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Il presidente timorese e Premio Nobel per la Pace 1996 Jose Ramos Horta si trova
in coma farmacologico al nosocomio 'Royal Darwin Hospital' nella città australiana più vicina all'ex isola indonesiana, indipendente dal
2002. Horta era stato vittima in mattinata (ore 7 locali, le 22 di domenica in
Italia) di un agguato teso fuori la villa presidenziale nella capitale Dili, da
ex-soldati dell'esercito ribelli. Il condottiero del commando che aveva tentato
l'assassinio, Alfredo Reinado, ex militare cacciato dall'esercito dopo un tentato
golpe, è stato ucciso dal fuoco delle guardie del corpo presidenziali. Anche un
altro militare assaltante e una guardia presidenziale sono morte nello scontro
a fuoco. Horta era stato raggiunto da quattro colpi di fucile allo stomaco ed
operato d'urgenza al centro medico delle truppe australiane in Dili, ma è stato
nuovamente sottoposto a chirurgia d'urgenza appena arrivato in ospedale. Le sue
condizioni sono critiche: respira grazie a un ventilatore artificiale, e anche
le sue altre funzioni vitali sono mantenute attive da apparecchiature mediche.
Xanana Gusmao Si trova invece in accettabili condizioni il contestato premier di Timor Est
Xanana Gusmao, artefice con Horta dell'indipendenza da Giacarta nel 1999 (certificata
da un referendum del 2002) e vittima di un altro attentato all'alba mentre si
trovava su di un mezzo ufficiale; sembra non sia stato ferito. “Anche se siamo
stati attaccati da un gruppo armato, e benchè il presidente sia stato ferito,
lo Stato ha il controllo della situazione. Tutto si svolge normalmente e la situazione
è sotto controllo”, ha dichiarato Gusmao subito dopo il “fallito golpe di stato,
con due attacchi scrupolosamente coordinati, mirati a paralizzare il governo e
creare instabilità”; così ha definito il doppio assalto il politico rieletto premier
l'anno scorso con un atto presidenziale che il partito d'opposizione ritiene “illegale”.
Mari Alkatiri, premier deposto da Horta nel 2007, si è detto subito “sconvolto”
dal tentato omicidio del rivale. Horta era stato rieletto alle elezioni presidenziali
del maggio 2007
Australia in soccorso Con una curiosa coincidenza, poche ore prima del doppio attentato a presidente
e premier timoresi, da Sidney era arrivata la promessa di aumentare la missione
di pace Onu che dal 2006 garantisce la stabilità costituzionale a Timor e in questi
mesi la prosecuzione di questo esecutivo, al riparo dalle violenze. Il neo eletto
premier australiano Kevin Rudd aveva appena annunciato di voler aumentare gli
effettivi australiani, già a capo della missione Onu con 800 soldati, su un totale
di 1.400 della missione. Il laburista si era impegnato a inviare “un'altra compagnia”
(quindi almeno 100 militari) e circa 70 soldati federali dei reparti d'èlite.
Quindi circa un 15 percento in più. “I nostri vicini hanno chiesto aiuto, e noi
siamo pronti a fornirlo”, aveva dichiarato Rudd a un vertice del suo partito.
Anche la Nuova Zelanda aveva annunciato l'invio di 35 nuovi soldati per la forza
di mantenimento della pace. “Qualcuno ha provato a uccidere la leadership politica,
democraticamente eletta, dei nostri vicini, alleati ed amici. Siamo scossi e preoccupati
seriamente dall'instabilità politica che rischia di colpire uno Stato a noi molto
vicino” ha dichiarato Rudd dopo il doppio attentato. “Evidentemente ci sono delle
'forza canaglia' (rogue forces, ndr) che provano a destabilizzare il quadro politico timorese - ha aggiunto
il premier di Sidney – e in queste occasioni una dimostrazione di forza appare
necessaria”.
Alfredo Reinado Il capoccia dei golpisti è morto mentre tentava d'uccidere il presidente con
le mitragliatrici di due autoblindo diretti contro il giardino della villa presidenziale.
L'ex capo della polizia militare aveva già minacciato nel novembre appena trascorso
il ritorno alla violenza, dopo aver già pianificato un golpe militare nel 2006;
quel primo tentativo era costato la cacciata dall'esercito a un terzo degli effettivi
timoresi, circa 600 tra soldati e ufficiali, seguaci del ribelle Reinado. Il maggiore
era solo uno degli ufficiali ribelli che tramavano per un colpo di stato, ma fu
l'unico a rifiutare la resa ed andare alla macchia; la sua ribellione innescò
un periodo di guerra civile a bassa intensità, che causò tra aprile e maggio 2006
37 morti e 150mila sfollati interni a Timor Est. Reinado stava per essere giudicato
in contumacia per diversi scontri a fuoco tra i suoi ribelli e la polizia ufficiale
durante i moti del 2006. Era stato arrestato nel giugno di quell'anno per poi
scappare in auttunno; era sempre sfuggito alla cattura da allora. Ma nonostante
il processo, i cronisti avevano riportato almeno tre incontri tra Horta e Reinado
per arrivare ad una soluzione politica al conflitto, l'ultimo dei quali un mese
fa. “Reinado era una persona instabile e pericolosa, ma con poco seguito a Timor
Est, e la sua morte è una buona notizia per un futuro di pace e stabilità in
quel paese” ha dichiarato l'ex ministro degli Esteri australiano, il conservatore
Alexander Downer. Gianluca Ursini
Parole chiave: Jose Ramos-Horta, Reinado, Xanana Gusmao, Kevin Rudd, 'Royal Darwin Hospital', Indonesia, Timor Est