Se il 2004 in Bolivia è stato l'anno della guerra del gas e della sostituzione
del
presidente, il 2005 rischia di passare alla storia come quello delle proteste
contro l’aumento dei carburanti e la privatizzazione dell’acqua.
L’aumento del costo del carburante. Il 6 gennaio scorso sono iniziate a El Alto, vicino alla capitale (di fatto) La
Paz, e a Santa Cruz, importante centro nel sud del paese, le manifestazioni contro
l’aumento vertiginoso del costo dei carburanti. Le proteste sono sfociate in violenti
scontri che hanno causato diversi feriti. I boliviani sono stati sempre molto sensibili al tema degli idrocarburi tanto
che nel 2004 l’ex presidente Gonzalo Sanchez de Losada fu costretto ad abbandonare
la sua poltrona a causa della "guerra del gas". La Bolivia è il paese più ricco del continente latinoamericano per risorse
naturali, ma con un indice crescente di estrema povertà.
Il popolo boliviano ha votato un referendum nel luglio del 2004 contro la vendita
dei gas naturali alle multinazionali straniere, che negli ultimi 40 anni hanno
saccheggiato le riserve di gas dei boliviani, lasciando loro solo le briciole.
La decisione di aumentare il prezzo dei carburanti ha fatto sì che gli operatori
del settore dei trasporti e agricolo scendessero in piazza per chiederne la revoca.
La benzina verde, costa (dal 30 dicembre 2004, data dell’entrata in vigore degli
aumenti) circa il 10 per cento in più e il gasolio, destinato ad alimentare i
motori utilizzati in agricoltura, è aumentato del 23 per cento.
Non solo il carburante. Con un effetto domino, dopo le proteste per l’aumento dei prezzi della benzina,
le maggiori organizzazioni sindacali e i movimenti sociali sono scesi in piazza,
annunciando uno sciopero generale a tempo indeterminato, anche per protestare
e richiedere la rescissione del contratto stipulato con la Aguas de Illimani (azienda che è stata condannata negli anni passati per aver tagliato per settimane
la distribuzione d'acqua in tutte le scuole della capitale), filiale boliviana
della francese Suez-Lyonnaise des Eaux. A quella che è stata subito ribattezzata "la guerra dell’acqua" ha partecipato anche il Mas, il Movimento al Socialismo, il principale partito
dell’opposizione boliviana che vuole nazionalizzare gli idrocarburi e soprattutto
vuole la revoca dell’aumento dei prezzi dei carburanti.
"La richiesta avanzata dai manifestanti di revocare l’aumento dei prezzi del
carburante è solo un pretesto" fa sapere Mesa che continua:"da una parte ci sono
quelli che vogliono nazionalizzare tutto e vogliono mandare a casa le multinazionali,
dall’altra ci sono quelli che non vogliono cambiare nulla e che vogliono mantenere
gli interessi di gruppi molto piccoli ma dal potere economico enorme e che utilizzano
i giornali per far vedere che il governo sta governando male". Di tutt’altra opinione
Evo Morales, capo del Mas. "Il presidente
Mesa ricatta la popolazione, il popolo vuole solo cambiamenti nel sistema economico".
Basta con la violenza. "Non arriverà mai il giorno in cui io sarò chiamato a seppellire altri morti"
ha annunciato il presidente Mesa in un intervento televisivo rivolto alla nazione
e durato quasi un’ora "perché me ne sarò andato molto prima. Io non sono come
Sanchez de Losada (l’ex presidente) e non mi comporterò mai come lui. Se si scatenerà
la violenza, non ci saranno carri armati nelle strade. Non mi metterò in testa
alla violenza". Secondo Evo Morales, "se il capo dello stato non è intenzionato
ad ascoltare queste richieste è meglio che si decida a convocare elezioni anticipate".