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La pista Israeliana. I
precedenti omicidi erano stati attribuiti da buona parte dei media
occidentali all'azione dei servizi segreti siriani, che hanno ancora
solidi contatti nel paese. L'opposizione capeggiata da Hezbollah,
invece, ha sempre incolpato il governo di Israele, che sottobanco
sostiene la coalizione di Saad Hariri, figlio di Rafiq e capo del
partito Mustaqbal (Futuro). Questa volta la televisione di Hezbollah
ha lanciato le sue accuse contro il “nemico sionista”, in modo
più esplicito che in passato. Al Manar ha citato l'opinione di
un ex agente della Cia ed ex consigliere della presidenza Usa, Bruce
Riedel, secondo cui “ci sono evidenze nell'esplosione di Damasco
che puntano contro Israele”. Secondo Riedel, in passato Israele ha
già condotto simili operazioni, proprio in Siria. Simili
accuse sono riportate anche dal quotidiano conservatore israeliano
Aruz7, che pubblica la dichiarazione di Michael Ross, un canadese ex
agente dei servizi israeliani, secondo cui “si è trattato
senza dubbio di un'operazione del Mossad. Non ci sono altri servizi
di intelligence, Usa compresi, capaci di questo tipo di operazioni”.
Anche l'Organizzazione siriana per il diritti umani ha accusato
esplicitamente Israele: "L'ucccisione di Mughniyeh - ha
dichiarato Anmar Qorabi, presidente dell'organizzazione - fa seguito
a esplicite minacce da parte di alti esponenti del governo di Tel
Aviv. Si tratta di un atto terroristico che le Nazioni Unite
dovrebbero condannare senza riserve". Israele ha smentito
fermamente ogni accusa. Secondo Gideon Ezra, ex dirigente
dell'intelligence israeliana, “molti altri al mondo avevano
interesse ad eliminare Mughniyeh”. Nel frattempo, l'esercito
israeliano è stato messo in allerta nel nord del paese, per
fronteggiare le ritorsioni annunciate dal partito di Dio.
Minacce. Giovedì mattina
il leader di Hezbollah è apparso in pubblico durante i
funerali di Imad Mughniyeh. Ha personalmente posto la bandiera gialla
del partito sopra il feretro e poi ha iniziato ad arringare la folla
dal palco. Nel corso del 2007 il leader di Hezbollah, nemico giurato
di Israele, aveva confessato al celebre reporter statunitense Seymour
Hersh di temere per la propria vita. A suo avviso, la minaccia
principale erano le milizie wahabite che trovano rifugio nei campi
palestinesi e attingono finanziamenti dall'Arabia Saudita, sia
direttamente che tramite la famiglia Hariri (legata a doppio filo
con i regnanti di Riyad). Questa volta, però, il capo degli
sciiti libanesi sembra non avere dubbi e punta il dito direttamente
contro Israele, interpretando l'uccisione del capo militare del
movimento come una dichiarazione di guerra. “La guerra del luglio
2006 contro il Libano - ha dichiarato- continua ancora, sia
materialmente che politicamente, ed è supportata dallo stesso
paese”. Israele, secondo lui, “ha fatto un grande errore
nell’uccidere Imad Mughniyeh e lo rimpiangerà, perché
Imad ha lasciato decine di migliaia di uomini come lui”. Mughniyeh fu
l'uomo che guidò i miliziani del partito di Dio nella campagna
del 2006 contro Israele, e Nasrallah ha voluto ricordare come Tsahal,
considerato il miglior esercito del medio oriente, fu sconfitto dai
loro miliziani e non dalle risoluzioni internazionali. “I sionisti
-ha concluso- hanno ucciso Mughniyeh a Damasco, fuori dal nostro
territorio. Se vogliono una guerra, la guerra è aperta”.
Guerra? Mercoledì sera,
mentre i media di tutto il mondo si interrogavano sullo strano
omicidio di Mughniyeh, chiedendosi innanzitutto se fosse o meno
collegato alla striscia di omicidi iniziata con quello di Rafiq
Hariri, l'esercito israeliano ha innalzato il livello di allerta. Nel
giro di poche ore diverse truppe di rinforzo sono state spedite a
nord, vicino al confine con il paese dei Cedri. Le nuove unità,
comandate dal generale Askenazi, sono state disposte in conseguenza
delle minacce di vendetta che giungevano dalla leadership del partito
di Dio, ma anche, sostengono fonti dell'intelligence israeliana, da
Siria e Iran. 24 ore dopo, il potenziale militare israeliano è
completamente schierato e tenuto sul livello di massima allerta.
Ancora una volta le responsabiltà dell'attentato rimangono in
secondo piano, non ci sono inchieste aperte per comprendere le
modalità di quello che è stato forse un attentato
terrorista, forse un omicidio mirato (se c'è una differenza
tra le due opzioni). Quello che è certo, è che tutti gli
attori coinvolti sono pronti per una nuova guerra. Naoki Tomasini