07/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La criminalità dedita al narcotraffico è una sciagura per il Paese. Critiche dall'Onu per l'uso dell'esercito. L'alto commissario Arbour: “Così si mette a rischio il rispetto dei diritti umani”.
  
Da quando ha preso possesso della massima carica istituzionale messicana, Felipe Calderon è stato sottoposto da più parti a una serie di critiche sul suo operato.

I fatti. Questa volta non c'entrano i movimenti indigeni, le associazioni per la tutela delle minoranze etniche o l'opposizione politica di Lopez Obrador. Le frecciate, infatti, arrivano direttamente dalla Louise Arbour, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. La critica mossa a Calderon è quella di aver abusato della forza inviando l'esercito, con tutto quello che ne consegue, nel nord del Paese, per dare una svolta importante alla lotta al narcotraffico. “Mi rendo conto che ci siano persone che arrivino a usare l'esercito per porre rimedio a alcune situazioni ma francamente a lungo termine ritengo che sia un atteggiamento pericoloso” ha detto l'alto commissario Onu. Dunque, militarizzare una regione non è, secondo lei la soluzione al problema. Inoltre, la Arbour ha aggiunto che vi è il forte rischio di commettere ulteriori violazioni dei diritti umani se continua la pericolosa politica di uso dell'esercito per combattere il narcotraffico.

Meno tuppe in futuro. Calderon, navigato politico, ha cavalcato l'onda creata dalle dichiarazioni della Arbour, e forse per fare in modo che non avessero troppa eco, ha specificato alcuni punti. Dopo aver chiesto con “urgenza” la collaborazione dei governatori degli stati maggiormente interessati dalla presenza della criminalità organizzata per arrivare in tempi brevi a rafforzare e modernizzare le forze di polizia locali ha fatto sapere che solo in questo modo la presenza dell'esercito diventerà sempre meno necessaria. “Stiamo facendo di tutto per combattere la criminalità organizzata legata al traffico di stupefacenti – ha detto il presidente messicano - allo stesso tempo siamo consapevoli che questa lotta deve essere costante e senza nessuna eccezione ma con il pieno rispetto dei diritti umani”. E in questo Calderon ha trovato l'appoggio del commissario Onu. “Le iniziative messicane per includere nella Costituzione la protezione dei diritti umani e le riforme del settore della giustizia penale sono molto importanti”.

Nel frattempo. La situazione, però, è molto lontana dall'essere risolta come sostiene il generale dell'esercito Sergio Aponte Polito. “Serve l'aiuto di tutta la popolazione – ha detto il generale - Tutti si devono aggregare alla lotta alla criminalità e al narcotraffico”. E secondo Polito il crimine organizzato è una vera e propria catastrofe che ha colpito il Paese: “I danni che la popolazione civile sta subendo da quest'ondata di criminalità che ha ucciso giornalisti, poliziotti, e esponenti della società civile, sono equivalenti a quelli che soffre dopo una catastrofe naturale, come un terremoto dove in pratica si può perdere tutto”. E la firma giunta al termine dell'incontro fra Calderon e la Arbour sulla reciproca collaborazione per combattere il narcotraffico ha fatto giungere il presidente ad una conclusione: “Nel nostro Paese non esiste minaccia più grande per i diritti umani che quella rappresentata dalla criminalità organizzata”.

Alessandro Grandi

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