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A farlo partire non sono bastati 6000 delegati di 180 nazionalità
diverse, convenuti a Milano -dal 1° al 12 dicembre- per la COP9 , la conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dai 119
paesi che hanno firmato il protocollo di Kyoto. Da chi, cioè, ha
deciso di ridurre del 5.2 per cento le emissioni di anidride carbonica,
nel quinquennio 2008- 2012.
E' mancato l'atteso 'sì' della Russia, che per tutta la durata
delle trattative, ha impegnato i delegati in un' estenuante altalena di
promesse e smentite.
Il varo di Kyoto è rimandato quindi alla prossima edizione della
conferenza, prevista per dicembre 2004, a Buenos Aires.
O forse, già al prossimo mese di marzo, quando è probabile che dopo le elezioni
di primavera, Mosca firmerà il protocollo.
L'adesione della Russia (responsabile del 17 per cento delle
emissioni di CO2 del pianeta) è fondamentale per raggiungere il
'quorum' necessario a far partire il protocollo.
Gli accordi prevedono infatti che Kyoto divenga operativo non appena
abbiano firmato quei paesi industrializzati che sono responsabili
-insieme- di almeno il 55 per cento delle emissioni di anidride
carbonica nel mondo.
Oggi, i 119 che hanno aderito raggiungono solo il 45 per cento,
perchè nel 2001 è venuta a mancare l'adesione degli Stati
Uniti (ai quali si deve il 37 per cento dell' inquinamento
mondiale da CO2).
Nonostante la mancata ratifica, a Milano, qualche risultato positivo
c'è stato: si sono finalmente stabilite norme e procedure precise sui
cosiddetti 'meccanismi flessibili' per l'assorbimento, la riduzione e
il commercio delle emissioni.
In particolare, è stato raggiunto un accordo sulla riforestazione (che
fa parte dei meccanismi flessibili). Ma nell'ambito delle
trattative, si è dovuto trovare un compromesso sulla riforestazione con
alberi transgenici. Il risultato: il transgenico sarà usato a
discrezione dei paesi che ospitano il progetto di riforestazione.
Scontento, infine, sulla cifra stabilita per fondo
speciale per i cambiamenti climatici destinato ai paesi poveri: solo
410 milioni di euro.
“La COP9 è stato un nulla di fatto annunciato”, ha detto Andrea Poggio,
vicedirettore di Legambiente . “E' chiaro che i giochi si fanno
altrove, fuori da questa conferenza: la Russia, ad esempio, sta alzando
la posta in gioco, non solo per aumentare il prezzo della tonnellata di
CO2, ma soprattutto perchè la contropartita alla ratifica di Kyoto sarà
l'entrata nella WTO, la World Trade Organization ”.
Più ottimista Antonio Lumicisi, coordinatore, per l'Unione Europea, del
gruppo esperti 'sinks' (i consulenti scientifici per la
riforestazione): “La COP9 -spiega- era importante per le decisioni da
prendere sui 'meccanismi flessibili'. Ci siamo riusciti. Se non
avessimo raggiunto un accordo, l'intero trattato sarebbe fallito.
Invece il protocollo è ancora vivo. Manca l'adesione russa e molte
decisioni sono rimandate alla prossima edizione, ma l'importante è
poter continuare a discutere”.