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La storia. “Faccio parte di un villaggio sorto dopo uno sfollamento (desplazamiento) eseguito con brutalità dalla Brigata 17 aiutata da gruppi di paramilitari.
Quel giorno eravamo ottomila persone. Abbiamo dovuto lasciare la nostra terra,
le nostre case, le nostre vite, perché lì, a quanto ci dicevano, c’era da combattere
la guerriglia e il narcotraffico. Eppure da noi nemmeno l’ombra delle piantagioni
di coca. Nessuno aveva mai coltivato la foglia. Non eravamo cocaleros. Ma è con questa scusa che ci hanno cacciati. Il nostro è un territorio decisamente
strategico, con accessi sia all’oceano Atlantico che al Pacifico, per questo tanti
guerriglieri erano di passaggio. Ma mai nessuno di loro si è stabilito lì. Nulla
quindi giustifica quello che ci hanno fatto.
Resistenza a cosa?
All’aggressione militare o paramilitare, come la si voglia chiamare. Siamo migliaia
noi campesinos costretti a vivere nella perenne angoscia del come riuscire a tornare alla nostra
terra. Alla fine noi ci siamo riusciti, ma tanti altri sono ancora lontani dal
coronare il loro sogno. Per questo è nata la nostra Organizzazione di autodeterminazione
indigena, per aiutare chi ancora è costretto lontano da casa, per rimediare a
quello che lo Stato ha combinato, senza rimorsi, senza indugi. E’ l’abbandono
più totale. Lo Stato colombiano ci ha completamente lasciati soli.
Adesso, siamo riuniti in una comunità di millecinquecento persone. Siamo sistemati
in due piccole fattorie. Ci stiamo pian piano organizzando. Abbiamo resistito
a tanti soprusi, ingiustizie e abbiamo tutta l’intenzione di non mollare. Cerchiamo
di arrangiarci, procurando tutto quello che non abbiamo. Nel nostro Paese non
esiste il diritto all’educazione né quello alla salute. Non c’è assistenza sanitaria.
Alle nostre richieste è sempre stato risposto che sono problemi solo nostri. E
quindi abbiamo rimediato da soli e grazie all’aiuto di alcune Ong straniere. Per
l’istruzione ci siamo organizzati con i diplomati, che hanno sostituito i professori.
Mentre per la salute ci stiamo arrangiando. Chi di noi ne sa un po’ di medicina
si è attivato nella prevenzione. Ma è importante sapere che il 45 per cento della
comunità è composta da bambini e che quindi da soli è molto dura.
L’importanza della nostra esperienza è comunque dimostrare che, nonostante lo
sfollamento, continuiamo a vivere civilmente, ci siamo organizzati e stiamo supplendo
alla latitanza statale.
Stella Spinelli