14/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La misteriosa uccisione di Mughniyeh spiana la strada per un nuovo conflitto?
L'ultima vittima della serie è stato Imad Mughniyeh, il capo militare di Hezbollah e, tra le 13 personalità pubbliche uccise dal 14 febbraio 2005, la prima a far parte dell'opposizione libanese. Sono passati tre anni dalla morte di Rafiq Hariri, l'episodio che ha segnato l'inizio della nuova instabilità libanese e ha dato il via a una catena di omicidi politici. Ma in tutti i casi precedenti, a rimanere uccisi in attentati esplosivi, non rivendicati e rimasti senza colpevoli, erano stati politici legati alla cosiddetta corrente anti-siriana.

La pista Israeliana. I precedenti omicidi erano stati attribuiti da buona parte dei media occidentali all'azione dei servizi segreti siriani, che hanno ancora solidi contatti nel paese. L'opposizione capeggiata da Hezbollah, invece, ha sempre incolpato il governo di Israele, che sottobanco sostiene la coalizione di Saad Hariri, figlio di Rafiq e capo del partito Mustaqbal (Futuro). Questa volta la televisione di Hezbollah ha lanciato le sue accuse contro il “nemico sionista”, in modo più esplicito che in passato. Al Manar ha citato l'opinione di un ex agente della Cia ed ex consigliere della presidenza Usa, Bruce Riedel, secondo cui “ci sono evidenze nell'esplosione di Damasco che puntano contro Israele”. Secondo Riedel, in passato Israele ha già condotto simili operazioni, proprio in Siria. Simili accuse sono riportate anche dal quotidiano conservatore israeliano Aruz7, che pubblica la dichiarazione di Michael Ross, un canadese ex agente dei servizi israeliani, secondo cui “si è trattato senza dubbio di un'operazione del Mossad. Non ci sono altri servizi di intelligence, Usa compresi, capaci di questo tipo di operazioni”. Anche l'Organizzazione siriana per il diritti umani ha accusato esplicitamente Israele: "L'ucccisione di Mughniyeh - ha dichiarato Anmar Qorabi, presidente dell'organizzazione - fa seguito a esplicite minacce da parte di alti esponenti del governo di Tel Aviv. Si tratta di un atto terroristico che le Nazioni Unite dovrebbero condannare senza riserve". Israele ha smentito fermamente ogni accusa. Secondo Gideon Ezra, ex dirigente dell'intelligence israeliana, “molti altri al mondo avevano interesse ad eliminare Mughniyeh”. Nel frattempo, l'esercito israeliano è stato messo in allerta nel nord del paese, per fronteggiare le ritorsioni annunciate dal partito di Dio.

Hassan Nasrallah in televisioneMinacce. Giovedì mattina il leader di Hezbollah è apparso in pubblico durante i funerali di Imad Mughniyeh. Ha personalmente posto la bandiera gialla del partito sopra il feretro e poi ha iniziato ad arringare la folla dal palco. Nel corso del 2007 il leader di Hezbollah, nemico giurato di Israele, aveva confessato al celebre reporter statunitense Seymour Hersh di temere per la propria vita. A suo avviso, la minaccia principale erano le milizie wahabite che trovano rifugio nei campi palestinesi e attingono finanziamenti dall'Arabia Saudita, sia direttamente che tramite la famiglia Hariri (legata a doppio filo con i regnanti di Riyad). Questa volta, però, il capo degli sciiti libanesi sembra non avere dubbi e punta il dito direttamente contro Israele, interpretando l'uccisione del capo militare del movimento come una dichiarazione di guerra. “La guerra del luglio 2006 contro il Libano - ha dichiarato- continua ancora, sia materialmente che politicamente, ed è supportata dallo stesso paese”. Israele, secondo lui, “ha fatto un grande errore nell’uccidere Imad Mughniyeh e lo rimpiangerà, perché Imad ha lasciato decine di migliaia di uomini come lui”. Mughniyeh fu l'uomo che guidò i miliziani del partito di Dio nella campagna del 2006 contro Israele, e Nasrallah ha voluto ricordare come Tsahal, considerato il miglior esercito del medio oriente, fu sconfitto dai loro miliziani e non dalle risoluzioni internazionali. “I sionisti -ha concluso- hanno ucciso Mughniyeh a Damasco, fuori dal nostro territorio. Se vogliono una guerra, la guerra è aperta”.

Guerra? Mercoledì sera, mentre i media di tutto il mondo si interrogavano sullo strano omicidio di Mughniyeh, chiedendosi innanzitutto se fosse o meno collegato alla striscia di omicidi iniziata con quello di Rafiq Hariri, l'esercito israeliano ha innalzato il livello di allerta. Nel giro di poche ore diverse truppe di rinforzo sono state spedite a nord, vicino al confine con il paese dei Cedri. Le nuove unità, comandate dal generale Askenazi, sono state disposte in conseguenza delle minacce di vendetta che giungevano dalla leadership del partito di Dio, ma anche, sostengono fonti dell'intelligence israeliana, da Siria e Iran. 24 ore dopo, il potenziale militare israeliano è completamente schierato e tenuto sul livello di massima allerta. Ancora una volta le responsabiltà dell'attentato rimangono in secondo piano, non ci sono inchieste aperte per comprendere le modalità di quello che è stato forse un attentato terrorista, forse un omicidio mirato (se c'è una differenza tra le due opzioni). Quello che è certo, è che tutti gli attori coinvolti sono pronti per una nuova guerra. 

Naoki Tomasini

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