
Uno
dei periodi più intensi per il settore floreale keniano è
San Valentino. Ma quest’anno, la festa degli innamorati è
particolarmente amara. Gli scontri tra Kikuyo e Luo hanno infatti
coinvolto anche Naivasha, dove fino a fine dicembre le due etnie
convivevano e lavoravano insieme. In particolare, nella città
dei fiori sono stati i Luo a soccombere, assieme a Luhya e Kalenjin,
cacciati con la violenza dalle proprie case alla fine di gennaio.
Molti di loro si sono rifugiati nella stazione di polizia e nella
vicina prigione di Naivasha, circa 1.000 invece hanno trovato
ospitalità nel campo allestito dalla Croce Rossa e finanziato
dai proprietari delle serre. Gli industriali europei hanno anche
fornito dei furgoncini per portare i dipendenti dal campo a lavoro e
viceversa, tutti i giorni. Si stima che siano circa 3.000 le persone
che hanno lasciato la città questo mese, perché non lo
ritenevano più un posto sicuro. I proprietari cercano quindi
di rassicurare coloro che sono rimasti, per convincerli a tornare
alle serre e continuare la raccolta delle rose, importante in questi
giorni di grande richiesta. Per far fronte agli imponenti ordini, si
stima siano sugli 800 milioni di fiori, molte aziende hanno scelto di
assumere dei lavoratori giornalieri da affiancare ai propri
dipendenti. Inoltre, hanno chiesto e ottenuto la collaborazione della
polizia, che scorta i camion fino a Nairobi. Le perdite in un primo
momento sono state consistenti, ma l’industria dei fiori si è
riscossa in breve, anche per far fronte alla concorrenza della vicina
Etiopia, oltre che dell’Ecuador e della Colombia. In Italia c’è
chi si lamenta del costo delle rose, lievitato anche a causa della
delicata situazione keniana. Ma a farne le spese, in realtà,
sono soprattutto i lavoratori: i turni già impegnativi di
questo periodo si sono fatti pesanti per la mancanza di personale, e
in molti devono ancora riprendersi dallo shock delle violenze del
mese scorso.

Naivasha
è a circa 150 chilomentri dalla capitale del Kenya, Nairobi.
Il suo nome, prima dei drammatici scontri che hanno travolto alcune
zone del Paese in questi ultimo periodo, non era molto conosciuto tra
la gente comune. Eppure, è una città molto importante
per l’economia keniana, così come per i pollici verdi e i
romantici di tutta Europa. Il settore principale del Kenya è
il turismo, segue la produzione del tè. Al terzo posto si
colloca la coltivazione e l’esportazione di fiori, soprattutto di
rose. Naivasha è il centro di questa attività.
Come
altre città keniana, il suo nome contiene la sillaba “Na”,
perché sorge vicino a una sorgente d’acqua. A Naivasha
infatti c’è un lago, ma l’accesso libero all’acqua è
molto limitato, perché le sponde del bacino sono quasi
completamente occupate dalle piantagioni di rose. Le serre di
Naivasha si estendono per circa 2.000 ettari e rappresentano il 70 percento
della produzione nazionale di fiori. I produttori sono meno di cento,
soprattutto olandesi. Qui, prima delle violenze post-elettorali,
lavorano 40.000 persone, in particolare donne.
Il
Kenya è il terzo produttore mondiale di fiori, dopo Olanda e
Colombia, nonostante le prime serre siano state costruite verso la
metà degli anni Ottanta.
Una
piccola parte della produzione rimane nel Paese: non è
difficile incontrare lungo la strada rivenditori più o meno
forniti di rose. Ce ne sono di tante forme, odori e tonalità.
Spesso vengono vendute dentro un sacchettino nero con un po’ di
morbida terra, pronte per essere trapiantate.
La
quasi totalità delle rose keniane, però, viene recisa e
spedita in Europa. Se si tratta direttamente con clienti quali
fiorerie e grossisti, possono arrivare a destinazione anche entro 48
ore dopo essere state colte. Altrimenti, se devono passare per le
aste di fiori, soprattutto olandesi, servono di solito quattro
giorni.
Quando
si lavora a pieno ritmo, nelle serre le donne fanno due raccolti al
giorno. Le rose vengono potate, impacchettate e spedite prima a
Nairobi e poi via aereo verso i mercati europei, in container
refrigerati. Il tutto ha dei costi, naturalmente, il minore dei quali
è il salario dei dipendenti.