06/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



El Salvador, duecentottanta soldati pronti a partire per l'Iraq. Preoccupazioni sulla missione. Il presidente Antonio Saca: 'Missione umanitaria, siamo artigiani della pace'
Duecentottanta soldati salvadoreñi del battaglione “Cuscatlan” partiranno domenica prossima per l'Iraq. Scopo della missione, contribuire alla ricostruzione del Paese e lavorare a missioni umanitarie.

Soldato salvadoreño in IraqI fatti. “La presenza del nostro contingente militare, così come quella degli eserciti degli altri Paesi, andrà mano a mano diminuendo secondo le circostanze” ha detto il presidente salvadoreño Antonio Saca durante il discorso tenuto presso la caserma centrale della brigata di artiglieria, a San Juan de Opico, sotto un enorme striscione che recitava: “Soldati salvadoreñi, artigiani della pace” . Non solo. Il presidente ha spiegato anche i motivi che lo hanno indotto a scegliere di inviare altri soldati nell'inferno iracheno. “Questo tipo di decisione – ha detto Saca - non è facile da prendere per un presidente. Ma è assolutamente in linea con la mia logica di pensiero che è quella di fare il possibile per combattere il terrorismo”. Saca, inoltre, ha cercato anche di motivare i suoi militari definendoli “messaggeri di pace e ambasciatori umanitari”.

Soldati salavadoreñi in pattuglia per le strade dell'IraqLa missione. I quasi trecento militari del piccolo paese centroamericano arriveranno domenica in Iraq e andranno a stanziarsi nella provincia di Al Kut, considerata fra le più tranquille del Paese. Saranno impegnati, secondo quanto espresso dal comando militare, nella costruzione di scuole, ospedali attrezzati, purificatori d'acqua e strade. Dal 2003, anno in cui il primo contingente salvadoreño mise piede in Iraq, sono stati sviluppati duecentocinquantasei progetti dei quali hanno beneficiato milioni di cittadini iracheni. Sempre dal 2003 a oggi, le Forze Armate salvadoreñe hanno mandato in Iraq circa 3.500 soldati. Il primo gruppo era formato da trecentosessanta militari. Ma la convinzione generale è che davvero quella salvadoreña sia una missione di pace. “Noi non siamo combattenti. Siamo un contingente capace nella ricostruzione” dice il sergente Pedro Ramos, da oltre vent'anni nell'esercito e fervente evangelico, che aggiunge: “Questo non significa che non siamo preparati a ogni evenienza”.
 
Uomini dell'esercito salvadoreño in IraqLe reazioni. In ogni caso il contributo dei soldati salvadoreñi è stato alto. Da quando la missione è presente in Iraq, infatti, sono stati cinque i militari che hanno perso la vita. “Chiedo a Dio giorno e notte che faccia tornare a casa tutti i nostri soldati così come sono partiti” racconta Petrona Guillen, un'anziana donna che ha un figlio nel decimo battaglione in partenza per l'Iraq. “Chiedo a Dio la forza di andare avanti. E lo faccio per me e per i soldati” conclude la donna. “Ho molta fiducia in Dio. Spero che mio marito possa tornare così come parte. Sono felice, però, perché va in Iraq per una missione umanitaria” racconta una donna che abbraccia stretto il marito militare, come per non farlo partire. “La cosa più triste è lasciare la famiglia” racconta Josè Guillen, capo del sesto distaccamento militare. “Sono convinto che faremo un buon lavoro, dato che andremo in Iraq per mettere insieme opere di ricostruzione e aiuto alla popolazione di quel Paese”.

Alessandro Grandi

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