15/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno stewart delle aviolinee indiane sta vincendo la causa contro il proprio licenziamento. Per "baffi a manubrio"
di gianluca Ursini
 
La Corte Suprema di Nuova Delhi ha dato 40 giorni di tempo alle aerolinee indiane per spiegare se la lunghezza dei baffi di uno stewart sia un buon motivo per licenziare un dipendente. Victor Joynath De era stato costretto nel 2001 ad un pensionamento precoce, dopo 30 anni di onorato servizio nelle Indian Airlines (ora chiamate soltanto Indian) per non aver accettato l'ingiunzione a tagliare i propri baffi a manubrio da parte dell'ufficio del personale.

la mimica facciale del signor DeLibera barba in libero stato Il signor De aveva sempre fatto un vanto dei propri mooch ki ladai, mustacchi a manubrio associati in India alla regalità maharaja. Dopo un anno di prova nel lontano 1969, il signor De era stato assunto dalla compagnia di stato, e assegnato al servizio di terra. Dopo la giusta gavetta nel 1994 veniva promosso a “manager e assistente di volo”, per servire i clienti dell'aviolinea secondo i dettami del Manuale di servizio del 1991, che non proibivano nessun tipo di peluria sul viso. Ma nel 1996 la compagnia ha proibito per “ragioni di igiene” agli assistenti di volo di tenere sul volto barbe o baffi voluminosi, per timore che qualche pelo “finisca nel cibo dei viaggiatori”. Una circolare del 1998 obbligava tutti i dipendenti a presentarsi al lavoro “completamente sbarbati”, eccetto per i dipendenti Sikh, per i quali valeva una eccezione religiosa. Per dare prova d'igiene personale, l'Ordine di servizio, richiedeva ai dipendenti di non portare i baffi "più lunghi delle estremità del labbro superiore”.Il rifiuto del signor De a dargli di lametta sui suoi sontuosi mustacchi gli valse la retrocessione al servizio di terra, con sostanziosa riduzione di stipendio. Ma De non si arrese e il suo ricorso al tribunale di Calcutta gli valse la reintegrazione al precedente ruolo, sulla base giuridica della “discriminazione tra dipendenti a seconda delle credenze religiose”. Il signor De non voleva essere l'unico costretto a rinunciare ai baffi a manubrio, mentre ai Sikh veniva lasciata libertà di barba.
 
un jet della Indian airlinesSenza peluria Ma l'ultima mossa della sezione Risorse Umane nel 2001, aveva portato il nostro uomo alla pensione anticipata. Ma De si è mostrato perseverante, portando il suo ricorso su per ogni grado di giudizio, fin alla Corte Suprema; dove si è assistito alla prolusione dell'avvocato di Stato, counsel Sanjiv Sen, che ha chiesto agli emeriti giudici H. Sema e Markandey Katju: “In un paese democratico, si può perdere un posto di lavoro per l'estensione dei propri baffi?”. Adesso la compagnia aerea ha 40 giorni di tempo per rispondere alla domanda del procuratore, approvata dai giudici. Un portavoce della compagnia ha detto che la lunghezza dei baffi del signor De, in crescita costante da 25 anni fino a raggiungere le mandibole sui due lati, potrebbe creare dei problemi ai clienti “soprattutto per un dipendente che maneggia cibo tutto il giorno”, e che il suo aspetto potrebbe causare “lagnanze da viaggiatori disturbati da una simile mostra di peluria facciale”.
 
hostess della Indian, forse disturbate dalla visione dei baffi del signor DeAridatece baffone "Non ho mai sognato di tagliarli in 25 anni, e in tutti gli aeroporti indiani la mia faccia ha solo attirato sguardi di ammirazione e attenzione per la divisa che indossavo” , ha dichiarato alla stampa il signor De, un membro emerito di un club londinese intitolato ai portatori di baffoni; il “Handlebar Club” (club del manubrio) si è offerto di coprire le spese legali per la battaglia di diritto dello stewart indiano. Per il diritto al baffone. O per chiedere “Aridatece Baffone”.
 

Gianluca Ursini

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