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Verità negata. La
richiesta di un supplemento d'indagine nasceva su iniziativa di un
gruppo di parlamentari dell'opposizione, legati all'ayatollah sciita
radicale Moqtada al-Sadr. Il rogo, di origine dolosa, riguardò
anche il ministero del Lavoro e quello degli Affari Sociali. Tre
focolai nati quasi in contemporanea, in tre punti differenti della
città e in tre edifici istituzionali sorvegliati giorno e
notte. Una coincidenza singolare, tanto che fin dal primo giorno si
era scatenata una serie di voci attorno all'incendio. I primi
testimoni oculari giunti sul posto, in via Rashid, avevano raccontato
che l'edificio della Banca Centrale era già transennato prima
dello scoppio dell'incendio. Cosa che non era mai accaduta, almeno
non in maniera così blindata. Nessuno si era potuto
avvicinare, né curiosi né operatori dell'informazione.
L'unica certezza riguardo all'incendio è che sono andati in
fumo gli archivi della Banca Centrale irachena, con tutti i documenti
della gestione del vecchio regime di Saddam e della nuova classe
dirigente. In fumo sono finiti i documenti, per esempio, dello
scandalo Oil for Food, il programma attivato nel 1995 dalle
Nazioni Unite e terminato nel 2003, che permetteva all'Iraq di
vendere petrolio in cambio di generi di prima necessità per
alleviare le sofferenze dei civili. Alla fine il programma si rivelò
un fallimento totale: persero la vita almeno un milione di civili
iracheni a causa delle sanzioni, ma il regime di Saddam potè
mettere al sicuro fondi all'estero.
Sospetti e coincidenze. Il
quotidiano al-Zaman, citando
fonti della sicurezza di Baghdad, ha pubblicato un'inchiesta a
riguardo, sostenendo che nei roghi sono coinvolti i servizi segreti
di ''un paese confinante'', ma non dice quale.Christian Elia