quelli che vivono in aree remote, per incoraggiarli
a votare”. I cittadini iracheni sono stati anche invitati a collaborare all’organizzazione:
la IOM ha annunciato di averne reclutati un migliaio, formandoli alle procedure
di registrazione e scrutinio. Il consigliere agli affari iracheni dell’Organizzazione
ha voluto a rassicurare proprio tutti gli iracheni nel paese, “Garantiamo a tutti
i votanti -ha dichiarato- che non ci saranno ripercussioni legali da parte delle
autorità giordane, anche se si presenteranno con documenti scaduti”, l’importante
è che abbiano più di 21 anni e che siano in grado di presentare almeno documenti
di identità accettabili.
Aloui ha annunciato che verranno ammessi al voto anche i soldati e i poliziotti
iracheni mandati in Giordania per ricevere addestramento. Si tratta di una presenza
piuttosto cospicua: dall’agosto 2004 ad oggi sono oltre 1600 i soldati, tra cui
anche delle donne, che hanno partecipato ai corsi organizzati da Giordania e Stati
Uniti, e 3500 gli ufficiali di polizia.

Carenze informative. Anche se le distanze che dividono gli espatriati dal proprio paese sono esigue,
per molti di loro le elezioni in Iraq sono un evento lontano dalla quotidianità
e la realtà politica complicata al limite dell’indecifrabile. Da più parti si
sono sollevate critiche sulla carenza di informazioni utili a decidere consapevolmente.
Ad esempio, i dati su chi siano i 7248 candidati in corsa per un seggio nell’Assemblea
Nazionale Irachena non sono disponibili e la gente ha a disposizione solo un elenco
di nomi più o meno sconosciuti. L’IOM ha affermato che le informazioni sui candidati
sono uno strumento essenziale, ma poiché non si è presa carico di portare la campagna
elettorale all’estero, tutto dipenderà dalla Commissione Elettorale Irachena.
Anche tra gli iracheni in Giordania molti sono contrari allo svolgimento di elezioni
in Iraq in un momento così delicato. Un rifugiato intervistato dal Jordan Times commentava: “Non sapere per chi votare è come non averne il diritto, ho sentito
nominare centinaia di candidati ma non ne so nulla. Preferirei che le elezioni
venissero spostate, almeno finché la situazione sul campo si sarà calmata e tutte
le fazioni, specialmente i sunniti, accetteranno di prenderne parte.”