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la vicenda Stupiscono congruità e competenza della sceneggiatura. Crile, Nichols e Sorkin
ricostruiscono il traffico di armi messo su da Wilson con l'aiuto della Cia, con
una triangolazione allora impensabile tra Paesi in guerra: Israele – Arabia Saudita
– Pakistan. Per dare agli afgani armi sovietiche; e non far capire che ci fosse
la Cia dietro, ma che i mujaheddin conquistassero sul campo, strappandole al nemico, le armi. Centrale, come raramente
viene riconosciuto, il ruolo dell'allora dittatore pachistano Zia ul Haq e dei
suoi servizi segreti. Ricordato anche come assassino del predecessore Zulfiqar
Bhutto. Padre di Benazir, uccisa nel dicembe scorso in un'area confusa tra servizi
pachistani e taleban. Abile lo sceneggiatore a farci notare come 30 anni dopo cquesto
si riverberi sulla politica attuale. Sapientemente accennato il ruolo dell'Isi, il servizio d'intelligence pachistana, nell'armare gli afgani; un potere tuttora chiave per capire le vicende
afgane. Il successo di Wilson: da oscuro congressman e vicepresidente della Commissione Difesa, riesce a far approvare alla Commissione
Bilancio aumenti nei fondi segreti per la guerriglia mujaheddin, dai 5 milioni di dollari del 1979, al miliardo del 1988.
gli studenti coranici Questa è la lacuna nell'ottima ricostruzione di Crile – Sorkin -Nichols. Non
si sottolinea abbastanza come l'Afghanistan, abbandonato dagli americani dopo
la fuga sovietica, sia diventato rifugio per ogni tipo d'integralista musulmano,
fino all'avvento dei talebani, che usarono all'inizio armi comprate coi soldi
del Congresso. Fino all'appoggio ad Osama. Nichols accenna al disinteresse Usa per
le sorti afgane dopo la sconfitta russa (“Charlie, non frega niente a nessuno
di 'sto Pakistan dopo la vittoria”, spiega un deputato della Commissione Difesa
a Wilson; “veramente sarebbe l'Afghanistan”). Diversi i moniti dell'unica figura
positiva, l'agente Cia dai modi bruschi Gust Avrakotos, per un “rischio degli integralismi che vedo
nascere sui due lati! si cita troppo Dio per i miei gusti..”, ma sono grida di
Cassandra. La patina di nazionalismo cinico, antiretorico, che affiora nel film,
fa dimenticare come, armando una guerriglia feroce che ha imparato ad autosostentarsi
con la maggiore produzione d'oppio del pianeta, e con il fiancheggiamento dei
servizi segreti pachistani aiutati da Washington, gli Usa hanno vinto la battaglia
locale della Guerra Fredda, per poi tirarsi sui piedi la zappa ingombrante dell'11
settembre. Almeno per quanto ne sappiamo finora Gianluca Ursini
Parole chiave: Mike Nichols, Tom Hanks, Philip Seymour Hoffman, Julia Roberts, Peshawar, Zia ul Haq, Massud, talebani, Isi pachistano, Armata Rossa, Charlie Wilson, Zulfiqar Bhutto, Ursini