08/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



A Ghajar, un villaggio sul confine tra Libano e Golan, la vita non ha quasi nulla di normale
Scritto per noi da
Erminia Calabrese

Valle del Wazzani. Il disegno delle frontiere tra la Siria e il Libano si fa attendere, sperando e aspettando forse una normalizzazione dei rapporti tra i due Stati. In alcuni territori poco popolati, in quelle zone del Libano meridionale che un tempo erano territori dell’impero ottomano -trasferiti in seguito sotto il mandato francese-, l’occupazione (1967) e poi l’annessione del Golan (1980-1981) da parte di Israele hanno fatto sorgere realtà quasi o del tutto paradossali.

Ahmad, 70 anni, è un contadino libanese di Ghajar. Ghajar è un piccolo villaggio di poche centinaia di abitanti a maggioranza alawita (la confessione del presidente siriano Assad) sulla linea di confine tra il Libano e le alture del Golan. Dal 2000, da quando cioè fu tracciata la linea blu del confine, è sotto controllo per due terzi libanese e per un terzo israeliano. Ghajar fu occupato nel 1968 e annesso nel 1981 da Israele. In base alla cosidetta Legge del Golan, gli abitanti della parte siriana di Ghajar sono stati naturalizzati e considerati cittadini dello Stato ebraico. Ahmad racconta: “Dall’altro lato abbiamo parenti che sono costretti ad avere un passaporto israelian. Si dice che non si sa ancora se quella parte di Ghajar sia siriana o libanese, ma di certo non sono israeliani. E allora il passaporto israeliano che c’entra?” Mohammad 70 anni è un contadino. Nonostante il grande esodo dei giovani verso Beirut o Tiro di questi ultimi anni, lui con la moglie sono rimasti qui a coltivare i campi. “Non voglio partire. Sono nato qui, mio padre qui ha costruito una casa. Da questa collina, vedi, si accede con facilità alle acque del fiume libanese Wazzani, che alimenta il lago Tiberiade, la più grande risorsa idrica per Israele”.

Ahmad, un suo vicino ci spiega che anche se dalla fine dell’ultimo conflitto con Israele la zona è controllata dai soldati dell’Unifil spagnola e dall’esercito libanese, non più da Hezbollah: “la situazione non cambia, ci sentiamo come in prigione. Nessuno può venire a trovarci se non ha una carta da residente, nessuno può entrare nel paese. Sai, racconta, il mio hobby è la caccia ma non lo posso più praticare perché, ogni volta che prendo il fucile e mi dirigo sulla collina per cacciare, dall’altra parte c’è sempre qualche soldato israeliano che mi grida di andarmene e avverte l’Unifil spagnola, che in questi casi non sa cosa fare perché ha solo il compito di osservare. Io non so se fidarmi dei soldati spagnoli quando li vedo parlare con i soldati israeliani dell’altro lato”. “Qui ci sono le stesse famiglie con lo stesso cognome che hanno il passaporto israeliano o libanese a seconda del lato del villaggio in cui abitano” dice Mariam, un’anziana donna mentre mostra delle foto: “una mia zia, sorella di mia madre, vive sull’altro lato. Lei ha l’acqua, l’elettricità, il telefono da Israele, sono soli 10 metri che ci separano. A volte per scherzare penso che alla fine sta meglio di me io qui il telefono non ce l’ho e l’elettricità per poche ore al giorno”. “Avrei voglia di abbracciarla”, aggiunge piangendo.

“Per quanto riguarda gli scontri della scorsa settimana tra soldati israeliani e libanesi qui a Ghajar, non sappiamo cos sia realmente accaduto. Il fatto è che a volte i soldati israeliani sparano con troppa facilità”. “Lo so che ora penserai che dico questo perché sono una libanese, ma bisogna venir qui osservare quello che succede davvero. Non mi danno sicurezza i soldati dell’Unifil, per me non è cambiato niente continuiamo a non possedere le nostre terre”. A quel punto Bassam, 70 anni, la interrompe: “Prima, quando eravamo un paese unico, non importava essere siriani o libanesi. La vedi quella montagna? Andavo lì a pascolare le mie pecore e facevo del buon formaggio. Oggi quella terra è proprio sulla linea di confine. É recintata e io non ci posso andare ma è mia, ho qui gli atti di proprietà se vuoi vederli”. Bassam li mostra e poi esce di casa, seduto su un ceppo di legna, a fumare una sigaretta con lo sguardo rivolto verso quel pezzo di terra.

 
Parole chiave: ghajar, wazzani
Categoria: Guerra
Luogo: Libano