08/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela, è guerra aperta fra Caracas e la Exxon Mobil per la perdite causate dalla nazionalizzazione del petrolio voluta da Chavez lo scorso primo maggio
E' passato meno di un anno da quel famoso primo maggio 2007 quando il governo di Chavez stabiliva una volta per tutte chi doveva essere il gestore delle risorse energetiche presenti nella Faja del Orinoco, zona orientale del Paese, da troppo tempo nelle mani delle compagnie multinazionali straniere.

Pozzi nel lago di MaracaiboI fatti. Di certo la decisione di “nazionalizzare” i progetti d'estrazione di petrolio in quella che è considerata una delle aree con maggiori riserve di greggio al mondo è stata una scelta importante per l'amministrazione di Caracas e un pugno nello stomaco delle compagnie straniere che (non tutte) da subito hanno annunciato battaglia.
Exxon e ConocoPhillips, ad esempio, hanno abbandonato i progetti e si sono messe al lavoro per fare causa a Pdvsa e ottenere un risarcimento, nonostante la proposta di Caracas di costituire joint venture a maggioranza venezuelana. Ma la notizia importante è un'altra. Exxon Mobil Corporation ha ottenuto dai tribunali britannici, olandesi e delle Antille olandesi il congelamento del pagamento dei crediti finanziari da versare a Pdvsa in varie nazioni del mondo. Un blocco che riguarda circa 12 miliardi di dollari. L'ordine giudiziario è perentorio: “E' proibito a Pdvsa disporre delle proprie risorse finanziarie in tutto il mondo”.
 
Manifestazione del 1 maggio (foto Simone Manzo)Risposte. “Se qualcuno ci procurerà dei danni, riuscendo a far bloccare i nostri fondi, non avremo altra opzione che fare danno agli Usa non inviando più forniture di petrolio”. Queste le parole usate da Chavez dopo essere venuto a conoscenza che la Exxon Mobil ha chiesto il blocco dei beni finanziari della Pdvsa.
La richiesta di risarcimento avanzata da Exxon dopo la nazionalizzazione del petrolio voluta da Chavez riguarderebbe un progetto petrolifero nel quale Exxon Mobil aveva il 41 percento delle partecipazioni. In pratica la sentenza emessa dai tribunali interpellati da Exxon impedisce temporaneamente a Pdvsa di movimentare alcuni beni finanziari e conti correnti fino a quando non sarà risolta la “disputa petrolifera”.

La Faja del OrinocoUn'area "speciale. Alla mezzanotte dello scorso primo maggio, la Pdvsa è diventata la maggiore azionista di tutti i progetti petroliferi presenti nella Faja del Orinoco. In questo modo Caracas ha preso il controllo totale dell'esplorazione dei campi petroliferi che fino a quel momento erano gestiti dalle compagnie straniere.
La zona, dal potenziale estrattivo gigantesco, vede la presenza nel sottosuolo di petrolio di altissima qualità e dal valore di mercato molto alto. Allo stesso tempo, però, è anche molto difficile da estrarre, per questo motivo servono molti investimenti.
In questa zona orientale del Venezuela, secondo gli esperti, esisterebbero riserve di greggio pari a circa 80mila milioni di barili che potrebbero far diventare il Paese il primo produttore al mondo di petrolio. Forse anche per la grande potenzialità espressa dalla zona non tutte le compagnie straniere hanno deciso di abbandonare l'area e si sono adeguate alle necessita (e alle decisioni) venezuelane. Come è successo con Chevron, Total e Statoil che hanno quasi subito accettato i termini proprosti dall'amministrazione venezuelana e si sono accontentate di mantenere un profilo societario di subordinazione con partecipazioni minoritarie.
Una cosa è certa: non ci vorrà molto tempo per vedere una reazione da parte di Pdvsa alla notizia di un possibile scontro processuale con la potente Exxon che con i suoi 40 miliardi di dollari all'anno di profitto è la compagnia petrolifera mondiale più importante.

Alessandro Grandi

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