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I fatti. Questa volta non c'entrano i movimenti indigeni, le associazioni per la tutela
delle minoranze etniche o l'opposizione politica di Lopez Obrador. Le frecciate,
infatti, arrivano direttamente dalla Louise Arbour, alto commissario delle Nazioni
Unite per i diritti umani. La critica mossa a Calderon è quella di aver abusato
della forza inviando l'esercito, con tutto quello che ne consegue, nel nord del
Paese, per dare una svolta importante alla lotta al narcotraffico. “Mi rendo conto
che ci siano persone che arrivino a usare l'esercito per porre rimedio a alcune
situazioni ma francamente a lungo termine ritengo che sia un atteggiamento pericoloso”
ha detto l'alto commissario Onu. Dunque, militarizzare una regione non è, secondo
lei la soluzione al problema. Inoltre, la Arbour ha aggiunto che vi è il forte
rischio di commettere ulteriori violazioni dei diritti umani se continua la pericolosa
politica di uso dell'esercito per combattere il narcotraffico.
Meno tuppe in futuro. Calderon, navigato politico, ha cavalcato l'onda creata dalle dichiarazioni della
Arbour, e forse per fare in modo che non avessero troppa eco, ha specificato alcuni
punti. Dopo aver chiesto con “urgenza” la collaborazione dei governatori degli
stati maggiormente interessati dalla presenza della criminalità organizzata per
arrivare in tempi brevi a rafforzare e modernizzare le forze di polizia locali
ha fatto sapere che solo in questo modo la presenza dell'esercito diventerà sempre
meno necessaria. “Stiamo facendo di tutto per combattere la criminalità organizzata
legata al traffico di stupefacenti – ha detto il presidente messicano - allo stesso
tempo siamo consapevoli che questa lotta deve essere costante e senza nessuna
eccezione ma con il pieno rispetto dei diritti umani”. E in questo Calderon ha
trovato l'appoggio del commissario Onu. “Le iniziative messicane per includere
nella Costituzione la protezione dei diritti umani e le riforme del settore della
giustizia penale sono molto importanti”.
Nel frattempo. La situazione, però, è molto lontana dall'essere risolta come sostiene il generale
dell'esercito Sergio Aponte Polito. “Serve l'aiuto di tutta la popolazione – ha
detto il generale - Tutti si devono aggregare alla lotta alla criminalità e al
narcotraffico”. E secondo Polito il crimine organizzato è una vera e propria catastrofe
che ha colpito il Paese: “I danni che la popolazione civile sta subendo da quest'ondata
di criminalità che ha ucciso giornalisti, poliziotti, e esponenti della società
civile, sono equivalenti a quelli che soffre dopo una catastrofe naturale, come
un terremoto dove in pratica si può perdere tutto”. E la firma giunta al termine
dell'incontro fra Calderon e la Arbour sulla reciproca collaborazione per combattere
il narcotraffico ha fatto giungere il presidente ad una conclusione: “Nel nostro
Paese non esiste minaccia più grande per i diritti umani che quella rappresentata
dalla criminalità organizzata”.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter