L'11 febbraio prossimo potrebbe essere la volta buona per eleggere il Presidente
della Repubblica in Libano, ma il rischio che anche il tredicesimo tentativo vada
a vuoto è alto. Manca ancora un accordo e Amr Moussa, segretario della Lega Araba,
ha annunciato una nuova visita a Beirut per tentare di sbloccare la situazione.
Esercito alla sbarra. La tensione resta alta però, in particolare dopo l'arresto di undici militari,
tre dei quali ufficiali, per la 'domenica nera' della settimana scorsa, quando
nove militanti di Hezbollah sono stati uccisi in scontri con l'esercito. Allo
stesso tempo si sono registrati, negli ultimi giorni, episodi di violenza nei
confronti dei militari, sintomo di una tensione crescente.
''Colpire le forze armate significa colpire la sicurezza e la stabilità del Libano'',
si leggeva in un comunicato diffuso prima dell'arresto dei soldati coinvolti nell'inchiesta
sugli scontri del 27 gennaio, ma la rabbia di Hezbollah, dopo il bagno di sangue,
è rivolta proprio all'esercito e al suo comandante, il generale Michel Suleiman.
Dopo un faticoso cammino che, dalla fine di novembre a oggi, ha lasciato il 'paese
dei cedri' senza un presidente, era stato trovato l'accordo tra maggioranza e
opposizione rispetto alla figura di Suleiman. L'inchiesta, però, e il rancore
di Hezbollah rendono la nomina di Suleiman l'11 febbraio prossimo molto più difficile.
Accordi e disaccordi. ''Ciò che sta accadendo con l'esercito in Libano è un tentativo di paralizzare
le forze armate in modo da riportare i militari siriani nel paese dopo aver boicottato
l'elezione di Suleiman come presidente. Questo è il piano di Hezbollah'', ha tuonato
oggi Samir Geagea, leader cristiano maronita delle Forze libanesi. ''Hanno capito
bene che non possono conquistare pacificamente il potere con mezzi democratici
e questo è il motivo per cui hanno optato per la forza - ha aggiunto Geagea -
La storia dimostra che nessuno ha avuto successo dominando con la forza. Ogni
cambiamento in Libano deve avvenire con mezzi democratici e non con la forza''.
Una dichiarazione, rilasciata durante una conferenza stampa, che rende l'idea
di quanto sia arroventato il clima politico in Libano.
L'11 febbraio si avvicina e l'accordo si allontana, insomma, mentre dagli Stati
Uniti arriva la notizia della nascita di un movimento politico sciita contrario
a Hezbollah, guidato da Ahmed al-Assad, figlio di Kamal al-Assad, politico di
lungo corso. In una serie di conferenze in alcune delle principali città Usa,
al-Assad ha dichiarato di ''puntare a unire tutte le forze sciite moderate e liberali
che non si sentono rappresentate da Hezbollah, controllato dall'Iran''. Il quadro
si complica sempre di più.