12/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il consiglio dei Ministri iracheno blocca l'inchiesta sul rogo alla Banca Centrale di Baghdad
L'inchiesta sul rogo che, il 29 gennaio scorso, ha distrutto tre dei sei piani dell'edificio che ospita la Banca Centrale irachena a Baghdad non si farà. Il Consiglio dei ministri iracheno non si è neanche pronunciato contro la richiesta, ma ha evitato di discuterla non iscrivendola nell'ordine del giorno.

Verità negata. La richiesta di un supplemento d'indagine nasceva su iniziativa di un gruppo di parlamentari dell'opposizione, legati all'ayatollah sciita radicale Moqtada al-Sadr. Il rogo, di origine dolosa, riguardò anche il ministero del Lavoro e quello degli Affari Sociali. Tre focolai nati quasi in contemporanea, in tre punti differenti della città e in tre edifici istituzionali sorvegliati giorno e notte. Una coincidenza singolare, tanto che fin dal primo giorno si era scatenata una serie di voci attorno all'incendio. I primi testimoni oculari giunti sul posto, in via Rashid, avevano raccontato che l'edificio della Banca Centrale era già transennato prima dello scoppio dell'incendio. Cosa che non era mai accaduta, almeno non in maniera così blindata. Nessuno si era potuto avvicinare, né curiosi né operatori dell'informazione. L'unica certezza riguardo all'incendio è che sono andati in fumo gli archivi della Banca Centrale irachena, con tutti i documenti della gestione del vecchio regime di Saddam e della nuova classe dirigente. In fumo sono finiti i documenti, per esempio, dello scandalo Oil for Food, il programma attivato nel 1995 dalle Nazioni Unite e terminato nel 2003, che permetteva all'Iraq di vendere petrolio in cambio di generi di prima necessità per alleviare le sofferenze dei civili. Alla fine il programma si rivelò un fallimento totale: persero la vita almeno un milione di civili iracheni a causa delle sanzioni, ma il regime di Saddam potè mettere al sicuro fondi all'estero.

nouri al malikiSospetti e coincidenze. Il quotidiano al-Zaman, citando fonti della sicurezza di Baghdad, ha pubblicato un'inchiesta a riguardo, sostenendo che nei roghi sono coinvolti i servizi segreti di ''un paese confinante'', ma non dice quale.
Secondo la gola profonda dell'intelligence irachena, l'operazione è stata pianificata su ordine diretto del premier iracheno Nouri al-Maliki e di alcuni suoi ministri. Il motivo? Far sparire nel rogo, sempre secondo quanto sostiene l'informatore di al-Zaman, le prove della corruzione che dilaga nell'attuale esecutivo di Baghdad. L'incendio è arrivato, anche se potrebbe essere una coincidenza, alla vigilia della richiesta da parte dell'opposizione di un'inchiesta sull'appropriazione indebita di denaro pubblico, sui pagamenti esteri per forniture governative e su un riciclaggio di denaro.
La fonte di al-Zaman, che si dichiara convinta dell'esistenza di un legame tra i due episodi, cita anche due altri episodi controversi: due incendi dolosi scoppiati in due magazzini, uno del ministero della Difesa e uno del ministero degli Interni, che a suo dire sono serviti per cancellare le prove della sottrazione sostanziosa di fondi che la comunità internazionale aveva stanziato per il riarmo e l'addestramento della polizia e dell'esercito iracheno.
Un mare di dubbi, che la commissione d'inchiesta avrebbe potuto chiarire, ma che con ogni probabilità resteranno tali.  

Christian Elia

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