Almeno mille lavoratori, da due giorni,
sono stati chiusi all'interno del cantiere nel quale lavorano per
aver osato scioperare. Senza acqua, senza cibo. Sono gli operai che,
per una paga da fame, lavorano alla costruzione dell'isola
artificiale , mega progetto della monarchia
del Golfo Persico del valore di 6 miliardi di dollari.
Come schiavi. Il consorzio che gestisce l'opera,
compartecipato dallo stesso governo del Bahrain e da grandi aziende
europee e nord americane del settore edilizio, ha risposto alle
richieste di aumenti salariali e migliorie nella vita degli operai
serrando il cantiere. Con gli stessi operai dentro. Volevano acqua
calda, servizi igienici ed elettricità negli alloggi, mentre
adesso rischiano di morire di fame.
Come è accaduto negli Emirati
Arabi Uniti, però, anche in Bahrain il seme della rivolta si
diffonde rapido tra i lavoratori del settore edile, in massima parte
emigrati dal sud est asiatico.
Così, in base alle stesse
rivendicazioni, sono entrati in sciopero anche 250 impiegati della
società di costruzioni Moshin Haji Ali Group, altro
colosso dell'edilizia che impiega per lo più manodopera
indiana.
Il boom
dell'edilizia, che è arrivato anche in Bahrain come nelle
altre ricche petromonarchie del Golfo Persico, sta ridisegnando il
volto del paese.
L'altra faccia della medaglia. I miliardi di dollari di liquidità garantiti
alle casse statali dal prezzo del greggio, sono stati investiti in
massima parte in
joint venture con le aziende specializzate
occidentali per costruire gioielli dell'architettura che ricalcano il
successo mondiale ottenuto dalle recenti costruzioni negli Emirati
Arabi Uniti.
Solo che, come
avviene a Dubai e ad Abu Dhabi, gran parte del margine di guadagno di
queste operazioni faraoniche è garantito dalle paghe da fame
degli operai immigrati.
Nei giorni scorsi
il governo indiano, sollecitato dalle migliaia di connazionali che si
recavano all'ambasciata in Bahrain a raccontare storie di moderna
schiavitù, ha chiesto che la paga minima per i suoi cittadini
in Bahrain sia di 262 dollari al mese.
I lavoratori
stranieri nel paese sono circa 50mila e rappresentano il 55 percento
della forza lavoro.
Il Bahrain, in
ritardo rispetto agli altri paesi del Golfo Persico, ha abbassato le
quote di cittadini da assumere per un'impresa straniera, ma rispetto
allo sfruttamento brutale non ha nulla da imparare dagli Emirati
Arabi Uniti.
Ch.E.