11/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre Obama si avvicina al sorpasso su Hillary, la nomination democratica sarà decisa dalla macchina del partito
Fino a un mese e mezzo fa, Hillary Clinton contava di arrivare a metà febbraio con la nomination democratica già in tasca. I sondaggi a livello nazionale la davano in netto vantaggio, gran parte del partito la appoggiava, il marito Bill faceva campagna elettorale con lei. Ma ora un clamoroso sorpasso da parte di Barack Obama sembra una reale possibilità. Il senatore dell'Illinois, dopo aver vinto 19 Stati contro i 10 dell'ex first lady e aver praticamente pareggiato il conto dei delegati necessari per ottenere la candidatura, ha tutta l'inerzia dalla sua parte. Sta raccogliendo più finanziamenti della rivale e già con i tre Stati in palio domani (Virginia, Maryland e District of Columbia) potrebbe trovarsi davanti nel numero di delegati. Ma la corsa verso la nomination più incerta di sempre potrebbe alla fine essere decisa nelle cancellerie del partito. Che in questo momento è ancora in maggioranza con Hillary.

Barack ObamaUn'America spaccata. La Clinton può contare al momento su 1.148 delegati, Obama su 1.121. Prevedendo un'ulteriore spartizione dei delegati in palio negli Stati rimanenti, è praticamente certo che si arriverà alla convention democratica di fine agosto senza che nessuno dei due sfidanti abbia raggiunto quota 2.025, il numero necessario per assicurarsi la nomination. Così, se il voto popolare darà la fotografia di un'America spaccata, tutti gli occhi saranno puntati sui 796 “super-delegati”: deputati, governatori, ex presidenti e funzionari del partito, che possono schierarsi con chi vogliono. In questo campo, finora la Clinton prevale: l'Associated Press calcola che 213 super-delegati abbiano finora dato il loro appoggio a Hillary, contro i 139 che sostengono Obama. Il che vuol dire che, nella conta dei delegati assegnati dal voto popolare, il senatore afro-americano è in vantaggio per 986 a 924.

Hillary ClintonDilemma politico. La questione è politicamente spinosa. I super-delegati sono liberi di votare per chi vogliono e di cambiare idea in corsa. Hillary e Obama stanno lavorando dietro le quinte per far pendere la bilancia all'interno del partito in loro favore: l'ex first lady può contare sui fedelissimi di Bill Clinton, Obama ha il sostegno dell'ex candidato alla Casa Bianca John Kerry. Mentre nei prossimi mesi continueranno a formarsi gli schieramenti, all'orizzonte si profila un dilemma: e se il voto dei super-delegati andasse contro il voto popolare? Obama ha detto la sua: “Se finiamo con più stati e più delegati popolari, sarebbe problematico per gli insider politici rovesciare il giudizio degli elettori”, ha dichiarato. Ma la Clinton la vede in maniera diversa: “Per definizione, si suppone che i super-delegati esercitino un giudizio indipendente”, ha detto l'ex first lady. Che ha poi individuato un'incongruenza chiave: i senatori del Massachusetts, Kerry e Ted Kennedy, appoggiano Obama ma rappresentano uno Stato vinto dalla Clinton. “Se Obama intende applicare la sua versione fino in fondo, andando contro quella che è stata storicamente la definizione di super-delegato, non vedo l'ora di ricevere il sostegno di Kerry e Kennedy”, ha aggiunto Hillary. Che comunque andassero le cose, sa di poter contare su un voto eccellente: suo marito Bill, ex presidente e quindi super-delegato.

Il fattore “eleggibilità”. Oltre al sostegno evidenziato dagli elettori, Obama sembra però poter contare sul fattore “eleggibilità” nei confronti del probabile candidato repubblicano John McCain. “Ho mobilitato fasce di popolazione che di solito non andavano a votare”, ha detto Obama nei giorni scorsi. “Non ho nessun dubbio che a novembre sarei capace di raccogliere anche i voti di chi nelle primarie ha preferito la senatrice Clinton. Non credo che lei possa dire altrettanto”. Su questo gli analisti concordano: Hillary è un personaggio che in America divide: amata od odiata. E a parte i giovani conquistati da Obama, molti elettori indipendenti potrebbero voltare le spalle ai democratici se la candidata sarà la Clinton. Non è un caso che, in campo repubblicano, tutti fanno il tifo per Hillary. E di questo i pezzi grossi del partito democratico, desiderosi di riprendersi la Casa Bianca dopo otto anni, potrebbero tener conto.

Alessandro Ursic

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