Un panzerotto alle verdure fritte cinese ha provocato il panico tra i consumatori giapponesi dopo 10 casi di avvelenamento da pesticidi
Involtini fritti Un panzerotto alle verdure fritte sta causando una sindrome cinese tra i giapponesi.
O almeno di panico da cibo cinese, visto che quasi un migliaio di loro ha denunciato
malori dopo aver ingerito involtini importati dalla Cina, che si suppone siano
stati avvelenati. La psicosi collettiva si è scatenata nel fine settimana, con
circa 900 nuovi casi – da accertare se reali o frutto di suggestione – dopo che
dieci persone erano state ricoverate in condizioni gravi al nosocomio di Hyogo.
Tra questi è gravissimo un bambino di cinque anni. Il ministro della sanità di
Tokio è dovuto comparire in pubblico a relazionare sulla vicenda, dopo che il
suo ministero aveva ordinato il sequestro di circa venti milioni di confezioni
dei - si presume avvelenati - panzerotti '
Tianyang' surgelati.
Gyoza avvelenata Gli involtini, chiamati
Gyoza dai giapponesi, potrebbero essere stati avvelenati
su suolo nipponico, secondo gli ispettori del ministero della sanità, che hanno
trovato del pesticida attorno sei confezioni della Tianyang Food company nella
città di Hyogo. La merce era stata sequestrata assieme ad altri milioni di prodotti
della marca cinese, importata in giappone dalla 'Lt food'. I funzionari del ministero
di Igiene di Hyogo che esaminavano le partite sospette hanno in questi giorni
trovato delle confezioni rimandate al mittente dalla catena di grande distribuzione
Sojitz, perché 'appiccicose'. Dopo un esame chimico, è risultato che sull'esterno
dei pacchetti di calzoncini ripieni di carne trita e verdure fritte, si trovasse
un potente pesticida, un fosfato chiamato Metamidoforo. Su alcune confezioni erano
stati anche praticati un paio di forellini. Anche una delle confezioni sequestrata
in casa di una delle famiglie avvelenate presentava un piccolo foro in cima al
pacchetto. La scoperta è arrivata oltretutto un solo giorno dopo che da Pechino
una nota ufficiale del ministero per l'export aveva scagionato la Tianyang food
company da ogni possibile sofisticazione alimentare.
Psicosi collettiva Il problema sociale su larga scala nasce da svariate polemiche suscitate sui
media nei mesi scorsi dai mancati controlli sul cibo importato dalla Cina. Finchè
le due autorità responsabili per l'igiene alimentare non hanno disposto una indagine
comune, e da Tokio è arrivata l'autorizzazione agli ispettori cinesi a sbarcare
sull'isola per controlli sulla merce sequestrata. Le contromisure prese dalle
autorità non hanno impedito che in pochi giorni gli scaffali dei supermercati
a Kioto come a Osaka e in altre metropoli nipponiche, dove venivano esposti cibi
cinesi, venissero ignorate da clienti in preda alla psicosi cinese. La Coop Consumers
Cooperative Union, presente con supermercati in tutto il territorio nazionale,
ha rimandato già al mittente 17 milioni di prodotti distribuiti dalla Jt Foods
tra marzo 2008 e gennaio 2008, mentre l'amministratore della Jt Foods, Yoshifumi,
ha detto che la sua compagnia ha avviato il ritiro dagli scaffali di oltre 20,
forse 28 milioni di confezioni di cibo inscatolato in Cina. Intanto, delle 900
persone che hanno chiesto il ricovero per un presunto avvelenamento da panzerotto
cinese, otto sono già state sottoposte a ogni esame utile, e non hanno presentato
nessuna intossicazione dal pesticida incriminato. Troppo tardi: in quesi tutti
i ristoranti di Tokio dal menu è scomparsa traccia di ogni manicaretto che possa
richiamare la tradizione culinaria cinese.
G. l. U.