stampa
invia
E' un libretto grigio, fogli a
quadretti. Dal 1997 si è riempita di lettere e numeri, tutti
su quello stesso quadrante, Paesi Baschi. Indirizzi che sono volti,
che sono idee politiche e occasioni di incontro, numeri che sono
strade e viali o colline e fiordi nei territori baschi.
Sfoglio le pagine e mi soffermo sui
nomi. La mia agenda basca è diventata una galleria di ricordi.
L'ultimo che guardo è il numero di Karmelo Landa, arrestato
questa notte. C'è anche un video sui quotidiani on-line
spagnoli. Karmelo, un metro e settantacinque, di stazza robusta,
capelli folti e scuri su un viso aperto, gli occhi scuri. Esce da un
portone di casa, è notte e si guarda sperso in giro. Ha già
le manette ed è circondato da uomini dell'antiterrorismo.
Garzon ne ha usati 400 per andare a prendere tredici persone, di
quelle che non scappano e che si fanno trovare a casa. Ma si celebra
il rito mediatico: operazione nel cuore della notte, telecamere e
fotografi al seguito, agenti in borghese incappucciati che escono da
portoni di casa con scatole di cartone, numerose scatole. E il
magistrato che cammina nelle strade deserte il telefonino
all'orecchio. Karmelo sale in macchina e i fotografi e le telecamere
lo vanno a riprendere in primo piano. Ha lo sguardo dritto.
Al nove di marzo l'agenda spagnola
segna: elezioni democratiche. Eppure da più parti, anche da
quelle che fino ad oggi avevano taciuto, si inizia a discutere della
legittimità di elezioni in cui un partito viene eliminato a
colpi di ordinanze. E ci si chiede anche se la repressione sia la
strada giusta per trovare una vera soluzione al conflitto. Con gli
arresti di questa notte, con la sentenza del maxiprocesso 18/98+ e il
relativo carcere, con le detenzioni nei gruppi giovanili, con i fermi
di esponenti delle nuove formazioni politiche che siedono nei
consigli comunali e al parlamento basco, si tenta di cancellare il
volto pubblico della richiesta politica di indipendenza e di un
processo di pace, quello che fu fatto naufragare dai socialisti di
Zapatero nel monastero di Loyola e dai notabili del Partido
Nacionalista Vasco, la prima formazione democristiana d'Europa. Ma la
consegna corre per le strade di un'altra agenda, quella della
sinistra basca. Annuncia che vi sarà comunque una
partecipazione al voto. Forse, anche questa volta, con le schede
pre-stampate che faranno contare la propria voce nel monte del voto
nullo e che diranno che dietro le prime fila, in un'organizzazione
orizzontale, la seconda è uguale a quella che si cerca di
togliere di mezzo. Angelo Miotto