05/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo scontro tra l'esercito algerino e al-Qaeda si estende anche al sud, sconfinando pure nei paesi limitrofi
Una mattina come tante a Nouakchott, capitale della Mauritania, città africana con tanti problemi, ma con scarsità di quelle breaking news che terrorizzano altre zone del mondo. Un attacco terroristico, da queste parti, è una rarità. Ma Nouakchott, nella notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio, è stata colta di sorpresa da un assalto all'ambasciata israeliana.

un militare mauritano davanti all'ambasciata d'israeleAttacco non previsto. Un commando di sei uomini ha assaltato con armi automatiche la sede diplomatica israeliana di uno dei tre paesi arabi, con Egitto e Giordania, con i quali lo stato ebraico ha normali relazioni diplomatiche. La sicurezza ha risposto subito al fuoco, impedendo agli assalitori di entrare, e tre persone sono rimaste ferite.
Un episodio del tutto nuovo, che si aggiunge alla decisione di bloccare la Parigi – Dakar, mitica corsa che avrebbe attraversato paesi non ritenuti più sicuri. Un legame con il terrorismo che, nel caso della Mauritania, non era mai emerso come quest'ultimo periodo. Ma il fenomeno non è indigeno, almeno stando alla rivendicazione giunta poche ore dopo l'assalto alla televisione satellitare al-Jazeera.
''Siamo stati noi e non è che l'inizio di una serie di operazioni in Mauritania, paese dove abbiamo già colpito tre volte, contro gli interessi dei crociati e degli ebrei'', ha dichiarato l'emiro Abdelmalek Droukal, ritenuto il capo dell'organizzazione al-Qaeda nel Maghreb islamico, gruppo nato dall'evoluzione (e pare anche da una scissione interna) del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, unica formazione armata integralista algerina a non aver deposto le armi.
Sarebbe in atto dunque uno sconfinamento a sud delle azioni dei guerriglieri salafiti, che secondo le autorità algerine si nascondono nella regione montuosa della Cabilia, a pochi chilometri da Algeri.

il sahelFrontiera sud. Il confine meridionale dell'Algeria è da tempo teatro di scontri e tensioni, sia sul versante del Mali che su quello della Mauritania. Ma operazioni 'oltre confine' non erano mai avvenute.
Un salto di qualità dunque, confermato da un'operazione dei corpi speciali algerini nel sud del paese che, come ha fatto sapere il ministro della Difesa di Algeri, hanno circondato un gruppo armato di venti uomini. I guerriglieri, assediati nella cittadina di Ourgla, si sono difesi riuscendo a scappare ma lasciando sul terreno cinque uomini. Un sesto uomo sarebbe stato arrestato dai militari di Algeri, che nell'operazione hanno potuto contare anche sul supporto di elicotteri da combattimento.
Secondo il quotidiano algerino el-Khobar, la cellula sarebbe quella guidata da Mokhtar Belmokhtar, responsabile del rapimento di 32 turisti occidentali, nel febbraio 2003, che visitavano il deserto del Sahara, e dell'attacco a un aereo militare algerino nell'ottobre 2007 nell'aeroporto dell'oasi di Djanet. Secondo le fonti del quotidiano, lo stesso emiro avrebbe perso la vita nel rastrellamento dell'esercito.
La tensione al confine meridionale dell'Algeria è alta: secondo il governo, i fondamentalisti utilizzano le porose frontiere con il Mali, il Niger e la Mauritania come comode retrovie, in una zona desertica, diventando invisibili. Non a caso in quella regione circola di tutto: armi, droga, sigarette e traffico di esseri umani, ma è anche la regione dove ci sono i principali giacimenti petroliferi algerini.

un ufficiale statunitense in visita a truppe africaneUn vertice distratto. La gestione di queste frontiere era uno dei temi caldi del vertice dell'Unione africana, tenutosi ad Addis Abeba dal 29 gennaio al 2 febbraio scorso, proprio in occasione dell'attentato a Nouakchott e dell'operazione dell'esercito algerino. La cronaca, con le crisi in Kenya e in Ciad, ha fatto scivolare in secondo piano questo tema, che però resta centrale. Anche per gli Stati Uniti, i quali da tempo si offrono di collaborare con gli stati della fascia del Sahel, dall'Oceano Atlantico all'Oceano Indiano, tra il deserto del Sahara e l'Africa nera. Il cosiddetto Plan Sahel, che secondo alcuni porterà alla costruzione di basi militari Usa nella regione. Anche nei giorni scorsi il Dipartimento di Stato Usa ha negato questa eventualità, ribadendo solo la collaborazione ai governi locali nella lotta al terrorismo. Compito affidato, dal febbraio dello scorso anno e su iniziativa del presidente Usa George W. Bush, all'Africom, una sorta di coordinamento con sede in Europa che si occuperà di sostegno e sviluppo dei governi locali. Compreso l'addestramento dei reparti scelti per la lotta la terrorismo in una zona che, per le immense risorse petrolifere (soprattutto quelle che si ritiene non siano ancora state sfruttate nel Golfo di Guinea), diventa ogni giorno più strategica.

Christian Elia

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