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Non
cederemo di un millimetro. Il discorso del presidente iniza
secondo il consueto canovaccio: il grande Satana (gli Usa) e il
piccolo Satana (Israele), che vogliono impedire all'Iran di
sviluppare il programma nucleare ma, incalza Ahmadinejad: “la
nazione iraniana non arretrerà nemmeno di un passo”. Poi,
per sondare l'efficacia delle sue parole si rivolge alla folla:
“Siete pronti a indietreggiare rispetto ai vostri diritti?”, e si
compiace del boato di “no” che sale dalla piazza. “L'occidente
-rincara allora la dose- dovrebbe sapere che l'Iran non può
essere minacciato da sanzioni economiche. Qualsiasi concessione
sarebbe una disgrazia per il paese”. E ancora: “L'occidente deve
accettare di aver fatto un errore e che un'altra risoluzione sarebbe
solo uno sforzo inutile”. Le potenze occidentali “non possono
fare altro che giocare con pezzi di carta (le risoluzioni Onu) e fare
propaganda”. A quel punto, a proposito propaganda, si lancia in una
digressione sul programma spaziale, che porterà alla messa in
orbita entro l'estate di un satellite interamente made in Iran.
Il
prezzo della resistenza. Quella di Ahmadinejad è una
strategia tutt'altro che nuova: puntare sulla minaccia esterna per
serrare le fila del dissenso interno. Ma, questa volta, dopo aver
attaccato i nemici, ha scelto di puntare il dito direttamente contro
i connazionali ostili alla sua politica, identificandoli come
traditori e mercenari. “C'è qualcuno -ha dichiarato
sibillino- che incontra regolarmente i nemici e fornisce loro
informazioni. Queste persone vogliono che ci sediamo al tavolo con la
controparte, scendiamo a compromessi e ci ritiriamo”. Ahmadinejad
allude con ogni probabilità a quel ventaglio di personalità
politiche, sia riformatori che conservatori, che negli ultimi mesi
hanno criticato la linea intransigente dell'ex sindaco di Teheran.
Tra loro, anche gli ex presidenti Rafsanjani e Khatami, che hanno più
volte definito controproducente il suo oltranzismo nella corsa al
nucleare. “Resistenza -ha però sentenziato Ahmadinejad-
significa pagare un prezzo”.
Elezioni
e selezioni. Il 14 marzo in Iran si terranno le elezioni
parlamentari ma, come già accadde quattro anni fa, la
selezione delle autorità è stata spietata. Su oltre
7mila candidati ne sono stati esclusi ben 2mila. Questi sono in gran
parte esponenti riformatori, vicini a Khatami e Rafsanjani. Uno di
loro è nipote di Khomeini, il riformista Ali Eshraghi. Nei
giorni scorsi, Naoki Tomasini
Parole chiave: Ahmadinejad, rivoluzione, Ali Eshraghi, Mohammad Ali Jafari