11/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi raid aerei in Darfur, mentre i ribelli ciadiani conquistano Am Timan
In fuga lungo il Sahara, con la prospettiva di sfuggire dalle bombe per finire in mano ai miliziani: non bastasse la crisi ciadiana scoppiata la settimana scorsa, venerdì sono ripresi anche gli scontri nel Darfur, la regione sudanese al confine con il Ciad. Secondo quanto riferito dalle agenzie umanitarie, almeno 12.000 persone sarebbero in fuga da tre città, bombardate dall'aviazione sudanese. Intanto, nel vicino Ciad, i ribelli si ritirano dalla capitale N'Djamena e si muovono verso sud, conquistando la città di Am Timan.

Ribelli darfuriniSe la guerra in Ciad è entrata in una fase di stallo, in Darfur lo scenario si è aggravato dopo una settimana di relativa calma: migliaia di civili sono fuggiti dalle città di Sirba, Sileia e Abu Suruj, bombardate dall'aviazione sudanese secondo quanto riferito dagli stessi sfollati. Alcuni villaggi della zona sarebbero anche stati attaccati dalle milizie Janjaweed, che combattono i gruppi ribelli darfurini opposti al governo centrale di Khartoum. Il governo sudanese ha smentito la notizia, mentre secondo i ribelli, che hanno reso noto di non aver subìto perdite negli scontri, almeno 200 civili sarebbero morti nei raid, avvenuti venerdì scorso.
Le Nazioni Unite hanno condannato il raid, ricordando che le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza bandiscono i voli militari sulla regione, nonostante le violazioni dello spazio aereo darfurino siano piuttosto frequenti. La missione di peacekeeping congiunta tra Onu e Unione Africana, che ha sostituito la forza di 7.000 uomini dell'Ua, è per il momento impotente, vista la mancanza di mezzi aerei e di trasporto che condiziona pesantemente le possibilità operative delle truppe.

Soldati ciadiani pattugliano N'DjamenaIl paradosso è che i civili, in fuga dal Darfur, trovano rifugio oltreconfine, nel Ciad orientale, dove il quadro è tutt'altro che stabile. Se infatti la situazione nei pressi della capitale N'Djamena è migliorata (spingendo le autorità a imporre un coprifuoco più “leggero” di solo sei ore notturne), nel resto del Paese si temono nuovi scontri: i ribelli avrebbero infatti conquistato domenica la città meridionale di Am Timan, dopo combattimenti durati appena mezzora. Una notizia non confermata però dalle autorità ciadiane, secondo le quali i ribelli si sarebbero semplicemente spinti verso sud, nei pressi del confine con la Repubblica Centrafricana.
Sempre oggi, i ribelli hanno “invitato” la forza di peacekeeping dell'Unione Europea, che dovrebbe schierarsi proprio al confine tra i due Paesi, a rinunciare alla propria missione. I contingenti europei non sarebbero infatti più credibili nella loro pretesa neutralità, visto che buona parte dei soldati verrebbero forniti dalla Francia, alleata del presidente Idriss Deby che i ribelli mirano a rovesciare. Finora Parigi, pur schieratasi apertamente con il governo di N'Djamena, mantiene un profilo militare basso, limitandosi a voli di ricognizione sui campi dei ribelli, senza però attaccarli. 

Matteo Fagotto

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