In fuga lungo il Sahara, con la prospettiva di sfuggire dalle bombe per finire
in mano ai miliziani: non bastasse la crisi ciadiana scoppiata la settimana scorsa,
venerdì sono ripresi anche gli scontri nel Darfur, la regione sudanese al confine
con il Ciad. Secondo quanto riferito dalle agenzie umanitarie, almeno 12.000 persone
sarebbero in fuga da tre città, bombardate dall'aviazione sudanese. Intanto, nel
vicino Ciad, i ribelli si ritirano dalla capitale N'Djamena e si muovono verso
sud, conquistando la città di Am Timan.

Se la guerra in Ciad è entrata in una fase di stallo, in Darfur lo scenario si
è aggravato dopo una settimana di relativa calma: migliaia di civili sono fuggiti
dalle città di Sirba, Sileia e Abu Suruj, bombardate dall'aviazione sudanese secondo
quanto riferito dagli stessi sfollati. Alcuni villaggi della zona sarebbero anche
stati attaccati dalle milizie
Janjaweed, che combattono i gruppi ribelli darfurini opposti al governo centrale di Khartoum.
Il governo sudanese ha smentito la notizia, mentre secondo i ribelli, che hanno
reso noto di non aver subìto perdite negli scontri, almeno 200 civili sarebbero
morti nei raid, avvenuti venerdì scorso.
Le Nazioni Unite hanno condannato il raid, ricordando che le risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza bandiscono i voli militari sulla regione, nonostante le
violazioni dello spazio aereo darfurino siano piuttosto frequenti. La missione
di peacekeeping congiunta tra Onu e Unione Africana, che ha sostituito la forza di 7.000 uomini
dell'Ua, è per il momento impotente, vista la mancanza di mezzi aerei e di trasporto
che condiziona pesantemente le possibilità operative delle truppe.

Il paradosso è che i civili, in fuga dal Darfur, trovano rifugio oltreconfine,
nel Ciad orientale, dove il quadro è tutt'altro che stabile. Se infatti la situazione
nei pressi della capitale N'Djamena è migliorata (spingendo le autorità a imporre
un coprifuoco più “leggero” di solo sei ore notturne), nel resto del Paese si
temono nuovi scontri: i ribelli avrebbero infatti conquistato domenica la città
meridionale di Am Timan, dopo combattimenti durati appena mezzora. Una notizia
non confermata però dalle autorità ciadiane, secondo le quali i ribelli si sarebbero
semplicemente spinti verso sud, nei pressi del confine con la Repubblica Centrafricana.
Sempre oggi, i ribelli hanno “invitato” la forza di peacekeeping dell'Unione Europea, che dovrebbe schierarsi proprio al confine tra i due Paesi,
a rinunciare alla propria missione. I contingenti europei non sarebbero infatti
più credibili nella loro pretesa neutralità, visto che buona parte dei soldati
verrebbero forniti dalla Francia, alleata del presidente Idriss Deby che i ribelli
mirano a rovesciare. Finora Parigi, pur schieratasi apertamente con il governo
di N'Djamena, mantiene un profilo militare basso, limitandosi a voli di ricognizione
sui campi dei ribelli, senza però attaccarli.