di Raul Pantaleo. Elèuthera edizioni, 2007
Scritto per noi da
Paolo Lezziero
L’autore di questo volume, un “diario di cantiere”, ripercorre l’esperienza come
architetto di Emergency, raccontando cosa sia stato progettare e costruire in
una natura particolarmente inospitale e in un paese segnato dalla fame e dalla
guerra.
Operare in condizioni come queste ha infatti richiesto di assumere criteri
progettuali innovativi tanto dal punto di vista teorico che pratico. Alla periferia
di Kartoum, Emergency costruisce il Centro Salam (pace), l’unico ospedale africano
di cardiochirurgia in grado di fornire assistenza gratuita a una popolazione di
trecento milioni di persone. Prima di leggere però le pagine di Raul Pantaleo, architetto e grafico, fondatore
dello studio Tamassociati a Venezia, bisogna anche informarsi e informare chi
leggerà sugli sforzi compiuti dall’Associazione per arrivare al progetto.

A farlo è il fondatore, Gino Strada, “doctor Gino”, come viene chiamato sul posto,
nella sua prefazione al testo.
“Una cattedrale nel deserto” gli veniva obiettato, quando era nata l’idea, ultima
di una serie di altre che avevano fatto marciare ospedali in Afganistan e in molte
altre parti del mondo.
“Ma qui”, obiettò subito Strada, il deserto è pura metafora; l’ospedale sorge
di certo in una regione desertica, ma è un deserto popolato da milioni di esseri
umani che vivono,a Khartoum, nel resto del Sudan e nei paesi vicini, in condizioni
di degrado drammatiche,spesso senza possibilità alcuna di cure mediche.”
Il Centro Salam viene definito cattedrale perché di “assoluta eccellenza”,dove
praticare una medicina difficile e complessa, che richiede grande impegno di risorse
umane ed economiche: la chirurgia del cuore. “Così”, prosegue Strada, “ si è
radicata in noi la convinzione che “ curare “ gli esseri umani non possa essere
attività discriminatoria. Non possono esistere, nella medicina, pazienti di prima
e di seconda classe, cure per i ricchi e cure per i poveri del mondo. Tutti hanno
diritto a cure di alto livello e gratuite, con eguaglianza in dignità e diritti.”
Il Governatore di Khatoum, Abdulalim al Muthafi, medico, uomo di grande intelligenza,
sceglie una località sul Nilo, Soba, desertificata dalle guerre, “pensando che
dopo sei mesi gli sarebbe stata restituita per il fallimento del progetto”.
Invece
la tattica che ha fatto funzionare il tutto, il consenso della gente del Sudan,
è stato l’invito costante al cantiere. Per farle seguire esteticamente la crescita
dei mattoni e per coinvolgerla sempre di più nello spirito del piano di lavoro.
“Il cantiere”, un insieme di persone che si confrontano con un sentire comune
di emozioni e difficoltà” conclude Gino Strada, “ha ispirato il diario di Raul
Pantaleo, che del Centro è stato molto più che “ l’architetto”.

“Tutto comincia a Venezia”, inizia così il diario dell’autore, che si dipana
per
i quattro anni dei lavori, 2004/5/6/7, con una lettera che lo ritiene “idoneo
a partecipare alle missioni umanitarie di Emergency.”
E’ il novembre 2003.
Le annotazioni dell’architetto, date le condizioni ambientali, sfiorano il tragico
e il comico, hanno sempre dentro la forza che ha spinto il gruppo di lavoro a
continuare. Dall’idraulico che viene in taxi per riparare un tubo senza attrezzi
(per non usare i suoi), al muratore che non fa i muri a squadra, alla solidarietà
che scatta senza consultazioni.
All’incontro con le disperazioni e le privazioni
esistenziali della popolazione, come quello con la bambina Amarsa, di un anno
e mezzo, spaventosamente denutrita, come la maggior parte dei bambini pieni di
tante malattie.
E poi la prima gettata di cemento, il vivere fra continui scontri tribali.
E finalmente
i pilastri di fondazione dell’ospedale nel 2005.
“ Il senso del bello”, dice il
diario, “ è dare dignità di “luogo” a quello che è soltanto uno spazio funzionale,
dargli vita, renderlo ospitale. Anche questo è un diritto, e soprattutto è un
segnale di speranza per il futuro.”
Nel 2007, (l’apertura del Centro è nel mese di maggio), “il cantiere è una babele
di persone perché ai tecnici edili si è unito il personale ospedaliero: infermieri,
chirurghi,cardiologi, tecnici di apparecchi biomedicali, ottanta persone quasi
tutti italiani”.
Per capire la modernità dell’impianto,annota lo scrittore, per abbattere per
esempio
i quaranta gradi di calore all’interno dell’ospedale, è stato fatto uno studio
approfondito di tecnologie specifiche di raffrescamento, isolamento e filtrazione,
anche con l’uso massiccio del verde, con grandi superfici alberate e piantumazioni
lineari a pesce.
E’ stato poi risolto il tema della infiltrazione di sabbia e
polveri dell’aria, che viene fatta passare attraverso una sorta di labirinto.
L’urto con l’impatto delle pareti permette di sedimentare gran parte della sabbia
e delle polveri in essa contenute.
Per affrontare i problemi multireligiosi è stato realizzato il padiglione di meditazione
e preghiera.