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“ Il Governo Bush? Un'amministrazione giurassica”, è una delle
affermazioni che sono rimbalzate tra i relatori della seconda e ultima
giornata del meeting di San Rossore (Pisa), “A new global vision”,
organizzato dalla Regione Toscana e dedicata al dramma dei cambiamenti
climatici.
A pronunciarla Simon Retallack, condirettore del Climate Initiatives
Fund e consulente dell’Institute for Public Policy Research. “I Paesi
industrializzati hanno la totale responsabilità, sia storica che
attuale, dell’immissione di gas serra nell’atmosfera – ha continuato
durante la tavola rotonda sul “Il principio della responsabilità. Chi e
come è responsabile del cambiamento climatico”, la prima in programma –
ma, invece che prendere atto dell’urgenza di provvedimenti di riduzione
delle emissioni , continuano ad aumentarle.
I G8 ne producono il 44,5 per cento. Gli Stati Uniti da soli il 25, una
percentuale che supera quella attribuibile all’insieme dei grandi paesi
in via di sviluppo, pari al 19. Negli ultimi cinque anni negli Stati
Uniti si è verificata una crescita dell’8 per cento, in Giappone e in
Francia del 4, in Italia più del 4 e il governo Berlusconi ha perfino
proposto una deroga che consenta alle industrie italiane di arrivare
perfino ad aumentarle fino all’11 per cento”. Che fare? Dopo aver
ricordato che alcuni cambiamenti climatici sono da considerare
irreversibili, Retallack ha evidenziato una doppia necessità
d’intervento. “Dobbiamo agire presto per ridurre drasticamente il
livello di anidride carbonica, ma al tempo stesso aiutare i paesi,
generalmente poveri, che sono vittime dei mutamenti del clima. Come non
ricordare il disastro in Honduras provocato dall’uragano Mitch nel
1998? In poche ore tra quarti del Pil del Paese furono distrutti, la
produzione agricola dimezzata e l’economia di una nazione messa in
ginocchio. E questo è solo uno dei troppi disastri passati e futuri. E’
la nostra vita di ogni giorno che incide sul clima. Oggi sono i governi
locali che si stanno muovendo in iniziative autonome, senza aspettare
le lente e macchinose decisioni centrali. E’ dovere di tutti
intervenire: dei partiti politici, dei piccoli azionisti, dei gruppi
civili, dei gruppi religiosi, della nostra generazione. Siamo noi i
principali responsabili e abbiamo il dovere di pensare alla
sopravvivenza del nostro futuro”. Stesso monito è arrivato dal summit
su “Politiche per una gestione sensata”. In particolare, Alexander
Likhotal, ex portavoce e consigliere personale di Gorbaciov e
presidente della Green Cross International, una ong ambientalista
riconosciuta al più alto grado dell’Onu ha precisato: “Cominciamo dal
piccolo. Cominciamo dal quotidiano. Ridurre le emissioni già partendo
dal telecomando di casa. Se tutte le lampadine di tutti i telecomandi
del mondo fossero riunite in un’unica città produrrebbero un’emissione
pari a quella di una centrale nucleare. Quindi cominciamo con lo
spegnerlo. Il mondo industrializzato deve agire, consapevole delle
proprie azioni”.
Ed è un concetto che in stili e modi diversi è stato sottolineato da
ogni relatore presente. “ Sul fatto che il clima sta cambiando
drammaticamente, non ci piove - ha esordito ironicamente Giovanni
Sartori, professore, politologo, autore de “La terra che scoppia.
Sovrappopolazione e sviluppo” -. Ma ci sono due modi per affrontare il
problema, due posizioni emerse anche qui a San Rossore: quella dei
'tranquillisti' e quella dei 'catastrofisti'. Ritengo nocivi i primi e
utili i secondi. Penso che siamo in grave pericolo ecologico e
ambientale e che perciò la tattica per uscirne vivi sia quella di
lanciare l'allarme. Quelle dei catastrofisti, che sono tali a fin di
bene, mi sembrano profezie vere che si autodistruggono, cioè profezie
da cui ci dobbiamo salvare da soli, credendoci e battendoci per
falsificarle. Sulle responsabilità non ci sono dubbi - ha affermato -
Tra i responsabili c'è Bush, un vero 'criminale dell'inquinamento', c'è
l'intero occidente industrializzato, ma così continuando nel futuro lo
saranno anche i paesi ancora in via di sviluppo. Però n on chiediamoci
più di chi sia la colpa. Guardiamo in faccia la catastrofe ambientale e
pensiamo alle vie possibili per evitarla – ha stangato - La prima
strada è ridurre la tecnologia e quindi abbracciare le energie
rinnovabili, la seconda, e non in ordine di importanza, è limitare la
crescita demografica. Quando sono nato sulla terra eravamo in 2
miliardi, oggi superiamo i sei miliardi. Una cosa folle. Nessun
miglioramento tecnologico riuscirà a recuperare gli incalcolabili danni
che questa situazione produce. Tutti i rimedi sono sacrosanti ma sono
gocce nel mare e quel poco che possiamo riuscire a guadagnare è
rapidamente mangiato dalle bocche in continua crescita, 70 milioni di
persone in più ogni anno. Se non si ferma questo dissennato incremento
demografico saremo perdenti. I paesi che ci hanno provato, come l'Iran
o la Cina, ci sono riusciti. In Africa questo non accade e in Africa ci
sono solo le missioni e l'Onu. E' questo Papa che si è impuntato
assumendosi la responsabilità di ostacolare il controllo delle nascite
e predicando l'astinenza in un continente in cui l'Aids è ormai
epidemico. Questa posizione non ha influenza dunque solo in Italia, ma
anche negli Stati Uniti, in Africa, e paralizza le Nazioni Unite. Ne so
abbastanza per affermare che la dottrina della Chiesa non c'entra. Per
tre anni, prima dell'uscita dell'enciclica 'Humanae Vitae' scritta da
Papa Paolo VI nel 1968, una commissione di esperti ha approfondito il
problema concludendo che in nessun luogo della dottrina e della
tradizione della Chiesa la contraccezione è data come peccato. Speriamo
- ha concluso il professor Sartori - che il prossimo Papa si ricreda".
Un invito a guardare il sud del mondo anche per prendere coscienza di
quanto i paesi sviluppati siano colpevoli dello stato attuale del clima
è arrivato diretto da Klaus Topfe: “L’Africa ha il 14 per cento degli
abitanti mondiali e produce il 3,2 per cento di anidride carbonica. Che
dire di più ? Fino a quando un solo europeo e un solo americano
continueranno a consumare come cinquanta indiani la Terra non andrà
lontano. Lo sviluppo sostenibile deve partire dalla dimensione
sociale”. Un altro dato lampante: entro il 2020 la Cina quadruplicherà
il prodotto interno lordo (Pil). Secondo gli studiosi incaricati dal
governo cinese, se il colosso asiatico si sviluppasse sugli stessi
modelli dell’opulento occidente, non ci sarebbe più speranza per il
pianeta: l’impatto ambientale sarebbe insopportabile.
La conclusione di Aubrey Meyer, direttore del Global Commons Institute,
istituto indipendente con sede in Gran Bretagna, fondato con lo scopo
di porre all’attenzione della pubblica opinione appunto i rischi legati
al surriscaldamento del globo, è lapidaria: “Stiamo portando la terra
alla catastrofe a una velocità quattro volte maggiore rispetto a come
ci muoviamo per evitarlo. Quindi non stiamo perdendo giorni preziosi,
bensì minuti”.
E il meeting di San Rossore ha quindi lasciato spazio all’ultimo degli
appuntamenti, quello che lo stesso presidente della Regione Toscana,
organizzatore dell’evento, nell’esprimere soddisfazione per il successo
del meeting, ha definito “il più filosofico”: La riconciliazione tra
uomo e natura.
“San Rossore ha riunito i più grandi esperti mondiale delle scienze –
ha commentato – che hanno affrontato a tuttotondo il problema Clima.
Non solo. Qui, questa mattina, è nato un gruppo che si impegnerà ad
agire concretamente per iniziare a risolvere questo grande problema
globale da subito. In questa tenuta pisana si sono messi insieme cinque
regioni europee con la supervisione dell’UE e la supervisione del
Climate Group. Insieme lavoreremo per la nostra Terra”.