Lo scontro tra l'esercito algerino e al-Qaeda si estende anche al sud, sconfinando pure nei paesi limitrofi
Una mattina come tante a Nouakchott,
capitale della Mauritania, città africana con tanti problemi,
ma con scarsità di quelle breaking news che
terrorizzano altre zone del mondo. Un attacco terroristico, da queste
parti, è una rarità. Ma Nouakchott, nella notte tra il
31 gennaio e il 1 febbraio, è stata colta di sorpresa da un
assalto all'ambasciata israeliana.
Attacco non previsto. Un
commando di sei uomini ha assaltato con armi automatiche la sede
diplomatica israeliana di uno dei tre paesi arabi, con Egitto e
Giordania, con i quali lo stato ebraico ha normali relazioni
diplomatiche. La sicurezza ha risposto subito al fuoco, impedendo
agli assalitori di entrare, e tre persone sono rimaste ferite.
Un episodio del tutto nuovo, che si
aggiunge alla decisione di bloccare la Parigi – Dakar, mitica corsa
che avrebbe attraversato paesi non ritenuti più sicuri. Un
legame con il terrorismo che, nel caso della Mauritania, non era mai
emerso come quest'ultimo periodo. Ma il fenomeno non è
indigeno, almeno stando alla rivendicazione giunta poche ore dopo
l'assalto alla televisione satellitare al-Jazeera.
''Siamo stati noi e non è che
l'inizio di una serie di operazioni in Mauritania, paese dove abbiamo
già colpito tre volte, contro gli interessi dei crociati e
degli ebrei'', ha dichiarato l'emiro Abdelmalek Droukal, ritenuto il
capo dell'organizzazione al-Qaeda nel Maghreb islamico, gruppo nato
dall'evoluzione (e pare anche da una scissione interna) del Gruppo
Salafita per la Predicazione e il Combattimento, unica formazione
armata integralista algerina a non aver deposto le armi.
Sarebbe in atto dunque uno
sconfinamento a sud delle azioni dei guerriglieri salafiti, che
secondo le autorità algerine si nascondono nella regione
montuosa della Cabilia, a pochi chilometri da Algeri.
Frontiera sud. Il confine
meridionale dell'Algeria è da tempo teatro di scontri e
tensioni, sia sul versante del Mali che su quello della Mauritania.
Ma operazioni 'oltre confine' non erano mai avvenute.
Un salto di qualità dunque,
confermato da un'operazione dei corpi speciali algerini nel sud del
paese che, come ha fatto sapere il ministro della Difesa di Algeri,
hanno circondato un gruppo armato di venti uomini. I guerriglieri,
assediati nella cittadina di Ourgla, si sono difesi riuscendo a
scappare ma lasciando sul terreno cinque uomini. Un sesto uomo
sarebbe stato arrestato dai militari di Algeri, che nell'operazione
hanno potuto contare anche sul supporto di elicotteri da
combattimento.
Secondo il quotidiano algerino
el-Khobar, la cellula sarebbe quella guidata da Mokhtar
Belmokhtar, responsabile del rapimento di 32 turisti occidentali, nel
febbraio 2003, che visitavano il deserto del Sahara, e dell'attacco a
un aereo militare algerino nell'ottobre 2007 nell'aeroporto dell'oasi
di Djanet. Secondo le fonti del quotidiano, lo stesso emiro avrebbe
perso la vita nel rastrellamento dell'esercito.
La tensione al confine meridionale
dell'Algeria è alta: secondo il governo, i fondamentalisti
utilizzano le porose frontiere con il Mali, il Niger e la Mauritania
come comode retrovie, in una zona desertica, diventando invisibili.
Non a caso in quella regione circola di tutto: armi, droga, sigarette
e traffico di esseri umani, ma è anche la regione dove ci sono
i principali giacimenti petroliferi algerini.
Un vertice distratto. La
gestione di queste frontiere era uno dei temi caldi del vertice
dell'Unione africana, tenutosi ad Addis Abeba dal 29 gennaio al 2
febbraio scorso, proprio in occasione dell'attentato a Nouakchott e
dell'operazione dell'esercito algerino. La cronaca, con le crisi in
Kenya e in Ciad, ha fatto scivolare in secondo piano questo tema, che
però resta centrale. Anche per gli Stati Uniti, i quali da
tempo si offrono di collaborare con gli stati della fascia del Sahel,
dall'Oceano Atlantico all'Oceano Indiano, tra il deserto del Sahara e
l'Africa nera. Il cosiddetto
Plan Sahel,
che secondo alcuni porterà alla costruzione di basi militari
Usa nella regione. Anche nei giorni scorsi il Dipartimento di Stato
Usa ha negato questa eventualità, ribadendo solo la
collaborazione ai governi locali nella lotta al terrorismo. Compito
affidato, dal febbraio dello scorso anno e su iniziativa del
presidente Usa George W. Bush, all'
Africom, una sorta
di coordinamento con sede in Europa che si occuperà di
sostegno e sviluppo dei governi locali. Compreso l'addestramento dei
reparti scelti per la lotta la terrorismo in una zona che, per le
immense risorse petrolifere (soprattutto quelle che si ritiene non
siano ancora state sfruttate nel Golfo di Guinea), diventa ogni
giorno più strategica.