14/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La catastrofe naturale ha colpito tre zone di conflitto. Quali le conseguenze? Risponde il prof. Montessoro
 
vittime tsunami, Aceh
Lo tsunami ha travolto zone di guerriglia. Quali le implicazioni?  “Tutto dipende dalla gestione degli aiuti”, spiega l’esperto di Sud Est Asiatico Francesco Montessoro. “In Aceh solo tra qualche mese potremo vedere se la catastrofe naturale ha intensificato la guerra o l’ha eliminata”. La situazione della provincia settentrionale indonesiana, in cui sono morte oltre 100mila persone e ci sono 700mila sfollati, è drammatica. Il 26 dicembre i guerriglieri separatisti hanno proclamato un cessate il fuoco  temporaneo che non è stato rispettato. Nei giorni seguenti ci sono stati alcuni scontri e reciproche accuse di voler approfittare della tragedia per lanciare un’offensiva. Tuttavia proprio ieri i ribelli hanno fatto di nuovo appello affinchè si rispetti la tregua.
 
La devastazione dello tsunami che conseguenze può produrre in zone già colpite dai conflitti?
Per caso lo tsunami ha riguardato una zona non stabile. Dietro l’immagine di località esotiche, vi è un dato conflittuale. I Paesi più colpiti, Sri Lanka, Thailandia del sud e Indonesia, presentano gravi problemi interni. In Aceh, provincia settentrionale indonesiana, è attivo il movimento secessionista per l’Aceh libero (Gam) che Jakarta non riesce ad eliminare. Nel nord e nell’est dello Sri Lanka c’è il movimento delle Tigri che rappresenta la minoranza tamil. I tamil erano i lavoratori delle piantagioni di tè e sono in buona parte hindu, a differenza della maggioranza cingalese che è buddista. Nel sud della Thailandia, Paese prevalentemente buddista, è concentrato il 4 per cento della popolazione musulmana. Tra queste persone ci sono gruppi radicali artefici di attività terroristiche.
 
aiuti in Sri LankaIl corso degli eventi in queste zone da cosa dipende?
Sicuramente dalla gestione degli aiuti che rappresenta una questione politica fondamentale. Le situazioni dei tre Paesi però sono diverse. In Sri Lanka le Tigri tamil hanno accettato una sorta di compromesso per consentire la distribuzione degli aiuti. Non dovrebbe perciò verificarsi un inasprimento delle relazioni tra governo e guerriglia. Anche in Thailandia la situazione dovrebbe essere sotto controllo. Le aspirazioni musulmane separatiste non si possono realizzare, perché il regime di Kuala Lumpur è ostile al confessionalismo religioso degli integralisti. Il movimento estremista tailandese dunque è minoritario e gestibile. Il turismo nel sud è poi così rilevante che porterà il governo a fare bene e presto.
 
Rimane il caso dell’Aceh…
E’ quello più grave. I guerriglieri del Gam proclamarono l’indipendenza nel ’76, ma diedero di fatto inizio alle operazioni militari più tardi, negli anni ’90. Il Gam oggi è molto radicato. Riceve armi dalla guerriglia musulmana delle Filippine meridionali.
I tentativi di pace fatti in Aceh a partire dal 2000 sono falliti. Nel maggio 2003 i militari indonesiani sono tornati per poter riprendere il controllo della provincia che è ricca di giacimenti di gas naturale e di petrolio. Siamo in uno stato di guerra dove entrambe le parti usano forme di controllo e di pressione militare aberranti. La popolazione civile è stata colpita in modo durissimo. All’ordine del giorno ci sono distruzioni di villaggi, assalti, assassini mirati, stupri. Perciò qui lo tsunami ha riversato una forza di devastazione maggiore che nelle altre zone asiatiche. Se però Jakarta gestirà male gli aiuti (l’Indonesia è uno dei Paesi più corrotti al mondo) perderà la faccia, premiando la guerriglia del Gam. Ed è per questo motivo che gli Stati Uniti sono giunti in Aceh con grande sforzo.
 
militari, Aceh
Come valuta l’intervento umanitario americano?
Gli Stati Uniti non si sono mossi immediatamente perché hanno dovuto fare una valutazione politica e strategica di ciò che era accaduto. In seguito, hanno deciso di intervenire. La provincia indonesiana rappresenta una priorità della politica estera statunitense e non di quella umanitaria: un Aceh indipendente, infatti, porterebbe alla costituzione di un nuovo stato musulmano integralista. Nella provincia è già in vigore la sharia (legge coranica, Ndr.), anche se non è applicata con rigore. Gli Usa temono dunque che un Aceh più islamizzato possa favorire un radicamento delle reti terroristiche internazionali.
 
Perché il governo indonesiano ha deciso di imporre  limitazioni agli aiuti stranieri e ha ordinato agli eserciti di altri Paesi di abbandonare l’Aceh entro fine marzo?
Da anni le autorità indonesiane impediscono per ragioni di sicurezza l’accesso in Aceh alle ong straniere, soprattutto a quelle legate al mondo radicale islamico. L’esercito indonesiano vuole agire indisturbato. Bisogna inoltre vedere quali eserciti stranieri dovranno andarsene. Se il governo dirà agli Usa di ritirarsi, questa azione potrà essere interpretata in due modi: come un messaggio a coloro che da vari anni non sostengono il riarmo delle forze armate indonesiane in nome dei diritti umani; o - ipotesi più convincente - come un modo per assecondare l’opinione pubblica islamica dell’Aceh che non vuole occidentali sul suo territorio.
 
 
 

Francesca Lancini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità