07/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Salta l'intesa tra l'Ue e la Serbia per le bizze di Kostunica e per la mancata consegna dei criminali di guerra
''Vogliamo continuare a rivolgerci ai cittadini serbi e mantenere vivo il dialogo, anche se certi politici lo stanno sabotando, come il premier serbo Kostunica che ha sconfessato l'impegno preso''. Non usa giri di parole il commissario Ue all'allargamento, Olli Rehn, per stigmatizzare il comportamento del primo ministro di Belgrado.

il commissario ue all'allargamento olli rehnSalta l'accordo. Oggi era prevista la firma dell'accordo politico 'ad interim' tra Ue e Serbia, un pacchetto di intese che schiudevano la porta dell'Unione a Belgrado. Ma qualcosa è andato storto e la firma è stata rimandata. Motivo del rinvio le sprezzanti dichiarazioni rilasciate ieri da Kostunica rispetto alla missione civile che l'Ue ha stabilito d'inviare in Kosovo, con il non celato scopo di aiutarne la transizione all'indipendenza. ''La decisione di inviare una missione illegale significa che, insieme con i separatisti albanesi, l'Ue crea, in contraddizione con tutti i principi della legge internazionale, un falso stato albanese nel territorio della Serbia'', ha tuonato Kostunica.
Il premier ha inoltre rincarato la dose, sottolineando come sia a suo dire ''criminale accettare un accordo finalizzato a far accettare ai serbi l'indipendenza del Kosovo''.
La proposta 'ad interim' è stata avanzata dall'Unione come gesto di apertura verso la Serbia, non ancora pronta a firmare il vero e proprio Accordo di Stabilizzazione e Associazione (Asa), visto che alcuni stati membri, come l'Olanda, continuano a chiedere come condizione la consegna al Tribunale internazionale dell'Aja dei criminali di guerra serbi Ratko Mladic e Radovan Karadzic.

il premier serbo kostunicaFermi al palo. Tutto sembrava risolto, con il neo rieletto presidente Boris Tadic, che avrebbe potuto spendere l'intesa con l'Ue come successo verso il suo elettorato, che lo ha premiato dimostrando (seppur per una manciata di voti) di preferire il suo europeismo all'ultranazionalista Nikolic, proteso verso un'alleanza strategica con Mosca. Ma il grande escluso delle ultime elezioni è stato proprio Kostunica, alleato al governo con Tadic da quattro anni, ma rappresentante dell'ala più conservatrice dello schieramento democratico.
Kostunica, proprio alla vigilia del ballottaggio di domenica scorsa, ha fatto venir meno l'appoggio a Tadic e sembrava che la sua decisione potesse regalare la vittoria a Nikolic. Tadic, invece, ce l'ha fatta e senza Kostunica, che adesso si sente messo in un angolo. Tadic non può governare senza di lui, ma il premier con la sua scelta preelettorale si è guadagnato un ruolo da comprimario.
''L'offerta che abbiamo fatto resta sul tavolo, soprattutto per quanto riguarda la liberalizzazione dei visti. Quando Belgrado potrà soddisfare tutti i criteri procederemo anche alla firma dell'accordo di associazione e stabilizzazione'', ha detto Rehn, ma la tensione resta palpabile.
Dell'argomento si discuterà il 18 febbraio al Consiglio dei ministri degli Esteri, poi il procuratore del Tpi andrà a Belgrado e si tornerà a parlare del passato, quello del quale la Serbia sembra ancora prigioniera.

Christian Elia

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