In arabo,
tâlib significa “colui che cerca e che chiede”: il
tâlib è l'allievo di un marabutto, studente dei precetti dell’Islam. Per far diventare
i propri figli degli adulti responsabili e dei ferventi fedeli, una pratica molto
diffusa in un paese islamico come il Senegal è quella di far frequentare loro
le numerose scuole coraniche (
daraas), gratuite purché i discepoli siano disposti a svolgere piccoli lavori nella
scuola. Molte famiglie indigenti “regalano” ai marabutti i figli a cui non riescono
a badare: nelle
daraas della capitale Dakar, un terzo dei bambini ha meno di 10 anni. Ogni mattina,
i giovani discepoli si alzano alle 5 e, dopo le preghiere mattutine, prendono
i loro barattoli di latta, vagando per le strade di Dakar in cerca di elemosine.

E' questa la vita dei
talibés, dipendenti in tutto e per tutto dal marabutto e dalle sue richieste. Ogni momento
diventa buono per chiedere qualche spicciolo ai passanti. La quota per non essere
cacciati dalla scuola e per non essere molestati è di 350 franchi cfa (50 centesimi
di euro) al giorno: una somma notevole, se si considera che il 70 percento della
popolazione del Senegal vive con meno di due dollari al giorno. I principi dell’Islam
contemplano la raccolta dell’elemosina come attività utile per apprendere la virtù
dell’umiltà, ma “se all’inizio i giovani mendicavano per apprendere valori fondamentali
per la religione musulmana, oggi lo fanno per conto di un marabutto, dando vita
a quello che può essere definito – secondo un rapporto del 2004 dell’Afp - il
mercato delle elemosine”. Sette giorni su sette, delle volte perfino di notte,
malnutriti, a piedi scalzi, vestiti di stracci, l’unico bene che posseggono è
il loro barattolo di latta. Molti
talibés nemmeno imparano a leggere il Corano. Mouhamed Chérif Diop, coordinatore di
una Ong locale, tira amaramente le conclusioni: “Molte persone guadagnano attraverso
l’elemosina dei bambini più soldi che se facessero un lavoro normale”.
“Lo stato non vuole impegnarsi nel risolvere il problema delle elemosine, perché
è una faccenda che riguarda la religione” dichiara Amadou Camara, portavoce del
ministro della Solidarietà. La figura del marabutto gode di un’autorità inviolabile
nella società senegalese: molte famiglie consultano le scuole coraniche per risolvere
affari familiari, questioni monetarie e perfino per consigli elettorali. Marie
Julie Gagnon, giornalista canadese, sintetizza così il primato dei marabutti:
“In Senegal hanno più autorità dei rappresentanti politici”. Il tessuto sociale
delle comunità rurali senegalesi riconosce da secoli l’importanza del ruolo del
marabutto: le famiglie più povere mandavano i propri figli a lavorare nei campi
del marabutto locale in cambio di un’educazione religiosa.

L'urbanizzazione, sempre più consistente a partire dagli anni '80, ha portato
molti marabutti a trasferirsi nelle grandi città facendo diventare abituale la
pratica dei
talibés. Formalmente, il Senegal ha adottato delle leggi per limitare l’apertura di
nuove scuole coraniche, ma in realtà non serve alcuna documentazione per crearne
una. Camara ritiene molto delicato provare a disinnescare questa pratica: “In
ogni grande città c’è un leader religioso che ha dei discepoli nelle sfere dell’amministrazione
sociale”. Il governo senegalese ha stanziato fondi per sostenere 100 moschee,
così da indurre i marabutti a non mandare i giovani per le strade. Ai numerosi
critici di questo ambiguo provvedimento Camara risponde pragmaticamente: “Se non
fornissimo nessun tipo di aiuto, per i
talibés sarebbe molto peggio”.