Salta l'intesa tra l'Ue e la Serbia per le bizze di Kostunica e per la mancata consegna dei criminali di guerra
''Vogliamo continuare a rivolgerci ai
cittadini serbi e mantenere vivo il dialogo, anche se certi politici
lo stanno sabotando, come il premier serbo Kostunica che ha
sconfessato l'impegno preso''. Non usa giri di parole il commissario
Ue all'allargamento, Olli Rehn, per stigmatizzare il comportamento
del primo ministro di Belgrado.
Salta l'accordo. Oggi era
prevista la firma dell'accordo politico 'ad interim' tra Ue e Serbia,
un pacchetto di intese che schiudevano la porta dell'Unione a
Belgrado. Ma qualcosa è andato storto e la firma è
stata rimandata. Motivo del rinvio le sprezzanti dichiarazioni
rilasciate ieri da Kostunica rispetto alla missione civile che l'Ue
ha stabilito d'inviare in Kosovo, con il non celato scopo di aiutarne
la transizione all'indipendenza. ''La decisione di inviare una
missione illegale significa che, insieme con i separatisti albanesi,
l'Ue crea, in contraddizione con tutti i principi della legge
internazionale, un falso stato albanese nel territorio della
Serbia'', ha tuonato Kostunica.
Il premier ha inoltre rincarato la
dose, sottolineando come sia a suo dire ''criminale accettare un
accordo finalizzato a far accettare ai serbi l'indipendenza del
Kosovo''.
La proposta 'ad interim' è stata
avanzata dall'Unione come gesto di apertura verso la Serbia, non
ancora pronta a firmare il vero e proprio Accordo di Stabilizzazione
e Associazione (Asa), visto che alcuni stati membri, come l'Olanda,
continuano a chiedere come condizione la consegna al Tribunale
internazionale dell'Aja dei criminali di guerra serbi Ratko Mladic e
Radovan Karadzic.
Fermi al palo. Tutto sembrava
risolto, con il neo rieletto presidente Boris Tadic, che avrebbe
potuto spendere l'intesa con l'Ue come successo verso il suo
elettorato, che lo ha premiato dimostrando (seppur per una manciata
di voti) di preferire il suo europeismo all'ultranazionalista
Nikolic, proteso verso un'alleanza strategica con Mosca. Ma il grande
escluso delle ultime elezioni è stato proprio Kostunica,
alleato al governo con Tadic da quattro anni, ma rappresentante
dell'ala più conservatrice dello schieramento democratico.
Kostunica, proprio alla vigilia del
ballottaggio di domenica scorsa, ha fatto venir meno l'appoggio a
Tadic e sembrava che la sua decisione potesse regalare la vittoria a
Nikolic. Tadic, invece, ce l'ha fatta e senza Kostunica, che adesso
si sente messo in un angolo. Tadic non può governare senza di
lui, ma il premier con la sua scelta preelettorale si è
guadagnato un ruolo da comprimario.
''L'offerta che abbiamo fatto resta sul
tavolo, soprattutto per quanto riguarda la liberalizzazione dei
visti. Quando Belgrado potrà soddisfare tutti i criteri
procederemo anche alla firma dell'accordo di associazione e
stabilizzazione'', ha detto Rehn, ma la tensione resta palpabile.
Dell'argomento si discuterà il 18 febbraio al Consiglio
dei ministri degli Esteri, poi il procuratore del Tpi andrà a
Belgrado e si tornerà a parlare del passato, quello del quale
la Serbia sembra ancora prigioniera.